Home / Cronaca / Bracconaggio in Italia. Lega del Cane: “Una piaga più diffusa di quanto si creda”

Bracconaggio in Italia. Lega del Cane: “Una piaga più diffusa di quanto si creda”

“La piaga del bracconaggio. Lega Nazionale per la Difesa del Cane lancia l’allarme: è un fenomeno più diffuso di quanto si creda.

Il termine bracconaggio, ricercato su un qualunque dizionario della lingua italiana indica la caccia di frodo; frodare, sottrarre con l’inganno, in parole povere rubare. Quindi un atto criminoso che spesso resta sommerso ma che Lega Nazionale per la Difesa ritiene estremamente allarmante.

Probabilmente molti immaginano il bracconiere come una figura appartenente ad altre realtà e numericamente irrilevante ma le cifre riportate dalle forze dell’ordine e dalle associazioni di protezione ambientale vanno a delineare un quadro ben più ampio e decisamente inquietante. E soprattutto personalità con un identikit spesso sovrapponibile con quello del cacciatore.

A ognuno dei circa 730 mila cacciatori la legge riconosce un massimo di 32 uccelli da abbattere al giorno in un arco temporale di 55 giorni, in totale 1760 volatili uccisi pro capite. Ciò nonostante le lobby venatorie da sempre richiedono una maggiore elasticità nei tempi e nelle modalità di caccia, ricattando politici e amministratori della “res publica” mettendo sul piatto della bilancia il solito pacchetto di voti usato come merce di scambio durante i periodi elettorali.

Ma al mondo venatorio non bastano mai le concessioni, le deroghe, le ordinanze emanate a favore di una caccia sempre più spregiudicata. Dimostrazione di ciò è il dilagare pressoché incontrastato del prelievo venatorio illegale, il bracconaggio appunto, svolto con modalità ben delineate e caratterizzate da un modus operandi organizzato e malavitoso. Non per nulla, vista l’entità del fenomeno, l’Unione Europea ha da tempo già contestato l’inadeguatezza del governo italiano nel predisporre misure atte alla repressione, minacciando l’ipotesi di un procedimento d’infrazione nei confronti del nostro Paese.

La mappa geografica del bracconaggio nel nostro paese è impressionante e vergognosa, nonostante sia volutamente trascurata e definita ”presunta” in una missiva della Presidenza del Consiglio ai ministeri competenti. Soltanto nella provincia di Brescia, ogni anno vengono rimosse dai volontari e dalle forze dell’ordine migliaia di trappole tristemente note come archetti e almeno un migliaio di reti, contribuendo al poco invidiabile primato europeo in materia di uccelli abbattuti illegalmente.

In Sardegna vige invece l’uccellagione con i lacci ai tordi: nelle zone limitrofe a Capoterra e Santadi esistono veri e propri labirinti di trappole, pacificamente installate da almeno 250 soggetti, fra abituali e occasionali. In Campania, la camorra detiene oltre cento ettari di oasi adibite al bracconaggio, affittando porzioni di esse ai cacciatori per cifre da capogiro, arrivando a 3000 euro al giorno; reti e trappole di cattura in tutto il napoletano, laddove uccelli migratori (ad esempio i cardellini) ne fanno da sempre le spese.

Impossibile da debellare parrebbe la strage di rapaci sullo stretto di Messina, così come degli anatidi (anatre, oche, cigni) e dei trampolieri sterminati nella provincia foggiana e potremmo andare avanti così quasi all’infinito arrivando a una considerazione inevitabile: un fenomeno criminoso di questa entità, oltre a essere lucroso, è supportato da migliaia di persone la maggior parte delle quali è dotata di una licenza (legale) di caccia, pertanto estremamente labile appare il confine che esiste fra i cacciatori e i bracconieri.

Molti di loro, più esigenti, da svariati anni sono dediti all’attività venatoria nel paesi balcanici, nei quali si organizzano dei veri e propri tour di caccia; paesi nei quali si può fare di tutto, compreso il presentare i propri documenti con all’interno una o più banconote al poliziotto di turno, perché funziona così; in Bulgaria, a esempio, si può sparare a qualunque cosa, basta pagare; per un gatto selvatico bastano 150 euro, per un lupo 400 euro fino ad arrivare all’orso dove il prezzo oscillerebbe fra i 3000 e i 9000 euro.

Questo è il quadro che viene a delinearsi nel problematico mondo della caccia illegale, e questo è in ogni caso il valore (esiguo) che i cacciatori italiani danno alle leggi; le eludono, infischiandosene di violare normative internazionali e comunitarie in merito alla protezione di specie particolarmente protette. Quello che conta per loro è soddisfare un barbarico divertimento e la certezza di non essere puniti.

Michele Di Leva

Responsabile LNDC Caccia e Fauna selvatica”.

Comunicato stampa ricevuto da Lega Nazionale per la Difesa del Cane.

Foto: archivio.

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Più info | Ok, Accetto!
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com
error: A causa di comportamenti scorretti e illegali di alcuni siti, siamo stati costretti a disabilitare la possibilità di copiare i contenuti del blog. Ci scusiamo con i lettori per il disagio.