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Macellazione cavalli: EssereAnimali racconta il dolore delle investigazioni sotto copertura

“Non è semplice, ora che è finito il lavoro di indagine per la realizzazione del video – denuncia ‘Viaggi Senza Ritorno’, fare mente locale e determinare quale risalto dare agli eventi accaduti durante questo impegno durato mesi. Come scrivere cioè in poche righe una riflessione che possa essere propositiva per gli animali e per la società stessa e non rimanere una nota circoscritta piena di parole scontate?

Ma andiamo per ordine. Realizzare un lavoro sotto copertura è impegnativo. Da una parte la gestione dell’aspetto psicologico, il governare cioè le inevitabili emozioni inerenti al rischio che la copertura venga in qualche modo compromessa. Dall’altro l’aspetto certamente più pesante: il dover assistere a scene di sofferenza di animali senza poter fare nulla per alleviare in alcun modo questo dolore. Solo osservare e ricordare a se stessi l’utilità di queste investigazioni e di conseguenza la necessità di compierle.

In Polonia vedere persone divertite malmenare i cavalli ci ha resi cupi per giorni, negli impianti di macellazione invece ciò che sicuramente più ci è rimasto impresso è l’inutile tentativo dei cavalli di sfuggire alla morte. Come il loro indietreggiare nei corridoi che conducono alla trappola di stordimento ogni qualvolta dall’interno risuonava un colpo di pistola. Tra un colpo e quello successivo lo sguardo di questi animali sembrava essere di attesa, come chi sa di doversi aspettare qualcosa ma non sa quando, come chi si concentra per prevenire l’effetto sorpresa di un rumore sospetto che però quando giunge, puntualmente, fa sobbalzare il proprio corpo all’indietro. Oppure l’agitazione che alcuni cavalli mostravano una volta giunti alla trappola, si dibattevano come se non fossero rassegnati, fino allo stremo delle forze e fino ad accasciarsi per terra.

Ciascuno di noi ha una propria personale modalità di sopportare questo mix di tensioni esterne, a volte ci confrontiamo ma non è un argomento semplice di cui parlare, neanche fra noi. Abbiamo visto addetti ai lavori, così in Italia come in Polonia, con atteggiamenti irrispettosi degli animali, ma colpevolizzare questi singoli operatori rimane una riflessione parziale che non coglie il nocciolo della questione. Questo è meglio rappresentato dalle tante scene di ordinaria violenza che si vedono all’interno di uno stabilimento di macellazione, quelle non fagocitate da nessuna crudeltà gratuita.

Sono la contraddizione di un operatore che spara in testa ad un cavallo terrorizzato mentre sostiene di aver a cuore che questi animali non soffrano inutilmente. Sono il rendersi conto che non ci sono solo vittime animali in un sistema economico fondato sul loro sfruttamento, ma anche vittime umane desensibilizzate alla violenza.

È il ricatto del lavoro in un sistema già asservito alle logiche antropocentriche, che non ammette slanci di pietà e dove questi cavalli sono considerati per legge ‘impresa alimentare’. Queste persone non sono nostre avversarie. Essere Animali non si batte contro qualcuno, ma è a favore di un progresso etico e se proprio è necessario identificare uno scontro, questo è rivolto verso un’idea, radicata da migliaia di anni nella società umana ma ciò nonostante solo un’idea, quella di pensare che siamo padroni della vita degli altri animali.

Crediamo che vietare la macellazione dei cavalli possa essere un primo passo concreto verso un cambiamento di più larga portata. Ma non è tutto, crediamo che riflettere sulle immagini che mostriamo con le nostre indagini con una lettura che vada oltre lo sfruttamento degli animali e analizzi anche le dinamiche di oppressione delle coscienze individuali, possa essere un valore acquisito per la nostra stessa società.

Concludendo, vi invitiamo a diffondere il video e l’indagine ‘Viaggi Senza Ritorno’ e a sostenere Essere Animali. Come associazione no profit possiamo continuare ad impegnarci solo grazie al contributo di chi crede in noi e nel nostro lavoro.”

Testimonianza pubblicata dagli investigatori di EssereAnimali sul blog dell’associazione, a questo link.

Nella foto: un momento dell’investigazione (archivio).

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5 Commenti

  1. povere creature

  2. Carne di cavallo…si fa per dire, non si sa che ci mettono dentro, io, a parte che non l’ho mai mangiata, e ora non ne mangio di carne, ma mi farei 2 domande se fossi in chi se la va a comprare, sono cibi processati ed adulterati che contengono sostanze chimiche quando va bene e quando no…beh…lasciamo stare in realtà che cos’è davvero sta roba.

    La differenza tra gli animali che si mangiano e quelli che si amano, il cavallo è un interessante punto di congiunzione.

    http://www1.adnkronos.com/IGN/News/Cronaca/Carne-cavallo-Coldiretti-1-cibo-su-5-adulterato-e-truffa-globale_3293287386.html

  3. Vi ammiro e vi stimo, ma non ho nemmeno iniziato a vedere il video. Mi dispiace ma non ci riesco. Grazie di cuore

  4. Io anche non ho visto il video perchè davvero è difficile per chi ama gli animali anche se è stata una valida iniziativa.La parola etico è quella più giusta in questi casi come economia etica che credo sia quella che oggi ci serve contro la crisi economica.Mangiare la carne di cavallo è un esempio di economia selvaggia dove tutto può essere venduto in nome del mercato come anche è successo con i famosi prodotti tossici che hanno causato nel 2007 una crisi epocale dove l’Italia stenta ancora ad uscirne dopo 7 anni.Ci rendiamo conto che tanto deve essere cambiato e una delle prime cose è il divieto di consumo di carne di cavallo.

  5. condivido manon riesco a guardare ilvideo troppapena

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