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[INTERVISTA] La Collina dei Conigli: “Ecco come salviamo gli animali da laboratorio”

Abbiamo il piacere di ospitare oggi un’intervista esclusiva agli attivisti della ONLUS “La Collina dei Conigli”, associazione monzese da anni impegnata nell’ambizioso progetto di salvare e riabilitare gli animali utilizzati nei laboratori di sperimentazione scientifica (ma non solo).

Vi ricordiamo che, tra i tanti modi di aiutare l’associazione, vi è quello di acquistare lo splendido calendario realizzato per il 2015, che ritrae anti degli animali ancora in cerca di casa. Le fotografie, davvero emozionanti, sono state scattate dalla brava fotografa Rachele Totaro e il ricavato della vendita dei calendari sarà interamente devoluto per il sostentamento e le cure degli animali recuperati. È possibile richiedere il calendario inviando un’email agli indirizzi promozioni@lacollinadeiconigli.net oppure lacollinadeiconiglionlus@gmail.com.

Di seguito, l’interessante intervista agli attivisti sulle attività e gli obiettivi dell’associazione.

_ Buongiorno ragazzi. Come nasce il progetto “La Collina dei Conigli”? Qual è la spinta che vi ha portato a decidere di fondare un’associazione tanto specializzata e quando è nata l’idea?

Le persone che hanno fondato l’associazione erano tutte già da anni impegnate in varie attività di aiuto ad animali in difficoltà: l’idea di organizzarci per fare qualcosa anche  per conigli, porcellini d’India e roditori è nata proprio dalla consapevolezza che questi non ricevevano spesso alcuna attenzione sia da chi dovrebbe garantire per legge la tutela di tutti gli animali sia da molte strutture ed organizzazioni che si concentravano solo sulla protezione degli animali da compagnia più diffusi; allo stesso modo avevamo avuto modo di riscontrare come la possibilità di recuperare e salvare gli animali a fine sperimentazione, anche se prevista già dalla vecchia legge, non era quasi mai applicata proprio per la mancanza di strutture  adeguate e di organizzazioni  disponibili ad attivarsi concretamente e che potessero porsi come validi interlocutori nei confronti dei responsabili dei laboratori e delle autorità sanitarie.

La scelta di occuparci di conigli e roditori non nasce quindi da una particolare ”preferenza” per questi animali, quanto dalla presa d’atto di alcune necessità a cui si voleva dare una risposta concreta contando sulle nostra volontà e sulle nostre forze là dove altre associazioni ed enti di ben maggiori capacità economiche non mostravano il minimo interesse ad agire.

Dopo una prima fase iniziata nel 2003 durante la quale si è venuto a creare il gruppo iniziale, il passo successivo, ovvero riunirci in una associazione, che abbiamo infine fondato nel 2005, ed ottenere i necessari riconoscimenti come organizzazione di volontariato ed onlus erano tutti passaggi che ci hanno permesso di procedere con i nostri progetti, di cui il Centro di Recupero è forse la realizzazione più nota.

_ Da dove provengono gli animali che avete in gestione?

La maggior parte dei nostri “ospiti” provengono dagli stabulari di centri di ricerca e sono stati ceduti da questi su nostra sollecitazione in base alla normativa che permette di far uscire gli animali a fine sperimentazione ed evitare così la loro soppressione. Abbiamo però anche  animali provenienti da abbandoni domestici, come è il caso dei porcellini d’India che abbiamo recuperato da una discarica a Pozzuolo Martesana (MI), dove erano stati criminalmente abbandonati: in questo caso tra rovi e macerie siamo riusciti a salvare circa cento porcellini d’India anche se purtroppo abbiamo dovuto riscontrare che molti altri erano già morti prima del nostri intervento.

Gli animali da laboratorio provengono sia da università che da centri di ricerca di altre istituzioni o di società private da tutta l’area del centro e del nord Italia e sono principalmente, in ordine di numero, topi, ratti, porcellini d’India e conigli. Le persone che nella nostra organizzazione si occupano dei rapporti con i laboratori sono sempre in attività per cercare di raggiungere accordi con il maggior numero possibile di responsabili di questi centri di ricerca anche se permangono numerose difficoltà in particolare per le relazioni con alcune società multinazionali, mentre troviamo una crescente attenzione da parte delle università.

Alcuni animali giungono infine al centro di Recupero a seguito di provvedimenti di confisca o sequestro, in particolare relativi ad animali d’allevamento; “La Collina dei Conigli” è tra l’altro l’unica organizzazione in Italia che è riconosciuta dal Ministero della Salute per l’affidamento di conigli, porcellini d’India e roditori oggetto di questi provvedimenti dei tribunali.

