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[INTERVISTA] Ucraina: Andrea Cisternino aggredito e ferito al volto per salvare un cane

Lo scorso 24 ottobre Andrea Cisternino, l’ormai famoso attivista italiano di stanza a Kiev per salvare i randagi ucraini e presidente dell’associazione IAPL Onlus, è stato aggredito con ferocia. Mentre si recava a Rifugio Italia assieme alla moglie, il canile modello ancora in fase di costruzione e che già ospita svariati randagi ucraini, Andrea ha notato un uomo intento a picchiare un cane.

Spiega Cisternino sulla sua pagina Facebook che l’aguzzino era ubriaco e stava prendendo a calci l’animale. L’attivista è subito intervenuto e ha afferrato l’uomo per un braccio con l’intento di farlo desistere dalle sue intenzioni, ricevendo subito in cambio una ferita al volto inferta con un’arma da taglio o un oggetto appuntito.

Cisternino ha una lunga lacerazione lungo un lato del viso che, comunque, guarirà e forse riuscirà a non lasciare cicatrici. Al di là dello spavento e del rischio corso (vista la posizione della ferita, Andrea avrebbe potuto essere colpito a un occhio o alla gola), è soprattutto felice di essere riuscito a portare in salvo il cane, una femmina che è ora ospite di Rifugio Italia, perché l’aggressore è fuggito abbandonandola al suo destino.

Abbiamo contattato Cisternino per sentire dalla sua viva voce cosa è accaduto.

Ciao Andrea. Prima di tutto, come stai?

Bene tutto sommato, un taglietto di 9 cm poteva farmi perdere tutto il mio fascino! A parte gli scherzi, sto bene. È andata bene sia per me che per la cagnolina Shelma. I ragazzi del Rifugio l’hanno chiamata così, sono loro che danno i nomi ai randagi che entrano da noi.

Cosa è accaduto esattamente lo scorso 24 ottobre?

Stavo andando con mia moglie Vlada a Rifugio Italia a portare il cibo per i nostri 85 randagi. Mentre percorrevamo la strada a bordo di un’auto di un amico ucraino, avendo l’abitudine di controllare sempre per vedere se ci sono randagi in difficoltà, appena abbiamo superato le case di un paesino ho intravisto un uomo che picchiava un cane bianco e nero dall’altro lato della strada. Ho fatto fermare l’auto e sono corso subito, attraversando la strada un po’ distrattamente, verso l’uomo che aveva questo cagnolino. Vedevo che gli tirava calci e lo teneva violentemente. Mentre attraversavo la strada gli gridavo di smetterla. Lui ha iniziato a guardarmi, barcollava e poi gli ha dato un altro calcio. Quando gli sono arrivato di fianco l’ho afferrato per un braccio. Lui si è girato e con  un movimento veloce del braccio libero mi ha colpito in faccia con qualcosa. Ho subito sentito una fitta alla guancia, sono arretrato e lui è scappato. Io ho preso il randagio e nel frattempo sono arrivati Vlada e il nostro amico, che mi ha detto che perdevo sangue dalla faccia. Vlada mi ha tamponato con un fazzoletto. Mi volevano portare al pronto soccorso ma ho chiesto di andare al Rifugio con la cagnolina. Lì c’era il nostro veterinario e mi avrebbe medicato lui, poi nel caso sarei andato in ospedale.

Abbiamo caricato la cagnolina in auto, in braccio a mia moglie, e siamo andati al Rifugio, dove il nostro medico mi ha visitato e fortunatamente mi ha detto che il taglio non è profondo. Ha visitato anche la randagina: anche lei, tutto sommato, stava bene. Era solo un po’ impaurita.

Hai denunciato il fatto alle autorità? Pensi che riusciranno a individuare il tuo aggressore?

