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La Maddalena, le istituzioni ammettono: “Fallimentare controllare i cinghiali con gli abbattimenti”

Nel Parco della Maddalena (Olbia Tempio) hanno fallito, per stessa ammissione delle istituzioni, gli abbattimenti di cinghiali per controllarne il numero.

ENPA, ovviamente, concorda e commenta: “Questo accade perché il (presunto) problema relativo al sovrannumero delle specie selvatiche viene affrontato con metodi assolutamente inadatti. Tra l’altro è da oltre vent’anni che si ricorre alla cattura e allo sterminio dei selvatici senza ottenere alcun risultato. Sarebbe invece opportuno ricorrere a metodi ecologici e a mettere in pratica azioni preventive, come ad esempio il controllo e la vigilanza degli animali allevati, che spesso vagano senza alcun controllo sul territorio, fino all’eliminazione di qualsiasi fattore che possa favorire la riproduzione dei cinghiali”.

Da tempo numerosi biologi ed esperti di fauna selvatica ribadiscono che radere al suolo le popolazioni animali nel tentativo di tenerne sotto controllo il numero è non solo una modalità di intervento inutile, ma anche controproducente: quello che si verifica, infatti, è un aumento esponenziale delle riproduzioni, come se Madre Natura “lavorasse” per ripristinare il maltolto. È, tra l’altro, quanto avviene anche nelle popolazioni di cani e gatti randagi in Paesi come la Romania e l’Ucraina (ma non solo): qui, le associazioni attuano da anni il metodo del Trap, Neuter & Return (ossia della sterilizzazione e re-immissione sul territorio) che si dimostra l’unico efficace per controllare il numero degli animali e, sul periodo medio-lungo, diminuirlo organicamente e senza spargimento di sangue.

Tornando ai cinghiali della Maddalena, l’ente parco segnala come concausa del sovrannumero anche la presenza di fonti alimentari di facile accesso, come gli avanzi di cibo abbandonati nei centri abitati – ad esempio, quelli destinati ai gatti delle colonie feline.

Ma ENPA precisa: “È assurdo prendersela con i gatti. Semmai sono proprio le amministrazioni comunali che, in ottemperanza alla legge 281/91 sul randagismo, dovrebbero intervenire per la sterilizzazione degli esemplari, il censimento e la gestione di colonie feline, in cui vi sia un responsabile che possa alimentare i gatti e togliere ogni residuo di cibo. Infatti, stando alla nostra normativa, la gestione delle colonie feline compete ai sindaci, i quali rispondono in prima persona per eventuali criticità e problematiche connesse a tale gestione. Pertanto, quando il primo cittadino della Maddalena sostiene che le colonie feline sarebbero fuori controllo, implicitamente ammette il fallimento della propria amministrazione nell’attuare le misure previste dalla legge per la gestione del randagismo felino”.

Foto: archivio.

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Un commento

  1. In pratica molte colonie feline sono gestite dai cittadini o associazioni e il sindaco non si pone nemmeno il problema oppure non sà proprio niente.

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