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Orsa Daniza uccisa, è bufera. Ecco tutte le reazioni e gli aggiornamenti

L’orsa Daniza è morta, non c’è più: uccisa da una dose di anestetico insopportabile per il suo cuore – almeno, questa è la versione più accreditata fino a conferma o smentita da parte dello staff veterinario che ha eseguito, presumibilmente ieri, l’autopsia – ha lasciato orfani i suoi due cuccioli, forse troppo piccoli per sopravvivere.

La notizia dell’uccisione di Daniza da parte di chi si era, contro ogni logica e spiegazione etologica, intestardito a volerla catturare tiene banco da ieri e ha suscitato un polverone mediatico difficilmente immaginabile. Di certo l’amministrazione di Trento che per prima ha avallato la cattura dell’orsa, colpevole solo di essersi comportata secondo natura, non si aspettava una bufera simile – e la speranza è che gli animi non si plachino affatto, fino a che la vicenda non sarà chiarita in ogni suo punto e le responsabilità, dirette o indirette, accertate nel dettaglio.

Ripercorriamo intanto quanto accaduto e facciamo ora il punto della situazione, assai complessa.

Chi era Daniza?

Daniza, “Daniela” in sloveno, non ci era neppure nata, in Trentino – né aveva chiesto di viverci. Ci era stata portata quando aveva più o meno due anni di età, nell’ambito del progetto di ripopolazione Life Ursus per il quale erano stati stanziati dall’Europa circa 12 milioni di euro, incassati dalla Provincia di Trento. Soldi pubblici, dunque, e ben graditi – di certo più degli orsi. Catturata in Slovenia quando aveva circa cinque anni di età, Daniza era stata trasferita nel Parco Adamello Brenta nel maggio del 2000 e aveva messo al mondo diverse nidiate di cuccioli.

Fin da subito il progetto Life Ursus aveva mostrato le sue debolezze, soprattutto causate da quello che sembra essere un vero e proprio dilettantismo della Provincia di Trento, non solo chiaramente impreparata a gestire gli orsi, ma anche poco incline a tollerarli essa stessa. A questo proposito, scrive Margherita d’Amico su Il Richiamo della Foresta: “Fin dal principio, attingendo a ingenti finanziamenti comunitari, Life Ursus ha seminato sangue e dolore. Chi non ricorda Jurka e i suoi figli? La prima orsa diventata a forza trentina, quindi punita perché “problematica”, fu prelevata nel 2000, a pari di altri simili, dalla Slovenia. Serviva ad abbellire il Parco dell’Adamello Brenta, intanto che la Provincia di Trento riceveva dall’UE alcuni milioni di euro impegnandosi, fra le altre cose, a risarcire chi subisse possibili danni da parte degli orsi. Due dei figli di Jurka, JJ1 e JJ3, furono clamorosamente giustiziati a causa di mancati accordi con gli Stati confinanti. Il primo perse la vita in Baviera nel 2006, al secondo spararono in Svizzera nel 2008, di altri si persero per sempre le tracce. A quel punto si stabilì che Jurka non temeva a sufficienza l’uomo, e insegnava alla prole ad avvicinarsi alle abitazioni in cerca di cibo. Al tempo in cui fu presa e sterilizzata per finire rinchiusa nella squallida buca sotto il monastero di San Romedio (che oggi accoglie un nuovo prigioniero: in Trentino sono diverse e sostenute dagli amministratori le gabbie dove gli orsi perdono in via definitiva la libertà) l’orsa aveva tre cuccioli di un anno, che furono lasciati a se stessi. Le successive proposte di convivenza con i plantigradi sono state, nella Provincia di Trento, di eliminarne un po’ con il generoso aiuto dei cacciatori, di imbandire mense con le loro carni e infine di chiedere alle regioni vicine se vogliano acquisire qualche esemplare necessariamente esperto in geografia nazionale e capace di rispettare i confini”.

Insomma, c’era una ragione per cui gli orsi, in Trentino, si erano estinti: sembrava quasi sapessero di trovarsi in un territorio severamente ostile.

Ma torniamo a Daniza: una delle sue figlie, alcuni anni dopo l’inserimento dell’orsa nell’Adamello Brenta, è stata catturata e rinchiusa in un’aera faunistica perché – come sempre – ritenuta “problematica”.

