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[VIDEO E DOSSIER] Viaggi senza ritorno: la sorte dei cavalli nei mattatoi italiani

È firmata EssereAnimali la nuova, scioccante investigazione sulle realtà dei mattatoi italiani. Stavolta, gli involontari e incolpevoli protagonisti sono i cavalli.

L’Italia è, attualmente, il primo consumatore di carne equina nell’intera Europa. Una richiesta, quella di carne di cavallo nel Belpaese, che di fatto produce una vera e propria tratta di schiavi animali che arrivano nei macelli italiani da allevamenti e mercati polacchi, francesi, spagnoli. I viaggi lunghissimi, spossanti per gli animali, si concludono naturalmente con la morte in mattatoio: quest’ultima non è, come molti ancora credono o cercano di far credere, né immediata né indolore, ma al contrario carica di sofferenza fisica e psicologica.

EssereAnimali, sul sito dedicato all’investigazione, parla di “una morte terribile” durante la quale i cavalli “assistono spaventati all’abbattimento di chi li precede”.

Di fatto, ciò che attende i cavalli al mattatoio non è in alcun modo diverso da quello cui sono destinate mucche, vitelli, pecore, agnelli, maiali, polli, conigli, tacchini e via discorrendo. Tutti gli animali sono uguali.

“I cavalli importati in Italia provengono dagli allevamenti e dalle cosiddette fiere dei cavalli. Gli animali, acquistati da intermediari, vengono inviati ai centri di raccolta dove sono concentrati in attesa del trasporto successivo, che avverrà dopo il nullaosta della visita veterinaria. Si tratta di cavalli allevati appositamente per la carne, di frequente lasciati liberi al pascolo e destinati all’esportazione a circa uno due anni”, racconta l’associazione, che si è recata in Polonia, nei mercati, e ha potuto osservare nel dettaglio la violenza del trattamento riservato agli animali.

In particolare, si parla di cavalli caricati a forza sui camion, picchiati con bastoni e soggetti a frequenti cadute, feriti agli occhi e alle zampe o legati per ore in un contesto caotico e per loro fortemente traumatizzante, e spesso trasportati su mezzi non idonei.

I viaggi di questi animali verso i macelli italiani superano spesso i 2000 chilometri: significa che trascorreranno negli automezzi oltre 12 ore, nel caso (frequente) in cui la destinazione finale sia un impianto mattatoio in Puglia.

Inevitabilmente, tragitti così lunghi si rivelano tragici per i cavalli, che giungono al macello stremati dopo aver trascorso oltre 12 ore a cercare di mantenere l’equilibrio negli automezzi. Sono spesso inoltre fortemente disidratati, accaldati o infreddoliti, certamente (e comprensibilmente) terrorizzati.

“Anche quando avvengono nel rispetto delle normative vigenti”, spiega EssereAnimali, questi viaggi costituiscono per gli animali una grave forma di sofferenza e comportano forte stress, affaticamento, rischio di lesioni e di disidratazione. Sono ancora frequenti e documentati viaggi di cavalli provenienti da diversi Paesi europei che superano le 24 ore senza sosta, in cui sono assenti gli abbeveratoi e gli stalli individuali”.

Cosa accade quando gli animali raggiungono il mattatoio?

“L’abbattimento può avvenire dopo poche ore, ma solitamente i cavalli trascorrono da 1 a un massimo di 7 giorni in stalle, fino a quando avviene la visita ‘ante mortem’, con la quale l’animale è giudicato idoneo alla macellazione dal veterinario. Entro 24 ore i cavalli saranno condotti nei corridoi che conducono alla ‘trappola’. Questa gabbia di metallo ha la funzione di contenere gli animali prima che l’operatore li stordisca con una pistola a proiettile captivo, che provoca danni gravi e irreversibili al cervello”.

Gli attivisti hanno documentato la pena che precede la morte degli animali: i cavalli assistono inermi all’uccisione dei loro compagni, manifestando terrore e accasciandosi all’interno della trappola di stordimento, oppure indietreggiano vistosamente a ogni rumore che precede un abbattimento. Tutti gli animali sono pienamente consapevoli di ciò che sta per accadere loro.

“I macelli da noi visitati, i principali per numero di cavalli macellati in Italia, abbattono fino a 4000 cavalli l’anno. Dopo lo stordimento sono appesi per gli arti posteriori e verranno loro recisi i vasi sanguigni del collo per essere dissanguati. Scuoiati, eviscerati e infine sezionati in mezzene o quarti, con la visita post mortem i cavalli diventano carne licenziata al consumo e poi spedita nelle macellerie.  Questo è ciò che accade a oltre 50.000 cavalli, uccisi ogni anno solo in Italia per la produzione di carne”.

Sul sito ViaggiSenzaRitorno, che potete raggiungere cliccando qui, è presente un riquadro giallo sulla destra dello schermo che prevede l’inserimento dei vostri dati per firmare la petizione che chiede lo stop a queste pratiche. Vi consigliamo di partecipare e condividere, in modo che le firme raggiungano il numero di 40,000 richiesto da EssereAnimali.

Di seguito, l’estratto del video dossier realizzato dall’associazione.

Rivalutate le vostre scelte alimentari, orientatevi su un’alimentazione che elimini la carne e i prodotti derivati dagli animali.

Foto: macellazione dei cavalli nei mattatoi italiani (fonte EssereAnimali su Flickr).

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3 Commenti

  1. Tristezza, fatto.

  2. si …proprio quegli occhi….!!!!! altri commenti,meglio non farli xche verrebbe giù ……non vi dico…..

  3. Quegli occhi! Non aggiungo altre parole a quegli occhi e al vostro articolo… Le parole ci sono t.u.t.t.e

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