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NOmattatoio contro il macello di Ferentino: ecco il resoconto della doppia protesta

“Come annunciato tramite evento Facebook, ieri NOmattatoio ha portato avanti una doppia protesta per chiedere la chiusura del macello investigato dal team Free John Doe che grazie alle telecamere nascoste posizionate all’interno della struttura per un periodo di cinque mesi ha potuto documentare la terribile realtà di quello che avveniva al suo interno: violenze e violazioni inaudite, illeciti gravissimi e persino la presenza di un minore che bastonava gli animali.

Il video dell’investigazione, ricordiamolo, è stato mandato in onda su Rai2 nell’ultima puntata del programma Animali come noi condotto da Giulia Innocenzi – un evento storico per la televisione italiana che per la prima volta ha mostrato immagini senza censura per venti minuti consecutivi -; la giornalista ieri è stata con noi e ha condotto la diretta dell’intero presidio per Giornalettismo (i video li potete trovare sulla pagina Facebook di Giornalettismo). Con noi anche l’Onorevole Mirko Busto che ha richiesto e ottenuto un colloquio con i responsabili della Asl di Frosinone per capire come mai il mattatoio in questione, dopo una sola settimana di chiusura, sia rientrato in funzione e per chiederne quindi la chiusura immediata.

La manifestazione si è svolta in due tempi: siamo quindi prima andati davanti alla Asl, dove, per circa due ore, abbiamo esternato i motivi della protesta portando avanti un discorso molto ampio sul tema dello sfruttamento animale. Crediamo che sia nostro dovere denunciare ogni illecito, di pari passo con un’opera di sensibilizzazione per denunciare lo sfruttamento animale in ogni suo aspetto, a prescindere comunque dalle normative in tema di macellazione.

Casi come quello di Ferentino mettono in luce proprio quanto sia difficile regolamentare la violenza e questo perché ogni allevamento e mattatoio, alla fine, sono contenitori di violenza. Ieri lo abbiamo ripetuto più volte: le violenze aggiuntive sugli animali non costituiscono un’eccezione, ma sono pressoché la norma.

Da oltre due anni NOmattatoio porta avanti una campagna di sensibilizzazione contro lo sfruttamento animale che consiste in presidi mensili davanti ai mattatoi, ma purtroppo la maggior parte delle persone ancora considera normale mangiare gli animali così come l’esistenza di questi luoghi infernali che sono gli allevamenti e gli impianti di macellazione.

Portare alla luce le violenze connaturate in simili strutture di prigionia, dove il dominio sui corpi di individui senzienti è pressoché totale, è fondamentale quindi per smuovere l’opinione pubblica che ancora crede alla favola di una macellazione compassionevole e di un allevamento etico.

A livello legale però, purtroppo, possiamo intervenire a chiedere la chiusura di un preciso mattatoio solo laddove sono avvenuti illeciti evidenti e documentati – essendo appunto ancora legale macellare animali – che è quello che stiamo facendo per il mattatoio di Ferentino.

Anche Green Hill è stato chiuso sulla base dei maltrattamenti animali riconosciuti dal P.M., ma questo non significa che gli attivisti promotori della campagna per ottenerne la chiusura non abbiano portato avanti, contestualmente, una protesta di sensibilizzazione più ampia per chiedere la fine della vivisezione in generale.

Lo stesso stiamo facendo noi di NOmattatoio: chiediamo la chiusura di un singolo macello perché esistono i presupposti per farlo, ma al tempo stesso proseguiamo con la nostra campagna di sensibilizzazione per la liberazione animale in ogni sua forma.

[PER RIVEDERE LA PUNTATA DI ANIMALI COME NOI, CLICCARE QUI]

E veniamo al punto di quanto accaduto ieri nello specifico: la risposta che ci hanno dato i responsabili della Asl non è stata per nulla soddisfacente e, anzi, ha messo a nudo la totale inefficienza dei controlli sulle norme della macellazione.

Gravissimo quanto dichiarato da uno dei dirigenti, ossia che in quella precisa struttura di macellazione, già prima e durante il tempo delle investigazioni (ripetiamo: avvenute durante un arco di cinque mesi) erano raddoppiati i controlli in quanto alle autorità competenti era giunto un sentore della problematicità di quel preciso impianto.
Ma come, nonostante i controlli raddoppiati sono avvenuti tutti quegli illeciti gravissimi? Mancanza di una camera di macellazione adeguata, cuccioli decapitati ancora vivi, stordimento fatto male e senza la contenzione dell’animale che dovrebbe consentire di centrare il punto preciso da colpire affinché lo stordimento sia efficace, cuccioli di pochissimi giorni presi a calci sul muso, pungolati ripetutamente col pungolo elettrico, strattonati per le orecchie e per la coda, ammassati e uccisi sul pavimento, mucche tenute legate all’esterno senza poter bere, né mangiare per cinque ore consecutive e persino la presenza di un minore.

Questo evidenzia due cose, e delle due l’una: o i controlli della Asl sono del tutto inefficienti, oppure prima di questi all’interno di quella struttura avvenivano cose ancora peggiori così che le violazioni documentate siano state ritenute “passabili”.

I responsabili della Asl hanno poi detto che al momento si sta svolgendo un’indagine interna (sic!). Interna a chi, a cosa? Non dovrebbe esserci più trasparenza riguardo fatti tanto gravi?