Qualche settimana fa, a Ferragosto, un certo Daniele Maturi di Pinzolo, provincia di Trento, riferisce di essere stato aggredito dall’orsa mentre si nascondeva per osservarla assieme ai suoi cuccioli di circa 6/7 mesi d’età. Tralasciando le varie versioni di quanto presumibilmente accaduto, il Maturi non riporta gravi ferite e si mostra alle telecamere e agli obiettivi dei fotografi con scarne fasciature e in sostanziale, perfetta forma, vantandosi addirittura di aver “allontanato l’orsa con calci e pugni” (sic…). I dubbi sulla versione del “Carnera di Pinzolo” (questo il soprannome del Maturi) emergono subito e vengono ventilati da più parti, ma nonostante ciò la Provincia di Trento ha subito pronta una sentenza per Daniza: è problematica, è pericolosa per l’uomo, va catturata, eventualmente uccisa. Le proteste iniziano subito e la Provincia fa una parziale marcia indietro: non la uccideremo, ma la rinchiuderemo a Casteller, in un recinto.

Da quel momento in poi parte un vero e proprio assedio all’orsa, che si conclude con la sua morte, nella notte tra il 10 e l’11 settembre 2014.

La valutazione etologica di Daniza

La volontà di cattura di Daniza è sembrata da subito avere poco a che fare con la sua presunta pericolosità, soprattutto perché l’orsa aveva da sempre mostrato un carattere schivo e poco incline al contatto con l’uomo. Catturare Daniza sembrava più un’azione con una forte matrice politica, non solo specista, una scelta che aveva davvero nulla a che fare con ragioni oggettivamente etologiche.

A tal proposito si erano espressi in tanti, dalla Guardia Forestale all’ISPRA fino a un etologo di fama internazionale come Roberto Marchesini, chiamato come perito dall’associazione Gallinae in Fabula. Secondo Marchesini, prendendo per buona la versione dei fatti di Daniele Maturi, Daniza si era comportata in modo nient’affatto erratico o problematico, al contrario. Aveva mostrato invece una estrema capacità di autocontrollo e di gestione del rapporto interspecifico, limitandosi a comunicare al fungaiolo, in maniera certamente eloquente, che non gradiva la sua presenza vicino a sé e ai suoi cuccioli. La potenza muscolare e la forza distruttiva di un orso adulto sono facili da immaginare e il Maturi, seppur in ottima forma fisica, difficilmente avrebbe potuto opporsi a un’aggressione davvero finalizzata a far male. Daniza, spiegava Marchesini, è riuscita quindi a controllare la propria forza fisica limitandosi a spaventare l’uomo che si era avvicinato troppo alla sua prole, e addirittura si era nascosto dietro un albero a distanza di pochi metri dai cuccioli – manifestando quindi un comportamento che l’orsa aveva giustamente percepito come pericoloso.

Negli incontri precedenti tra la famigliola ursina e altri esseri umani, mamma orsa si era comportata altrettanto bene, allontanandosi con i suoi piccoli senza arrecare alcun danno.

Tutte le relazioni proposte dalle associazioni in merito all’indole di Daniza, schiva ed equilibrata, sono state sistematicamente ignorate dalla Provincia di Trento. Le denunce e le diffide, archiviate. Le centinaia di migliaia di firme della cittadinanza raccolte, cestinate come fossero nulla (peccato che, in una democrazia che si rispetti, il popolo dovrebbe essere sovrano). Il Ministero dell’Ambiente, nell’insipida figura del ministro Gian Luca Galletti, si è invece ammantato di ponziopilatismo, dichiarando che qualunque decisione presa dalla Provincia di Trento sarebbe stata accettabile, salvo “chiedere chiarimenti” alla notizia della morte di Daniza. Una morte annunciata causata da quella che Il Corriere bolla come “una sequenza di scelte errate”.

La morte e la testimonianza

La morte di Daniza sarebbe avvenuta perché qualcosa di imprecisato, nella sua sedazione, è “andato storto”. Sul decesso dell’orsa i dubbi e le ombre sono davvero molti, specie perché il comunicato rilasciato in merito dalla Provincia di Trento e da noi pubblicato ieri in questo articolo era assai scarno e vago. Non è chiaro chi esattamente abbia compiuto l’intervento, dove, a che ora, con quali modalità. Non esistono fotografie certe che mostrino Daniza al momento della cattura – culminata con la sua uccisione – né è chiaro per quale ragione, dopo settimane in cui la Provincia di Trento insisteva pubblicamente nel sostenere che l’orsa sarebbe stata “presa” con un tubo-trappola, si sia invece proceduto alla rischiosissima telenarcosi. Non è chiaro neppure chi si prenderà carico di svolgere l’esame necroscopico sul corpo dell’animale, ed è infatti volontà delle associazioni che i resti di Daniza vengano presi in carico da un organismo assolutamente super partes.

