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Aggiornamenti caso Daniza: seconda necroscopia a Grosseto, cuccioli ancora monitorati

 

Continua giustamente a tenere banco la vicenda dell’uccisione dell’orsa Daniza, avvenuta la scorsa settimana in provincia di Trento per una supposta dose letale di tranquillante.

I contraccolpi di un’uccisione (e, prima ancora, di una cattura) che doveva essere a tutti i costi evitata scuotono ancora l’Italia intera e le notizie, più o meno verosimili, si susseguono con discreta confusione.

Ad oggi, pare confermato che il Partito Animalista Europeo stia studiando, assieme alla municipalità di Cortina d’Ampezzo, la fattibilità del trasferimento dei cuccioli dell’orsa sulle Alpi venete. Già negli scorsi giorni il sindaco Andrea Franceschi aveva pubblicato su Facebook un invito ai turisti a scegliere la località perché lì gli orsi non vengono uccisi.

Enrico Rizzi, segretario nazionale del PAE, spiega che è stata inviata una nota al Comune il quale avrebbe risposto “dandoci massima disponibilità ad accogliere gli animali” perché si inseriscano sul suo territorio. Si tratterebbe, tuttavia, di una operazione del tutto inedita i cui contorni sarebbero ancora tutti da stabilire.

Stefano Fuccelli, presidente del Partito Animalista Europeo, precisa anche che l’amministrazione ampezzana garantirebbe “un luogo circoscritto e protetto da telecamere di videosorveglianza”.

Il vicesindaco di Cortina d’Ampezzo ha di fatto confermato la disponibilità di massima ad ospitare gli orsetti per 6/8 mesi, ferma restando la necessità di verificare l’effettiva fattibilità del trasferimento: “Noi avevamo avanzato l’ipotesi di accoglierli fino a crescita avvenuta, specificando che ci venisse spiegato se gli orsetti potevano essere accolti in un’area recintata. Se l’unica possibilità fosse rimetterli in libertà, la nostra posizione sarebbe da rivedere perché dovremmo tenere conto, tra le altre considerazioni, dei regolamenti del Parco delle Dolomiti d’Ampezzo. In ogni caso, il requisito fondamentale è il benestare della Provincia Autonoma di Trento”. Resterà dunque da capire se quest’ultima voglia, nel caso, sbarazzarsi della patata bollente che da settimane si passa tra le mani.

Il magazine online L’Ultima Ribattuta riporta intanto che il Procuratore capo di Trento, Giuseppe Amato, ha disposto nuovi esami post-mortem sul corpo di Daniza – in fretta e furia trasferita nel piccolo centro di analisi di Trento dopo la morte – in modo da (si spera, ma certezze non ce ne sono) chiarire una volta per tutte l’esatta causa del decesso. La Procura ha incaricato di una nuova necroscopia due veterinari, uno dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie di Trento (dove sono state effettuate le prime analisi) e l’altro dell’Istituto di Medicina Veterinaria Forense del Ministero della Salute, a Grosseto. Sembra anche ormai chiaro che ci vorranno settimane, se non mesi, prima che i dettagli dei risultati vengano resi pubblici. Quantomeno si sa con certezza che il corpo di Daniza è ancora disponibile anche perché Quotidiano, in questo articolo, parla della presunta volontà della Provincia di Trento a bruciarne i resti subito dopo il primo esame necroscopico, condotto appunto nella stessa provincia in cui è avvenuta la morte.

Il Procuratore Amato, inoltre, ha disposto la sottrazione all’ISPRA del Ministero dell’Ambiente e al Servizio Foreste della Provincia di Trento la gestione dei due cuccioli di Daniza, affidandoli al Corpo Forestale dello Stato – che dovrà ora stabilire il loro futuro e la loro gestione.

Finora, i due piccoli “risultano stare bene”, a detta del Procuratore, e rimangono monitorati e nutriti regolarmente. La LAV non ne dubita, anche perché il suo presidente Gianluca Felicetti si dice convinto che Trento sappia “di avere addosso gli occhi del mondo” dopo la figura barbina fatta in Italia e all’estero (clamoroso era stato il titolo del Times Europe, pochi giorno dopo l’uccisione di Daniza: “Ranger inetti uccidono mamma orsa protetta”). Da parte della Procura di Trento è quindi ora messa da parte l’ipotesi del sequestro dei cuccioli per un maltrattamento che, incredibilmente, non si vede concretizzato.

Sul carrozzone Daniza, nel frattempo, è saltato anche il MUSE, ossia il Museo delle Scienze di Trento che, pur non avendo avanzato nessuna richiesta ufficiale, si è detto disponibile all’affidamento del corpo dell’orsa che sarebbe così esposta, a detta del direttore Michele Lanzinger, “all’interno di un percorso dedicato al rapporto fra ambiente naturale e uomo”. Una frase, quest’ultima, che suona involontariamente tragicomica – se non altro perché il caso Daniza rappresenta proprio l’assoluto fallimento di questa convivenza interspecifica.

Foto: archivio.

In chiusura: il video de “La Grande Orsa”, la canzone che i Lingalad hanno voluto dedicare a Daniza.

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4 Commenti

  1. E’ chiaro che la provincia di trento ha paura delle conseguenze e vuole bruciare il corpo come l’assassino cerca di fare il delitto perfetto nei film!

  2. Daniza 1995 – 2014. Nata in Slovenia uccisa da una Delibera illegittima di una giunta provinciale incompetente.

  3. E’ incredibile l’opera di sciacallaggio vigliacco che continua ad essere compiuta nei confronti di questo animale morto ammazzato senza motivo.

    La cosa del MUSE è presa da Lercio vero?
    No perchè siamo veramente allo schifo più nero sennò…

    Vergogna!

  4. GIUSTIZIA GIUSTIZIA GIUSTIZIA GIUSTIZIA.Ed ancora GIUSTIZIA x tutti gli animali uccisi ingiustamente..

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