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[FOTO] Immortalati come opere d’arte: il cane Loukanikos e il cucciolo di Daniza

Atene e Roma si incontrano nel ricordo di eventi che non riguardano, una volta tanto, la specie umana ma quella animale.

Da una parte c’è Loukanikos (era il suo nome di battaglia, in realtà si chiamava Thodoros), il cane della guerriglia urbana dell’austerity greca, morto recentemente per complicanze respiratorie causate soprattutto dall’inalazione eccessiva di lacrimogeni. Dall’altra uno dei cuccioli di Daniza, l’orsa uccisa in Trentino la scorsa estate scatenando un’indignazione che ha di molto superato i confini nazionali.

In entrambi i casi, due vicende che hanno colpito l’opinione pubblica – e i cui protagonisti sono rispettivamente un cane e un’orsa – si sono trasformate in opere d’arte immortali.

Loukanikos troneggia da qualche settimana (e per sempre) su un muro di Atene, ritratto in un graffito enorme che rende tutto il merito possibile alla sua indole serena e orgogliosa. Ogni dettaglio colpisce per la sua verosimiglianza, e sembra quasi di poterlo toccare, Loukanikos – sembra quasi che non sia morto. Gli occhi castani profondi, attenti, le orecchie dritte e in ascolto, il muso serio, quasi imbronciato, il collare blu con la medaglietta in plastica sulla quale è scritto quel nome di battaglia così famoso da venir pubblicato persino sul Times.

Il graffito dedicato a Loukanikos e realizzato dall’artista Vasilis Gryparis si trova a Psyrri, nel centro di Atene. La dedica dice: “Insieme abbiamo mangiato i teargas”, riferendosi ai gas respirati dal cane e dai manifestanti durante le lunghe proteste in piazza Syntagma. E poi ancora, in un angolo, l’artista ha scritto: “Tutti i cani vanno in paradiso”.

E se un paradiso c’è, anche Daniza ci risiede da un po’. Al di là dei sentimentalismi, l’orsa è stata uccisa a seguito di una vicenda che definire fumosa è quasi un eufemismo, e sostanzialmente per essersi comportata da madre e aver difeso i suoi figli da quella che aveva percepito come una minaccia – sempre partendo dal presupposto che la versione ufficiale sia quella veritiera di quanto realmente accaduto.

Il Trentino che sostiene che la vicenda di Daniza non ha avuto alcuna ripercussione sul suo turismo può stare tranquillo: nel marasma dei social network, dove l’indignazione è facile e l’oblio ancor di più, c’è anche chi non dimenticherà.

Certo è che i romani ricorderanno per un bel pezzo chi era Daniza e cosa le è successo, perché da qualche giorno l’enorme ritratto del suo cucciolo troneggia su un muro di via Sabotino, lo sguardo rivolto verso il mercato Vittoria e la città intera. Seduto, il piccolo tiene tra le mani il dardo che ha ucciso sua madre e la sua espressione è enigmatica, congelata tra l’angoscia e il giudizio per le azioni sconsiderate di una specie che, senza alcun diritto, si erge a dominatrice di tutte le altre.

L’opera è stata realizzata dall’artista belga Roa e la sua mostra alla Dorothy Circus Gallery vedrà una parte di incasso devoluta alle associazioni animaliste.

Il cucciolo di Daniza, improvvisamente cresciuto di taglia fino a divenire – pur in una versione bidimensionale – un titano che guarda la capitale, è il memento di un antropocentrismo che ha superato ogni limite e ogni giustificazione. Ci auguriamo che il graffito resti intonso per il tempo più lungo possibile, senza finire seppellito nel dimenticatoio e nelle scartoffie.

Siamo tutti Daniza, e siamo tutti Loukanikos.

Nelle foto: il graffito dedicato a Loukanikos e quello del cucciolo di Daniza (rispettivamente, fonte THETOC e Quotidiano).

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4 Commenti

  1. Meravigliosi tributi, Grazie, davvero splendidi.

  2. emilia badolato caudera

    loro se lo meritano:

  3. Vasilis Gryparis, grazie.

  4. Bellissimo.
    Grazie a Roa, a Loukanikos, a Daniza, grazie a chi li ha amati… a chi continua ad amarli e a ricordarli.

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