Nelle ultime ore, intanto, è stata pubblicata sul Corriere la testimonianza di uno dei quattro Forestali Provinciali che erano a caccia di Daniza. L’uomo, che vuole rimanere anonimo per timore di ripercussioni, sostiene di aver visto morire l’orsa davanti ai suoi occhi e mostra di non avere la più pallida idea di sapere cosa sia andato storto. Avvilente.

“Siamo intervenuti rapidamente, con noi c’era il veterinario e quando ci siamo avvicinati non era ancora morta. Ma intervenire in quelle condizioni non è facile, senza attrezzature, senza tutto ciò che si può avere in una clinica. Giuro che abbiamo fatto tutto il possibile per salvarla”.

In pratica, il Forestale Provinciale parla di un intervento ad alto tasso di rischio di morte che non include l’attrezzatura o le precauzioni necessarie per evitare, appunto, il suddetto rischio di morte. E racconta che i cuccioli di Daniza hanno assistito impotenti alla morte della loro madre: “Assistere alla morte di Daniza è stato di una tristezza infinita e guardare i cuccioli venire verso la madre è stato anche peggio. La femmina si è avvicinata di più, è stato possibile catturarla per applicarle il chip auricolare che permetterà di tenerla sotto controllo. L’abbiamo spostata in una zona di sicurezza e l’abbiamo tenuta d’occhio fino al risveglio”. E l’altro cucciolo? Non pervenuto. Era presente al momento del rilascio della sorella? Non si sa. È riuscito a ricongiungersi con lei o la squadra di caccia si è trovata, di fatto, a separare i due piccoli? Nessuna dichiarazione in merito. Dove sono, ora, i figli di Daniza? Buio completo.

Quello che è certo è che i due piccoli, che senza lo scellerato intervento dell’uomo sarebbero rimasti con la loro madre fino ai tre anni d’età, e che di certo avrebbero trascorso stretti a lei il primo inverno, si trovano ora ad affrontare la brutta stagione completamente soli. Col rischio di non sopravvivere.

Il Forestale Provinciale della Provincia di Trento sottolinea che “non è stato fatto nulla che non rispondesse a protocolli ben stabiliti. Abbiamo riflettuto molto, nessuno sa spiegarsi cosa può essere successo. Magari c’entra l’età avanzata… l’orsa aveva 18-19 anni e un’orsa vive in media tra i 20 e i 25. Tutto può avere influito. In questi anni ho imparato che durante la cattura un imprevisto può sempre succedere. Lo devi sempre mettere in conto, in qualche modo”. E la Provincia di Trento, a imprevisti di questo tipo, è abituata: Daniza non è il primo orso che le muore tra le mani in questo modo. Nel 2008, a un esemplare venne somministrato narcotico durante la cattura. L’orso scappò, le autorità lo persero di vista per il tempo sufficiente che annegasse faccia in giù in uno specchio d’acqua. Lo trovarono già morto. L’anno scorso, un altro orso morì “di sedazione” durante l’applicazione del radiocollare. E questi sono solo alcuni dei madornali, grossolani errori commessi nel corso dello strapagato progetto di ripopolamento in Trentino.

Aggiornamenti ore 18,00: l’esame necroscopico sui resti di Daniza sarebbe stato effettuato, ma non è chiaro né dove né da parte di quale autorità. Sembra dunque essere caduta nel vuoto anche la richiesta di ENPA di procedere al sequestro del corpo in modo da permettere ad un organismo super partes di accertare in maniera oggettiva la causa del decesso. Gli esiti della necroscopia saranno disponibili nei prossimi giorni.

La sorte dei cuccioli

Nonostante la Provincia di Trento abbia a più riprese segnalato che i cuccioli di Daniza abbiano buone probabilità di sopravvivere anche senza la madre, opinioni del tutto opposte arrivano da etologi ed esperti come Giovanni Amori, zoologo del CNR (Consiglio Nazionale delle Ricerche).

“Senza la madre i cuccioli sono di sicuro a rischio, perché non sanno ancora alimentarsi. Si tratta di una vicenda iniziata male e finita peggio, segno di come nel nostro Paese manchi una cultura ambientale e si tenda invece a porre sempre l’uomo al centro della natura”.