No, non l’ho denunciato. Sono più di tre anni che denuncio i dog hunter che uccidono centinaia di randagi  e le mie denunce vanno subito in archivio e nessuno di loro viene preso. Figuratevi se si mettono a cercare un ubriaco che picchia un randagio. Ho pensato prima a mettere al sicuro la cagnolina, quella era la cosa più importante, perché la la ferita non è poi così grave. Certo, se lo rivedessi…

Nel caso in cui l’aggressore venisse individuato, sarebbe accusato anche di maltrattamento di animali o la legge ucraina è ancora inesistente in questo senso?

Voi sapete della mia battaglia per i randagi ucraini qui, che dura da quasi quattro anni, e sapete come veniamo trattati noi volontari animalisti dalla milizia (polizia ucraina), quindi…

C’e’ una legge del 2006, paragrafo 17, che vieta l’uccisione di animali in modo violento, soprattutto con il veleno, ma sono almeno quattro anni che in Ucraina si avvelenano i randagi. Nonostante le denunce non è mai stato preso nessuno. Quei pochi che abbiamo riferito alla milizia perché avevano con sé bocconi e veleno con cui farcirli dopo due giorni erano già di nuovo in giro a uccidere ancora. E con questo ho detto tutto.

Non è la prima volta che vieni ferito mentre intervieni per fermare una situazione di violenza, giusto?

Nella mia vita di animalista, in ospedale ci sono già finito. Qui in Ucraina mi sono fatto male diverse volte, sono stato e sono sotto minaccia da parte dei dog hunter ucraini, ma è la prima volta che mi succede una cosa del genere.

Cosa diresti al tuo aggressore se lo avessi davanti?

Guardate, ai ragazzi dei licei italiani dove ogni tanto faccio conferenze dico: “Alla violenza non rispondete mai con la violenza, non mettetevi sullo stesso piano dei violenti: loro vogliono questo, e alle volte il dialogo li disorienta e li spaventa più che un coltello”. Giusto o sbagliato che sia, io la penso così. In tutta la mia vita non ho mai dato un pugno a nessuno e in situazioni difficili mi sono trovato diverse volte. Ho scelto un’arma non violenta per denunciare la violenza: la mia macchina fotografica.

Come sta ora la cagnolina? Cosa ci puoi dire di lei?

Sta bene. È stata visitata anche ieri ed è tutto ok. Ha già fatto amicizia con Dina, una cucciolina che è al Rifugio da qualche tempo e giocano molto. È bello vederla giocare dopo la paura.

Come procede la costruzione di Rifugio Italia?

Rifugio Italia oggi ospita 85 ex randagi, tra cui 16 cuccioli, 14 elementi presi da un branco con la tata Marusha (spesso nei branchi c’è una tata che aiuta le mamme a gestire i cuccioli, alle volte anche ad allattarli) e poi altri 4 cuccioli trovati con la loro mamma in un bosco. Al Rifugio oggi lavorano quattro persone che si alternano ogni quindici giorni e stanno nella struttura 24 ore su 24 e un giovane veterinario che lavora anche in un ospedale statale. Sono tutti stipendiati. Era tutta gente senza lavoro e noi, anzi i randagi ucraini, hanno offerto loro uno stipendio che gli cambierà un po’ la vita.

Dopo avere mandato via decine di persone che ne hanno combinate di tutti i colori al Rifugio, prima di tutto a causa dell’alcool, una piaga terribile in questo Paese, ora abbiamo un team fantastico: Anatoli è un costruttore, sua moglie Svetlana una cuoca e poi ci sono Oxana e Masha, due ragazze di 21 anni, orfane entrambe, che sono state praticamente adottate dalla coppia. Questa cosa è bellissima, e a tutti loro piace molto stare al Rifugio con gli ex randagi. L’atmosfera è bella.

Ho costruito da solo un piccolo ospedale e ora operiamo direttamente al Rifugio, in modo che i cani non siano stressati da ambienti estranei e possano trascorrere la loro quarantena con le persone che conoscono. Penso che sia importante.

La situazione dei randagi ucraini, dall’epoca di Euro2012, è cambiata o è rimasta sostanzialmente invariata?

