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“Io, italiana, sono stata in India come volontaria di Animal Aid. Ecco la mia esperienza”

Una nostra utente ha voluto condividere con noi la sua splendida esperienza presso il santuario per animali di Animal Aid Unlimited, in India. Le abbiamo fatto qualche domanda per scoprire insieme a lei come funziona il rifugio, come opera l’associazione e quale apporto prezioso possono dare i volontari.

Ringraziamo di vero cuore Francesca per averci dedicato il suo tempo.

D: Cosa ti ha portato a decidere di prestare opera di volontariato per Animal Aid Unlimited India e come hai conosciuto l’associazione?
R: Penso che sia chiaro quanto io ami gli animali e ad agosto ho adottato un orso dalla luna presso l’Associazione Animals Asia. Fatto questo passo e avendo letto tanto, tantissimo di loro, volevo andare nel loro santuario in Vietnam ma la loro referente italiana, con la quale mi scrivo spesso, mi ha comunicato che non avrei potuto “sporcarmi” le mani ed aiutarli, poiché gli orsi che vengono salvati dalle fattorie della bile sono estremamente traumatizzati e hanno bisogno solo di pace e libertà di esprimersi. Inoltre essendo le loro sedi (in tutto il mondo) in Paesi che li ospitano, fanno fare i lavori manuali alla gente del posto che così riesce a guadagnare qualcosa. Detto questo, io avevo e ho la necessità di lavorare nel vero senso della parola, e lì non avrei potuto, quindi ho optato per Animal Aid Unlimited che seguivo già da tempo in internet. Mi sono messa in contatto con Erika (la fondatrice, insieme al marito Jim e alla figlia Claire) e mi sono fatta spiegare se potevo andare a dare una mano. Qui ho ricevuto risposte totalmenti differenti. Infatti tutti i volontari sono ben accetti e anzi, l’associazione ha bisogno di loro. Così ho aspettato che mi terminasse il contratto di lavoro il 31/12/16 e a gennaio sono andata a sentire cosa dovevo fare per andare in India a fare volontariato.
Niente di più semplice che qualche vaccinazione e biglietto aereo.

D: Come è organizzato il santuario?
R: Il santuario è organizzato benissimo. Nel senso che hanno 2-3 ambulanze che ogni giorno/notte escono e prelevano gli animali che sono in difficoltà. Li portano in associazione, vengono curati da veterinari hindi e non solo (anche qui ci sono sia lavoratori indiani che volontari da tutto il mondo) e poi se è il caso vengono rilasciati nel quartiere dove sono stati prelevati, altrimenti se non sono in grado di sopravvivere da soli, restano per tutta la loro vita in Animal Aid. Hanno circa 45 tra uomini e donne hindi che lavorano lì e una media di 10-15 volontari al giorno (quando più quando meno) che vanno a offrire il proprio aiuto. Nessun animale viene mai abbandonato a sé stesso: una volta trasportato nel santuario viene trattenuto per tutto il tempo necessario e sottoposto a tutte le cure di cui ha bisogno e solo successivamente, se possibile, rilasciato.

D: Come valuti la situazione dei randagi e in generale degli animali vaganti in India?
R: La situazione degli animali in India è tragica. Non che sia diverso tantissimo dalla nostra realtà, è che lì ci sono mucche, asini e cani che girano in città, in centro e in qualunque strada voi percorriate. Il problema principale è la modalità di guida di molti abitanti. Infatti la prima cosa che mi ha traumatizzato è stato il taxi che ho preso dall’aeroporto di Udaipur fino all'”albergo” che avevo prenotato. In pratica non ci sono regole, ognuno va dove gli pare, non ci sono stop, cartelli, precedenze, nulla di nulla. Corrono come dei pazzi, suonano con i clacson in continuazione e quello che gli capita davanti viene urtato senza nessuna preoccupazione. Per cui l’80% degli animali che sono ricoverati o che vivono stabilmente in associazione è perchè sono stati investiti da auto, tuk tuk, camion, autobus, scooter, eccetera. Inoltre, essendo l’India un Paese molto povero, per gli animali non esiste il discorso sterilizzazione se non per quelli che entrano in Animal Aid.

D: Quali sono le principali differenze che hai riscontrato tra la nostra gestione delle emergenze e la loro?
R: Per quanto riguarda le differenze, sinceramente non saprei dirvi. L’unica cosa che è molto chiara è che tutte le chiamate che arrivano in Animal Aid vengono gestite il prima possibile. Non esiste come da noi, che chiami quello, chiami quell’altro, chiami il mondo e nessuno ti calcola o tutti passano la “palla” a qualche altro ente che non risponderà mai: lì a tutte le segnalazioni viene data risposta.

