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Genova: ammazzò un cane a fucilate. La Corte d’Appello conferma il carcere per 4 mesi

Pena lieve, e chissà se certa, per l’uomo che nel 2009 uccise un cane a colpi d’arma da fuoco a Moneglia, in provincia di Genova.

L’uomo, di cui non sono state rese note le generalità, si accanì contro il cane di un uomo nei pressi di un campeggio. Il proprietario dell’animale sentì il rimbombo dello sparo e vide tornare l’animale ferito. Purtroppo, nonostante il rapido trasporto in clinica veterinaria, il cane non riuscì a sopravvivere.

Il responsabile dell’uccisione dell’animale era stato condannato alla pena di quattro mesi di reclusione nel maggio del 2011, dal Tribunale di Chiavari.

Negli scorsi giorni, la Corte d’Appello di Genova ha confermato la decisione del GUP.

LAV si definisce solo parzialmente soddisfatta: “Siamo soddisfatti per la conferma della condanna, ma purtroppo le pene previste per chi maltratta o uccide animali non sono abbastanza severe. Ed è per questo motivo che riteniamo indispensabile una riforma della Legge 189/2004, sia per aumentarle sia per impedire che soggetti riconosciuti colpevoli di reati in danno agli animali non abbiano più la possibilità di detenere animali di qualunque tipo”.

Resta ora da capire se la reclusione in carcere sarà convertita in pena pecuniaria, come accade nel 99% dei casi in Italia.

Foto: archivio.

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Un commento

  1. Si purtroppo, se non è stato nemmeno reso noto il nome del criminale vuol dire che prima era incensurato e quindi godrà pienamente di tutti i benefici che la legge di questo sciagurato paese concede.

    In questo caso (e non solo in questo, anzi…) sono per il brocardo “In claris non fit interpretatio”, galera e multa massima prevista dalla legge senza giochi o favori.
    Dura lex, sed lex.
    Ad litteram.

    Un ringraziamento al sistema giuridico-fallimentare itaGliano ed ai suoi complici infami.

    P.S.: Le pene previste non sono abbastanza severe questo è vero, ma il problema in realtà è non solo che queste vengano limate e annullate dai meccanismi di attenuazione che sono veramente una disgrazia, bensì dalla natura interpretativa cui si rifanno costantemente i giudicitagliani.

    Un’autentica vergogna e nessuna giustizia.

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