Dello stesso avviso è Lisa Signorile, esperta di comportamento animale e specializzata in Genetica: “Il rischio è molto concreto. Possono gli orsetti, di cui uno pesa 30 chili, da soli mettere su abbastanza riserve di grasso fino a novembre/dicembre per assicurarsi di rimanere mesi senza mangiare durante il periodo del letargo? Nessuno, al momento, può dare una risposta in Italia. È molto probabile che la prossima primavera tutto cadrà nel dimenticatoio e, quando verranno contati gli esemplari di orsi, possano mancare all’appello due cuccioli”.

Concorda anche il celebre etologo Roberto Marchesini che spiega che, al di là del rischio di non sopravvivenza, ai cuccioli orfani verrà soprattutto a mancare l’importantissima guida della madre nella fruizione di percorsi, nella ricerca di cibo, nella difesa dai predatori e, in particolare, nello sviluppo di corrette capacità di interazione intra e interspecifiche.

Max A. E. Rossberg, Vice Presidente della Società Europea Wilderness, esperto in Ecoturismo e Strategie di gestione, conferma: “I cuccioli orfani di Daniza rischiano di morire di fame e di freddo (tanto più con l’inverno alle porte, i piccoli non sono abbastanza forti per procacciarsi il cibo né per scavarsi una tana), di rimanere vittime di altri predatori, inclusi gli altri orsi, perché ancora non in grado di difendersi”.

Soprattutto, al momento, preoccupa il non avere alcuna notizia di dove si trovino i due piccoli e di come stiano. La Provincia di Trento ha segnalato di poter intervenire almeno su uno di loro (quello cui è stato applicato il chip auricolare) ma cosa avverrà se i due fratelli fossero rimasti separati? E, in ogni caso, cosa significa “intervenire per tutelare”? Il rischio che, a fini di sopravvivenza, i due cuccioli vengano catturati e sistemati vita natural durante nel rifugio di Casteller che era stato inizialmente destinato alla loro madre è qualcosa cui non si può non pensare. Ammesso e non concesso che, durante un’eventuale cattura, sopravvivano all’anestesia – s’intende.

Aggiornamenti ore 18,00: i due cuccioli si sarebbero riuniti e sarebbero, in questo momento, osservati a distanza dalla Forestale trentina attraverso il metodo della telemetria.

La durissima presa di posizione del Corpo Forestale dello Stato

Nel momento in cui la notizia dell’uccisione di Daniza si è diffusa, c’è stato dapprima un momento di costernato e generalizzato silenzio. Poi sono cominciate le reazioni, e non si sono più fermate. Tra le più inaspettate e forti, c’è stata la presa di posizione del Corpo Forestale dello Stato che dapprima, su Twitter, ha precisato che nessuno dei suoi uomini era stato coinvolto nel nefasto tentativo di cattura per poi aggiungere di aver già manifestato, tempo addietro, tutte le sue perplessità in merito alla reclusione di mamma orsa e alla sopravvivenza dei suoi piccoli. Infine, la bordata: il Corpo Forestale dello Stato ha aperto un’inchiesta su quanto accaduto, ipotizzando i reati di maltrattamento e uccisione di animale. Se vero è che i Forestali non hanno competenza sulla provincia autonoma, altrettanto noto è che siano la massima autorità in questo genere di vicende e l’arroganza della Provincia di Trento, che ha bypassato il Corpo prendendosi malamente carico di un tentativo di recupero finito in tragedia, è l’ennesimo sassolino gettato in uno stagno ormai colmo. I Forestali, nelle prime ore dalla comunicazione del decesso di Daniza, hanno quindi avviato un’indagine d’iniziativa e cominciato ad acquisire documentazione e informazioni presso l’amministrazione provinciale e tutte le autorità pubbliche coinvolte. Nel dettaglio, i militari hanno disposto che una squadra specializzata si recasse all’Ispettorato Generale su disposizione del Capo del Corpo, a supporto delle investigazioni.