D: Come è organizzata la giornata di un volontario al santuario?
R: La giornata nel santuario è qualcosa di semplicemente fantastico. Dal primo istante in cui entri in Animal Aid senti l’amore invaderti il corpo, l’anima e la mente. Si inizia alle 9 della mattina, scoprendo i giacigli dei cani che la notte dormono sotto a coperture piuttosto precarie con teli ai lati che, nel pomeriggio, vengono tirati giù per riparare le creature dalle intemperie. Si puliscono poi tutti i vari recinti dagli escrementi e si dà da mangiare agli animali. Poi si parte con le coccole a non finire, le medicazioni, i giri nei carrellini per fargli muovere gli arti buoni, i bagni. Alle 11 c’è il tea break, dove noi volontari assaporiamo il loro squisito té, gentilmente offerto, mentre i lavorati hindi pranzano con le loro pietanze, buonissime ma piccantissime. Poi alle 11.30 si va a dare il latte col biberon ai vitellini orfani di madre, si spazzolano gli asini e poi ancora giù di coccole a chiunque ne voglia. Alle 13 si va a pranzo. E’ possibile portarsi qualcosa o, in alternativa, servirsi a un piccolo chiosco dove si possono mangiare samosa, chapati, riso e verdure piccanti. Alle 14 si riprende con i lavori già detti sopra, dalle 15 circa si inizia a preparare la cena per tutti gli animali, alle 15.45 c’è un altro tea time e dopo questa pausa si dà il cibo agli animali. Dopo di che si ricoprono di nuovo i loro giacigli e alle 17 tutti fuori. Detto questo, all’interno del santuario è possibile muoversi liberamente, andare e tornare, pur restando nel range dei loro orari di gestione. Tutti gli animali mangiano rigorosamente vegetariano, quindi i loro papponi sono composti da soia, ceci, piselli, lenticchie, fagioli, latte e una volta ogni tanto delle uova.

D: Quali specie animali sono ospitate al santuario?
R: Il santuario ospita prevalentemente cani, poi ci sono molte mucche e tori, asini, vitellini, piccioni, due maiali/cinghiali di nome Gold e Silver, un cammello e una scimmietta cieca alla quale si è bruciato il viso rimanendo incastrata nei fili dell’alta tensione. Non è molto socievole, ma come darle torto? Gatti pochissimi, ne avrò visti massimo una decina.

D: Quali storie ti hanno colpito particolarmente, mentre facevi volontariato sul posto?
R: Non ci sono storie che ti colpiscono di più o di meno: qualunque creatura arriva lì, sai già che ha vissuto grosse sofferenze, per cui sono tutti uguali. Se i cani sono quasi tutti paralizzati per incidenti stradali, le mucche sono quasi tutte piene di plastica. La presenza di molta spazzatura gettata nei campi ai lati delle strade inevitabilmente fa sì che le mucche la ingeriscano. Tante volte mi è capitato di vederle con buste di carta o plastica in bocca che poi mandavano giù. Il gonfiore dei loro stomaci è infatti quasi sempre provocato dall’ingestione di plastica che, se non gestita, porta alla morte.

D: Ripeteresti la tua esperienza?
R: Ripeterò assolutamente l’esperienza! Non potrebbe essere diversamente! Una volta che entri nel santuario vorresti non uscirne più. Voglio tornare da loro, ma vorrei fare altre anche esperienze in altri Paesi, tipo il Messico. Ormai le mie vacanze saranno destinate ad aiutare i nostri amici animali in giro per il mondo. Spero di trovare lavoro il prima possibile in modo da poter avere il denaro per partire.

D: Cosa ti porti dietro da questa esperienza e cambierà il modo in cui vedi o tratti gli animali, d’ora in poi?
R: Non cambierà il modo di vedere e trattare gli animali perché sono sempre stata una grande amante di tutto ciò che non cammina a due zampe. Mi spiace solo di essere diventata vegetariana solo da un anno, anch’io mi sono macchiata di sangue nel mio passato e questo non me lo perdono. Però non è mai tardi per cambiare rotta e iniziare a fare sul serio. Da questa esperienza mi porto dietro l’amore, la stima, la fortuna che ho avuto nell’incontrare queste stupende persone, l’umiltà, il sapersi arrangiare con poco più di niente e il dare dare dare, dare, dare, dare, dare, aiuto e amore a chi non ha parola.

D: Come è possibile aiutare l’associazione?
R: L’associazione si aiuta principalmente con le donazioni e con il volontariato. Prima di partire avevo fatto delle donazioni anche a loro (ne faccio spesso, nel mio piccolo cerco di aiutare il più possibile) e, piano piano e acquisto dopo acquisto, sono riuscita a preparare uno zaino grosso pieno colmo di garze, bende, ghiaccio secco, guanti, forbicine, materiale vario che ai volontari di Animal Aid Unlimited è stato molto utile. Poi una volta lì ho acquistato quattro magliette con il loro logo. Tutti soldi che gli permettono di essere ciò che sono: una associazione fantastica.

Nelle foto: alcuni momenti del volontariato di Francesca (per gentile concessione di Francesca stessa, che detiene i diritti delle immagini).

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4 Commenti

  1. Massimo Iandiorio

    Certamente è una esperienza unica per chi la può fare,mi ha colpito il fatto che in India gli animali sono subito soccorsi ,non lo scandaloso e vile scarica barile degli impiegatucci italici che poi dicono in Italia c’è la corruzione a livelli abissali e io rispondo :Ma per forza!
    Facciamo tutti una donazione,basta poco ma che può essere molto per loro!

  2. Bellissima questa intervista! Speriamo che altre persone seguano l’esempio di Francesca!

  3. 🙂

  4. Grazie a voi, per me è un vero piacere.

    EVVIVA GLI ANIMALI

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