_ Quante persone lavorano al progetto e quanti sono gli animali che, dal momento della vostra fondazione, avete aiutato a rifiorire?

Il Centro di recupero funziona grazie all’impegno dei volontari dell’associazione, ci sono quindi persone che direttamente si occupano degli animali presso il centro di recupero alternandosi nei diversi turni che coprono le necessità ogni giorno dell’anno, altre che sono impegnate in diverse attività esterne, come la gestione dell’ufficio Diritti Animali del comune di Monza o la realizzazione dei banchetti informativi, altre che rispondendo alle mail o alle telefonate o in mille altri modi ci permettono di coprire le varie necessità dell’associazione: in totale l’associazione ha circa 120 aderenti, ed i volontari direttamente coinvolti sono circa 50.

Ogni anno recuperiamo dai 400 ai 500 animali, principalmente dai laboratori di sperimentazione, a cui si aggiungono gli animali da abbandoni domestici e da maltrattamenti: sono quindi alcune migliaia ormai gli animali che abbiamo avuto la fortuna di poter aiutare direttamente.

_ I roditori in generale sono ancora, purtroppo, considerati animali di serie B da molte persone. In particolare i ratti sono una specie particolarmente vituperata e detestata. Quale pensate siano le ragioni dietro questo genere di convinzione? 

Siamo purtroppo di fronte ad un altro effetto della visione totalmente antropocentrica del nostro rapporto con gli animali e che porta a dividere tutto  ( ed in realtà non solo gli animali, ma anche ogni aspetto della natura) tra “utile” e “nocivo” considerando solo i vantaggi economici per gli esseri umani, indipendentemente dai diritti soggettivi che ci accomunano con ogni altro essere vivente. Non è da sottovalutare anche la necessità “catartica” che sembra contraddistinguere molti individui di avere sempre un altro essere vivente, o un gruppo, su cui proiettare le nostre  paure ed attribuire un connotato sempre negativo.

Anche se dobbiamo considerare che per molti questa avversione ai ratti, ed in parte anche ai topi, è la conseguenza dell’educazione e di informazioni ricevute sin da piccoli e che molti, almeno nella nostra esperienza, spesso recedono da questa diffidenza già dal primo vero contatto con questi animali nel nostro centro, è innegabile che l’immagine negativa è ancora difficile da sradicare. La scarsa conoscenza di questi animali porta la maggior parte della gente a confondere addirittura le due specie, come se i ratti fossero dei topi “grandi” e non un diverso animale ed anche molti dei più informati ignorano l’esistenza in Italia di due specie di ratti: il  “norvegicus”, specie terricola di natura onnivora  a cui appartengono anche i ratti da laboratorio e i “rattus rattus”, specie tendenzialmente arboricola e  frugivora.

I topi ed ancor più i ratti erano ovviamente molto temuti nelle società contadine per i potenziali attacchi alle scorte di cereali, tuttavia nella nostra società prevalentemente urbanizzata e caratterizzata da una agricoltura fortemente “industrializzata” le paure associate ai roditori sono per lo più riferite alla paura di malattie, dimenticando ovviamente che la maggior parte delle malattie trasmissibili per contagio, ed in particolare anche molte delle più diffuse e pericolose, sono strettamente “specie-specifiche”, ovvero possono essere trasmesse solo da uomo a uomo e che anche in quei casi in cui un animale o i suoi parassiti possono costituire un vettore il presupposto per la trasmissione è che la malattia esista nella popolazione umana.

_ Come credete possa avvenire l’educazione del pubblico in merito a queste specifiche specie animali? 

Oltre alla diffusione di informazioni corrette attraverso tutti i mezzi possibili, la possibilità di incontrarli ed osservarli da vicino, come è possibile nel nostro centro di recupero, è forse il modo migliore per superare diffidenze e poterli guardare con occhi diversi. Quello che è importante, per questi come per tutti gli animali, è tener conto del fatto che la loro esistenza ed i loro diritti esistono e devono essere rispettati indipendentemente dalle condizioni della loro relazione con gli esseri umani.

_ In quali condizioni gli animali recuperati dai laboratori di sperimentazione arrivano presso la vostra struttura? E quali sono le ripercussioni emotive di cui risentono dopo essere stati trattati come cavie? Come si svolge il percorso di recupero di questi animali e, generalmente, quanto dura?