Certamente non ci sono più le stragi di prima perché i randagi rimasti sono pochi, soprattutto a Kiev, però ci sono molte cucciolate. Tuttavia i dog hunter hanno sempre detto che continueranno a uccidere finché in Ucraina non sarà rimasto un solo randagio. Questo significa che i cani che restano in strada sono costantemente in pericolo, quindi è importante non abbassare mai la guardia.

Secondo stime attendibili sarebbero 250.000 i randagi uccisi tra i 2009 e il 2013. In effetti, quando vado in aeroporto o cammino per Kiev non vedo più randagi. Ne incontro tre al massimo, non di più. Chiaramente, poi, va tenuto in considerazione il fatto che esistono zone in cui ci sono stati dei ripopolamenti di cani, ed è loro che cerchiamo di salvare prima che arrivino i killer di animali.

Sappiamo che da qualche tempo non sei più un “cane sciolto” ma sei a capo di una associazione. Ce ne vuoi parlare? Collabori con altre associazioni animaliste?

Finalmente, dopo quasi quattro anni e tra mille difficoltà, sono riuscito a dare vita alla mia associazione qui in Ucraina. Mi hanno messo i bastoni tra le ruote in ogni modo, non solo perché sono italiano ma anche perché ho dato molto fastidio con le mie denunce, ma alla fine hanno dovuto cedere. Me l’hanno fatta pagare cara, in termini meramente economici, ma io l’associazione la volevo fortemente. Era uno dei miei progetti e ora si è realizzato.

L’associazione si chiama International Animal Protection League ONLUS, ha sede a Kiev ma può operare in tutto il mondo. Il mio obiettivo, infatti, è aiutare anche altre realtà, in Italia, Romania o altri Paesi perché gli animali non hanno nazionalità né passaporto. Sono tutti uguali.

Chiunque volesse aiutarti, cosa può fare?

Beh, chiaramente abbiamo bisogno di aiuto. Ora Rifugio Italia è costruito su 6000 metri quadri ma la superficie totale del terreno che abbiamo acquistato è di 20,000 metri quadri. Due mesi fa siamo finalmente riusciti a formalizzare l’acquisto grazie all’enorme aiuto di una persona fantastica. Posso dire solamente il suo nome perché lei è molto riservata. Si chiama Carla.

Le donazioni arrivano a rilento e i lavori da fare sono ancora molti. Qui è arrivato l’inverno e a Kiev la temperatura è già a -5°. Dobbiamo preparare i box e poi c’è da gestire il cibo, gli stipendi dei dipendenti, le cure, le medicine, la corrente elettrica, eccetera. Insomma, bisogna correre e fare molti sacrifici, ma vedere già 85 randagi al sicuro, felici, dopo averne visti morire a centinaia per strada mi rende felice.

Se qualcuno volesse aiutarci può fare riferimento a questi siti web:

http://iaplonlus.wordpress.com/

http://iaplonlus.jimdo.com/

Verrai in Italia prossimamente? Dove potremo trovarti e in occasione di quali eventi?

Sì. Verso metà novembre presenterò il mio secondo libro, “RANDAGI, storie di uomini e animali 2014” a Milano e poi a Barga, in provincia di Lucca. Terrò poi una conferenza nel comasco e poi andrò a Roma, dall’onorevole Franco Frattini che mi aiuta dal 2011. Per quattro giorni sarò anche in Romania: andrò a trovare Grivita, la cagnolina deturpata nel muso e cercherò anche di continuare a documentare ciò che accade ai randagi del posto. È terribile, è un’altra tragedia ignorata.

Tra l’altro, volevo avvisare anche che una parte del ricavato del libro sarà devoluto a un istituto ucraino che si occupa di curare bambini dall’età neonata ai sette anni, abbandonati perché gravemente malati. Si tratta di un istituto localizzato a 250 chilometri da Kiev che andrò a visitare proprio in questi giorni. Presto, sulla mia pagina Facebook, ci saranno aggiornamenti anche in questo senso.

Grazie Andrea del tempo che ci hai dedicato. Guarisci presto!