Infine il paradosso: la struttura è attualmente in funzione, sorvegliata dagli stessi controllori che hanno permesso gli illeciti e ad essa è ancora consentito di uccidere gli animali quando la totale violazione delle norme è avvenuta proprio riguardo la gestione dell’uccisione stessa.

Per questo motivo riteniamo la risposta della Asl assolutamente inaccettabile e proseguiremo con il nostro lavoro di denuncia pubblica e richiesta di chiusura del mattatoio. Ricordiamo che l’Onorevole Mirko Busto ha presentato anche un’interrogazione parlamentare e che la Lav ha sporto formale denuncia. Ci auguriamo che tutti insieme potremo ottenere il risultato agognato: la chiusura di questo mattatoio. Un risultato che certamente non soddisfa la richiesta più ampia della fine di ogni forma di sfruttamento animale, ma che sicuramente può servire per portare ancora di più alla luce il tipo di violenza che gli animali subiscono all’interno di questi luoghi, a prescindere dal rispetto delle norme. Soprattutto far leva sugli illeciti può riuscire ad aprire una breccia che starà poi a noi allargare fino ad arrivare a minare le fondamenta di un sistema che considera normale sfruttare animali.
Finito il colloquio, ci siamo recati sul posto, ossia di fronte al mattatoio investigato la cui identità è stata rivelata per la prima volta pubblicamente dall’Onorevole Mirko Busto.

La diretta su Giornalettismo, sempre condotta da Giulia Innocenzi, è proseguita e ha ripreso tutti i momenti della protesta.

La struttura – la SIMET di Ferentino, situata sulla via Casilina sud – sembrava apparentemente chiusa, o almeno erano chiusi i cancelli, ma all’interno era presente del personale. Che fosse in funzione si è capito anche nel momento in cui è arrivato un mezzo atto a trasportare le carcasse degli animali macellati.

Difficile descrivere le sensazioni sinistre che suscita quel luogo: odore di morte ovunque e non in senso metaforico. Un odore nauseabondo di putrefazione e di sangue che ha messo veramente a dura prova la resistenza emotiva di tutti i presenti.

Purtroppo un lavorante del mattatoio è sceso a provocarci e devo dire che siamo stati davvero bravi nel mantenere il controllo emotivo pur rispondendo, giustamente, con la giusta determinazione. D’altronde le violenze sui poveri bufalini e vitellini che si sono viste nel video dell’investigazioni erano talmente efferate che non si poteva non esprimere sconcerto e condanna esplicita di tali azioni.

Ci siamo posizionati sulla strada di scorrimento con i cartelli visibili ai passanti e non sono state poche le persone che ci hanno espresso solidarietà e sostegno.

Abbiamo parlato a lungo descrivendo la “normalità della violenza” di ogni mattatoio – o la banalità del male, se preferiamo -, la difficoltà di regolamentare la stessa. D’altronde, in un luogo deputato a uccidere gli animali – legittimato dal sistema e dalla maggioranza che ne considera normale l’esistenza – come si può arginare la violenza?
Ma proprio il fatto che sia praticamente impossibile arginare le violenze aggiuntive e al contempo la possibilità di denunciarle sul piano giuridico è un punto su cui dobbiamo, come detto sopra, assolutamente far leva.

Molti gli attivisti che ieri hanno partecipato alla protesta, considerando che si trattava di un giorno lavorativo e che ci si è dovuti recare fuori Roma. Persone venute da Bari, da Torino, dalla Toscana, dalle Marche, dall’Abruzzo e da paesi limitrofi, compresi i locali e che hanno manifestato con determinazione e competenza.

Non possiamo dirci soddisfatti perché non saremo mai soddisfatti finché resterà in piedi anche una sola struttura di detenzione e uccisione degli animali, ma certamente dobbiamo essere orgogliosi di far parte del movimento di giustizia più grande della storia e di seminare, giorno dopo giorno, per costruire una società basata sul rispetto del vivente. Ci si arriverà piano piano, cambiando la cultura, con piccoli passi e con la dovuta strategia.

Grazie a tutti, ancora. Noi ci abbiamo messo, come sempre, un impegno che viene dal cuore.”

Nota pubblicata su Facebook nella giornata di ieri dagli attivisti di NOmattatoio, qui riportata senza modifiche e che potete vedere in versione originale (assieme ad altre immagini dei presidi) cliccando qui.

Nella foto: un momento della protesta (fonte NOmattatoio su Facebook).

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2 Commenti

  1. Attendo che la gente si accorga quanto e’ vergognoso “usare” animali per cibo e altro. Siamo malati di assuefazione al male e per questo il mondo e’ pieno di criminalita’ .Gente che non ragiona piu’ La parte di popolazione rimasta lucida deve decidere e pilotare per costoro. , insegnando il rispetto animale . So che c’e’ un grande pericolo per tutti : la tecnologia piu’ evoluta al servizio di criminalita’ e mafia …!!!!!!!

  2. “una civiltà sana si riflette nel rispettare gli Animali”

    è da oltre 20 anni che mi batto x gli Animali……….non sono mai stato ascoltato, anzi vengo tutt’ora deriso….
    come è stato detto piano piano chi oggi ride…..forse un giorno piangerà…..

    il sasso che tu scagli ti ritorna indietro come il Bumerang!

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