 In generale le condizioni degli animali sono fisicamente abbastanza buone, ma dipendono molto dalla durata della loro permanenza negli allevamenti e negli stabulari; bisogna anche tener conto del fatto che la legge attribuisce al veterinario incaricato dai laboratori la responsabilità di valutare se gli animali a fine sperimentazione possono essere ceduti alla nostra organizzazione e che quindi gli animali sono soggetti ad una “selezione” in uscita. Se gli animali sono rimasti a lungo negli stabulari, indipendentemente da eventuali conseguenze fisiche dovute alla sperimentazione, le maggiori difficoltà le troviamo, in particolare per i conigli, nella riabilitazione al movimento naturale e nella rieducazione comportamentale sia nei confronti degli esseri umani che nei confronti dei propri simili, con cui spesso non hanno avuto modo di convivere dopo la separazione dalla madre e dagli altri piccoli della cucciolata. In alcuni casi alcuni comportamenti iniziali apparentemente aggressivi o “intimidatori” possono essere causati dallo stress dovuto a continue manipolazioni subite nei laboratori, ma è difficile spesso conoscere i dettagli delle condizioni precedenti.

Nel caso dei ratti e dei topi alcuni comportamenti possono essere stati determinati da situazioni di stress dovute alla detenzione, per esempio, di maschi non sterilizzati e di femmine non sterilizzate in contenitori posti nella stessa stanza, generando così una condizione di stress reciproco: in questo caso si tratta di situazioni che vengono superate con la sterilizzazione degli animali, in particolare i ratti, prima della loro collocazione in libertà in una colonia mista che ospitiamo in una delle stanze del nostro centro o, per i topi, con l’alloggiamento di femmine e maschi in locali separati.

Per i ratti albini inoltre è necessario considerare che trattandosi di animali dalla vista poco acuta, dovuta alla mancanza di pigmentazione dell’occhio, l’approccio corretto deve privilegiare il contatto fisico ed olfattivo, evitando sempre movimenti bruschi fino a quando sarà il ratto che imparerà a riconoscere i volontari come una fonte di coccole e cibo e non come un “predatore” che appare ogni tanto solo per afferrarlo.

I conigli New Zealand sono forse i più delicati, in quanto richiedono molta attenzione nell’abituarli gradualmente al movimento fuori dalle gabbie, nella modifica della alimentazione e nel ricreare, dopo la loro sterilizzazione, un normale rapporto con i loro simili.

La riabilitazione degli animali quindi segue delle linee guida generali che abbiamo messo a punto per ogni specie, ma viene modulata per ogni individuo o gruppo sulla base di quanto riusciamo a conoscere della sua storia precedente o dei suoi comportamenti.

_ Quanti animali ospita attualmente la vostra struttura?

Al momento ospitiamo circa 600 animali, nella maggior parte topi provenienti da laboratori, ratti  e porcellini d’India provenienti sia da laboratori che da abbandoni. Il numero ed il tipo degli animali varia molto a seconda delle azioni di recupero e di quante adozioni riusciamo a portare a compimento. In anni passati venivano recuperati percentualmente meno topi e più conigli, ma in parte il numero ed il tipo degli animali ospitati riflette una tendenza che è in corso da alcuni anni e che vede un aumento dell’uso dei topi rispetto agli altri animali, anche in considerazione all’aumento dell’uso di animali di particolari varianti genetiche.

_ Qual è stata la vostra più grande sconfitta?

Anche nel caso di interventi che non hanno raggiunto il risultato sperato non pensiamo di dover parlare di vere sconfitte perché in ogni caso non abbiamo mai smesso di adoperarci per raggiungere i nostri obbiettivi. In alcuni casi, in particolare quando ci siamo trovati davanti all’indifferenza nei confronti di gravi episodi di abbandoni di animali abbiamo dovuto constatare l’inerzia di alcune amministrazioni comunali, ma non abbiamo abbandonato l’idea di riprendere con più forza l’azione anche in questo campo. Nel caso dei recuperi di animali dai laboratori inoltre dobbiamo abituarci a gestire ogni nuovo caso ed ogni nuova possibilità con lunghe trattative, che possono anche rimanere in sospeso a lungo, proprio per la difficoltà di gestire i rapporti con istituzioni poco aperte ed in presenza di più enti responsabili, quindi preferiamo pensare che anche rapporti che sembrano ancora chiusi possano avere uno sblocco in un prossimo futuro.

_ E la vostra più grande vittoria?

Ogni volta che riusciamo a convincere un altro laboratorio a cedere gli animali e a non sopprimerli pensiamo che si realizzi una vittoria insperata. Certo aprire il Centro di recupero e poter vedere finalmente liberi e sicuri così tanti animali, poter cercare e trovare casa per molti di loro è stata una emozione grandissima, ma è una emozione ed una vittoria che festeggiamo con ogni nuovo animale salvato.

