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I biologi avvisano: “Entro la fine del secolo, metà delle specie potrebbe estinguersi”

Una specie su cinque di tutte quelle che popolano la Terra è attualmente in fase di estinzione, e la percentuale si innalzerà a un disastroso 50% entro la fine del secolo a meno che l’essere umano non cambi radicalmente rotta. E’ questo il futuro nerissimo prospettato dal team di biologi, ecologi ed economi di fama mondiale recentemente riunitisi nel corso della Conferenza sulla Estinzione Biologica presso il Vaticano.

Secondo quanto riportato dal celebre quotidiano Guardian negli scorsi giorni, in pratica, metà delle specie sul pianeta potrebbe essere estinta entro i prossimi 80 anni.

Concorde anche la squadra che ha tenuto banco al Vaticano: “Il tessuto vivente del mondo sta letteralmente scivolandoci via tra le dita, e sembra non ce ne importi nulla”.

Creature preziose e minacciate come le tigri o i rinoceronti, talvolta, raggiungono le prime pagine dei quotidiani, ma pochissima attenzione viene dedicata a quella che è una vera e propria eradicazione di tantissime forme di vita. Piante e animali che preservano il mondo e che sono nostri compagni in un viaggio chiamato vita, che purificano l’acqua e l’aria, tengono in vita interi ecosistemi, rigenerano il suolo e riempiono la nostra esistenza di poesia e bellezza, ricollegandoci alla nostra dimensione più istintiva, naturale, animale – troppo spesso dimenticata.

“I Paesi sviluppati dell’Occidente stanno consumando le risorse del pianeta e distruggendone gli ecosistemi a un ritmo mai registrato prima”, dichiara il biologo Paul Ehlrich, in forze presso la Stanford University in California. “Vogliamo costruire autostrade sul Serengeti per raggiungere sempre più minerali rari per i nostri telefoni cellulari. Peschiamo tutto il pesce dal mare, distruggiamo le barriere coralline e riempiamo l’atmosfera di anidride carbonica. Abbiamo dato vita a una vera e propria estinzione di massa. La domanda è: come la fermiamo ora?”.

Gli fa eco uno degli organizzatori della conferenza, l’economista Sir Partha Dasgupta della Cambridge University: “Abbiamo bisogno di sviscerare nel dettaglio tutti i processi che ci hanno portato all’attuale situazione. Ecco perché, simbolicamente, il simposio si terrà presso l’Accademia Papale, e perché coinvolge scienziati specializzati in discipline naturali e sociali: mostra che l’antica ostilità tra scienza e chiesa è cessata”.

In realtà pare non essere proprio così, soprattutto se si pensa che il punto di vista del già citato dottor Ehlrich, che ritiene necessario un più ampio utilizzo del controllo delle nascite per mettere fine alla riproduzione incontrollata dell’essere umano, è malvisto da moltissimi cattolici conservatori.

Fermo sulle proprie posizioni è anche il biologo Ehlrich, che dichiara: “Se si dà valore alle persone, allora bisogna prendere atto che esiste un numero massimo di esseri umani compatibile col concetto di sostenibilità. Non si dovrebbe volere che 10 miliardi di persone vivano in modo insostenibile sulla Terra entro la fine del secolo… perché questo significherebbe il crollo della civiltà e la sopravvivenza di pochi”.

Secondo un altro biologo, il professore Peter Raven del Missouri Botanical Garden, la situazione attuale del pianeta è tragica a dire poco: “All’inizio del prossimo secolo, la prospettiva è quella di aver perso metà delle specie animali e vegetali. Eppure facciamo affidamento sulle altre creature viventi per sostenere noi stessi. E’ spaventoso. Le estinzioni che stiamo affrontando espongono la civiltà umana a una minaccia ancora più grande di quella rappresentata dal riscaldamento globale – per il semplice fatto che sono totalmente irreversibili”.

Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, la popolazione umana attuale, pari a 7.4 miliardi, si innalzerà sino agli 11.2 miliardi entro il 2100, soprattutto in Africa, dove il ritmo delle nascite è doppio rispetto a quello del resto del mondo.

“La popolazione dell’Africa, molto probabilmente, salirà da un miliardo circa fino a quattro miliardi”, spiega Dasgupta. “Riuscite a immaginare le tensioni che si verranno a creare, specialmente con l’arrivo del cambiamento climatico, che colpirà quel continente più di tutti gli altri? Cosa credete accadrà quando le regioni aride diventeranno sempre più vaste, e milioni di persone cercheranno di attraversare il Mediterraneo? E’ terribile”.

Il punto cruciale, secondo gli esperti, è che il concetto delle estinzioni biologiche andrebbe finalmente contestualizzato da un punto di vista sociale: “Ci darebbe la possibilità di provare a trovare delle soluzioni alle necessità che avremo nel prossimo futuro. Ma dobbiamo farlo in fretta”.

Aggiunge Ehrlich: “E’ chiaro che mantenere la sostenibilità della popolazione umana attuale – e sottolineo la parola sostenibilità – significherebbe avere a disposizione almeno un altro mezzo pianeta Terra capace di provvedere a noi con le sue risorse. In ogni caso, se tutti consumassero le risorse naturali al livello degli Stati Uniti – che poi è quello cui il mondo sembra aspirare – avremmo bisogno di altri quattro o cinque pianeti Terra”.

“Stiamo facendo a pezzi il sistema di supporto del nostro pianeta. Abbiamo però la capacità di fermarci. Il punto è però che la gravità di questo problema non sembra essere chiara alla maggior parte delle persone, ed è questa la prima cosa da correggere”.

Foto: quelli che saranno i risultati del riscaldamento globale (repertorio).

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Un commento

  1. Ma sicuramente! Non bisogna certo essere Nostradamus per profetizzare che andando avanti di questo passo ci estingueremo pure noi! La nostra povera, piccola Terra così sfruttata, inquinata, sovrappopolata e c’è ancora chi continua a dire che bisogna riprodursi, riprodursi, riprodursi……

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