Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti
Home / Cronaca / Caso Angelo, il giudice motiva la sentenza: “Pulsioni efferate e riprovevoli”

Caso Angelo, il giudice motiva la sentenza: “Pulsioni efferate e riprovevoli”

Il presidente della sezione penale del Tribunale di Paola (CS) Alfredo Cosenza motiva la sentenza che ha portato alla condanna degli aguzzini del cane Angelo, a Sangineto. Vale la pena ricordarne sempre i nomi: Giuseppe Liparoto, Nicholas Fusaro, Francesco Bonanata, Luca Bonanata.

La documentazione è stata depositata negli scorsi giorni e spiega per quale ragione i quattro giovani, che avevano scelto il rito abbreviato, siano stati condannati alla pena (comunque risibile per l’atto compiuto) di 16 mesi di reclusione (naturalmente con sospensione condizionale dopo sei mesi di lavoro in un canile, da svolgere entro un anno dal passato in giudicato della sentenza).

“La condotta degli imputati appare certamente assistita dalla consapevolezza e dalla volontà di provocare il danno, fino all’esito letale, effettivamente cagionato al cane randagio, oltre che dalle riprovevoli ed efferate pulsioni qualificate come crudeltà, nel senso richiesto dalla norma nella specie contestata”.

“Nelle modalità dell’azione lesiva oggetto del presente processo non può omettere di rilevarsi come emerga un certo compiacimento degli attori della vicenda, nel catturare un randagio, invero senza particolari accortezze, trattandosi di animale particolarmente docile e fiducioso negli esseri umani e decidere quasi di giustiziarlo in maniera esemplare prima appendendolo per il collo e poi finendolo con ripetuti colpi di spranga tra commenti divertiti e facezie”.

“Non pare inoltre nemmeno trascurabile la circostanza, davvero sorprendente, che gli autori del fatto in questione decidano di riprendere la loro bravata e poi di diffonderla in rete su Facebook. Decisione che manifesta, ancor di più, insensibilità e disprezzo per la vita del cane ostaggio della violenta condotta posta in essere, assimilato a mille altri istanti della vita quotidiana pubblicizzato sui social network nell’illusione di poterli immortalare”.

Il giudice non ha concesso le attenuanti generiche ai quattro aguzzini pericolosi socialmente perché queste dovrebbero presupporre “una valutazione positiva della personalità dell’imputato, espressa nelle modalità comportamentali del reato e dal ruolo rivestito in concreto nella commissione dello stesso”.

La sospensione della pena per un reato preoccupante, allarmante e incredibilmente cruento è stata invece motivata con “la giovane età degli imputati”, dalla loro provenienza da “famiglie di modestissima estrazione” e dal “comportamento processuale e quello successivo alla commissione del fatto tenuto dagli imputati”, ovverosia alla loro collaborazione alle indagini; all’inizio, da parte di due di loro (Fusaro e Liparoto) di un percorso psicoterapeutico di riabilitazione e alle “dichiarazioni pubbliche e spontanee di pentimento” (sic) rilasciate dagli altri due aguzzini.

La sentenza del processo può essere letta cliccando qui.

Nella foto: Angelo (archivio blog).

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

Un commento

  1. ESSERI RIPUGNANTI CHE SPERO CAPISCANO CIO’ CHE HANNO FATTO..LA CATTIVERIA…

I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Più info | Ok, Accetto!
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com