Grazie a voi che mi permettete di continuare a dare voce ai randagi ucraini. Purtroppo in molti si sono dimenticati di loro, e chiaramente non parlo degli animalisti. Alcuni hanno usato i randagi ucraini per raccogliere fondi e altri continuano a cercare di boicottarmi, addirittura telefonando a redazioni televisive dove sarei andato ospite. Purtroppo non hanno capito che non fanno un danno a me, ma ai randagi, e questo non mi sembra normale né giusto. È questa la cosa brutta dell’animalismo: troppe fazioni divise, e gli animali non c’entra nulla.

Da anni io stesso sono insultato, a volte anche da animalisti, da persone che inizialmente hanno supportato la mia causa scrivendo articoli e che oggi non rispondono più alle mie email. Spariti senza una spiegazione e mi sarebbe piaciuto almeno averla, questa spiegazione, perché non la comprendo: in fin dei conti continuo a fare ciò che facevo prima, aiuto gli animali a sopravvivere. Sto cercando di non farci più caso: la cosa importante sono e restano gli animali.

Penso solo che il movimento animalista potrebbe davvero fare molto se fosse unito, ma temo che gli esseri umani siano fatti così e non riescano a non farsi la guerra tra loro. Io, che praticamente vivo in mezzo gli animali, vedo che persino nei branchi di randagi i cani si aiutano tra loro, si sostengono e lottano uniti. L’animale uomo, forse, si sente troppo superiore e ha perso la capacità di unirsi per lottare insieme.

Nella foto: Andrea dopo l’incidente, la cagnolina salvata e foto tratte dal rifugio (fonte diretta Andrea Cisternino).

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5 Commenti

  1. Grazie alla Redazione di A4A per questa importante testimonianza e Grazie al Sig. Andrea Cisternino cui auguro una rapidissima e piena ripresa, a sua moglie e allo Staff del Rifugio Italia.

    Grazie sinceramente, interessante tra l’altro, sapere che sta per uscire un nuovo libro.

    Grazie.

  2. Grazie di vero cuore, amici cari.

  3. Ho letto l’intervista ad Andrea e vorrei dirgli: “Caro il mio ragazzo è davvero difficile e complicato tenere in piedi un’Associazione! C’è solamente da rimetterci: soldi innanzitutto, poi tempo, fatica, incavolature al cubo ecc.ecc. Anche mettere d’accordo i volontari non è semplice: basta un piccolo screzio e, invece di cercare di mediare, preferiscono andarsene, dicendo magari peste e corna di tutto e di tutti. Se non sono davvero motivati al 1000% la maggior parte sono meteore che non appena trovano qualcosa, secondo loro, di più interessante non esitano a mollare!
    C’è da dire, però, che se non si è un’Associazione si riesce a fare poco: non danno i permessi per fare i banchetti o i tavoli dimostrativi, o raccolte di cibo o altre manifestazioni.
    Certo, è’ davvero un lavoraccio, c’è di che dannarsi, se non fosse per i nostri amici animali che hanno così bisogno……
    Poi, poi, ovviamente, ci sono le solite quattro o cinque associazioni miliardarie….bla, bla, bla………”

  4. Ciao Elisabetta, appena ne abbiamo la possibilità ti inviamo il testo via email

  5. Cari amici A4A, mi piacerebbe molto ri-pubblicare il vostro articolo su Wp. Purtroppo, alle icone sotto, noto che WordPress non è contemplato. Come mai?
    Ad Andrea, Vlada e a tutti i volontari del Rifugio Italia, (ed anche ai salvatori “silenziosi” e lontani da Kiev), GRAZIE di vero cuore, grazie da sempre, grazie per sempre!
    Che ogni istante della vostra preziosa vita sia protetto e benedetto, perché lo meritate e perché possiate continuare a salvare altre vite altrettanto preziose!
    Ad Andrea in particolare: un “taglietto” di nove cm? Per te è come un brufoletto sulla guancia di un quindicenne. Vai, vai, vai, grande amico e grandissimo uomo!

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