_ Tra le storie degli animali che avete aiutato, ce n’è una in particolare che desiderate raccontare?

È difficile scegliere una storia tra le molte vissute dai nostri ospiti, molte ci hanno colpito ma forse oggi è giusto ricordare quattro conigli che abbiamo ospitato prima come animali sotto sequestro, in seguito ad una denuncia per maltrattamento relativa ad un piccolo allevamento domestico, ed in seguito abbiamo tenuto definitivamente presso di noi, finalmente salvi, a seguito della fine del procedimento giudiziario ed abbiamo potuto cercare loro casa. Erano “solo” grossi conigli allevati per essere macellati, per loro non ci sono di solito articoli di giornale o cortei, ma la loro vita si è incrociata con le nostre e sono stati tra i più amati da tutti quelli che li hanno accuditi.

_ Se qualcuno volesse aiutarvi, come può farlo?

Siamo una organizzazione di volontariato che può contare solo sul lavoro dei propri volontari e sulle donazioni che riceviamo da chi vuole e può sostenerci. Chi  è interessato ad un coinvolgimento diretto può diventare nostro associato ed eventualmente diventare uno dei volontari attivi, garantendo qualche ora del suo tempo presso il centro di Recupero per chi abita nei pressi (il Centro si trova a Monza) od impegnandosi, secondo le proprie capacità, a sostenere le nostre attività a distanza.

A differenza di quanto accade per altri animali d’affezione non esiste, per gli animali di cui ci occupiamo, ed in particolar modo per gli animali da laboratorio, alcun modo di accedere a sostegni economici da parte di enti locali o da parte dello stato, quindi tutti i costi relativi al funzionamento del centro di recupero sono sostenuti dalla associazione che, anche per poter far fronte al continuo aumento di animali che dobbiamo accogliere, deve essere sostenuta economicamente tramite le donazioni che chi vuole aiutarci ci invia. Ogni somma, anche di pochi euro, è fondamentale per continuare ad ospitare e curare nel migliore dei modi i nostri ospiti.

Per chi vuole un sistema per essere particolarmente vicino ai nostri animali, ma non può adottarli per tenerli nella propria casa, è possibile “adottare a distanza” uno di loro, impegnandosi ad una piccola cifra mensile, anche per pochi mesi.

Anche quest’anno inoltre per farci conoscere e per poter raccogliere dei fondi a sostegno delle nostre attività abbiamo realizzato un calendario che può essere richiesto contattandoci via mail o può essere trovato ai nostri banchetti informativi. Quest’anno, in occasione del prossimo decennale della associazione, il calendario è, come sempre, basato solo su foto dei nostri ospiti del centro che sono gli unici e i più importanti protagonisti di tutte le nostre attività, ma le foto sono state ambientate ispirandosi ai racconti di Alice nel paese delle meraviglie e di Alice attraverso lo specchio; niente infatti è più vero di quello che compare in copertina: come per Alice “tutto cominciò con un coniglio bianco”… Dal primo New Zealand recuperato più di dieci anni fa è nata l’associazione, il suo Centro di recupero e grazie a lui sono stati salvati tantissimi altri conigli, topi, ratti, porcellini d’India ed altri loro amici.

_ Ipotizziamo un futuro in cui la ricerca sia esclusivamente senza animali. Come si trasformerebbe la vostra associazione, se mai si trasformerebbe?

Il nostro sogno è una società in cui sparisca ogni sfruttamento degli animali non umani: l’abbandono della pratica dell’uso degli animali nella sperimentazione sarebbe certo un significativo punto di passaggio, ma in ogni caso sarebbe solo un traguardo temporaneo per una completa revisione dei rapporti tra esseri umani ed animali non umani. Il nostro impegno per il riconoscimento dei diritti di tutti gli esseri viventi certo non cambierebbe.

Foto: alcuni ospiti dell’associazione (fonte diretta La Collina dei Conigli).

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6 Commenti

  1. Meno male che esistono associazioni che si occupano anche di creature ingiustamente considerati, talvolta anche da sedicenti “amanti degli animali”, esseri di “serie B”!

  2. Siete fantastici!!!
    Se può essere utile per l’associazione nel nostro negozio siamo disposti a mettere una vostra scatolina per offerta libera.
    Ancora un saluto e ancora GRANDISSIMI!!!

  3. Ciao Rachele, davvero grazie a voi tutti e complimenti per le bellissime foto del calendario!

  4. Grazie ai volontari della Collina dei Conigli e grazie a voi della redazione per l’articolo!

  5. Meno male che esistono…

  6. Meraviglioso articolo, cari amici A4A! E meravigliosi anche questi attivisti 🙂

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