Le reazioni delle associazioni

Sulla rete si è scatenata, da ieri mattina, una vera e propria bufera di reazioni per quanto accaduto alla povera Daniza, morta semplicemente per aver fatto l’orsa. ENPA ha da subito parlato di un palese caso di animalicidio e ha invitato il Ministro dell’Ambiente Galletti a rassegnare immediatamente le dimissioni: “Ciò che è accaduto all’orsa Daniza non è un incidente né un fatto casuale: è un animalicidio in piena regola. Nei giorni e nelle settimane passate avevamo più volte chiesto di lasciare in pace l’animale, arrivando a diffidare le autorità locali: questo è il risultato della caccia alle streghe, del clima di terrore scatenato contro il povero plantigrado. Insieme alle centinaia di migliaia di cittadini che si sono schierati con noi a difesa di Daniza, consideriamo responsabili di questa morte tutte le autorità che hanno fatto terrorismo psicologico contro l’orso: in primis la Provincia di Trento e gli amministratori locali e i politici locali che hanno scatenato questa guerra di religione. Ma anche coloro i quali hanno materialmente eseguito l’intervento di telenarcosi. Al riguardo chiediamo di sapere se tale intervento sia stato posto in essere da personale medico veterinario e se siano stati rispettati tutti i protocolli veterinari”. Per quanto riguarda il Ministero dell’Ambiente, ENPA lo definisce “incapace di tutelare l’animale: per questo l’associazione chiede le dimissioni immediate del ministro. Chi a vario titolo è coinvolto nell’animalicidio di Daniza stia sicuro di non dormire sonni tranquilli: questo è il punto di partenza di una battaglia che porteremo avanti finché Daniza non avrà giustizia”.

Il WWF si definisce invece “sconcertato” dall’uccisione dell’orsa e parla di “tristissima conferma della inopportunità della sua cattura. Le istituzioni nazionali, che hanno dimostrato di non saper gestire con la dovuta competenza questa situazione, forniscano certamente i risultati dell’autopsia e facciano emergere la verità su quanto accaduto, su come sia stata gestita questa delicatissima fase della cattura di un animale già spossato, perché in fase di allevamento di due cuccioli, e si suppone in perenne stato di allerta nelle ultime settimane. Il WWF ribadisce il proprio dissenso per la decisione infausta di catturare un esemplare come Daniza, per la quale non sussistevano le condizioni di pericolosità a cui si era appellata l’ordinanza della Provincia. Non vi era ragione alcuna di procedere alla cattura di un animale che si era comportato secondo natura. Questo rafforza ancora di più la convinzione che il Piano d’Azione Interregionale per la Conservazione dell’Orso sulle Alpi Centro Orientali vada completamente rivisto e reso uno strumento che sappia considerare la diversità degli eventi. Purtroppo Daniza è già il secondo esemplare di orso bruno che muore durante le fasi di cattura e narcosi operate dai tecnici della Provincia di Trento, pertanto è irrinunciabile una dovuta verifica sulle capacità e l’operato per verificare se si sia trattato dell’ennesimo evento casuale o ci sia imperizia anche solo nella scelta del prodotto e del momento in cui procedere. Vanno accertate con puntualità le responsabilità individuali e amministrative. Diversi sono gli aspetti della stessa ordinanza su cui va fatta chiarezza per il ruolo stesso assunto in questa vicenda dalla amministrazione provinciale di Trento, ruoli e scelte che il WWF ritiene siano in capo allo Stato, perché la gestione della fauna non può essere demandata in particolare per le specie particolarmente protetti . Il WWF vuole quindi che siano accertate le eventuali responsabilità, per evitare nuove morti di questi preziosi animali, specie protetta dall’Unione Europea verso cui l’Italia è responsabile”.

Il segretario del Partito Animalista Europeo, Enrico Rizzi, si dice addirittura convinto che l’uccisione dell’orsa sia avvenuta ben prima di quanto dichiarato: “Già dalle prime dichiarazioni di Piazza Dante l’intento era chiaro, Daniza era un’orsa problematica. Nessuno di noi ha mai creduto alla barzelletta della cattura. Siamo inoltre convinti che l’animale sia stato ucciso da qualche giorno. Ieri verso le 13 la Digos di Trento ci han contattato per sapere se eravamo intenzionati ad organizzare un nuovo presidio nel capoluogo o a Pinzolo”.

E anche LAV è certa che la morte di Daniza non sia stata affatto casuale: “Nessuna fatalità, Daniza è stata uccisa. Per questo denunciamo per violazione dell’articolo 544 bis del Codice Penale – reato di animalicidio che prevede fino a 2 anni di reclusione – il Presidente della Provincia di Trento Rossi, il Vice Presidente Olivi, l’Assessore-veterinario alla caccia Dalla Piccola e ogni altro responsabile di questa vera e propria esecuzione. Chiediamo al Procuratore Capo della Repubblica Amato – che ha colpevolmente cestinato tutti gli esposti a tutela degli orsi presentati nelle ultime settimane – l’immediato sequestro probatorio del cadavere di Daniza, e il sequestro preventivo dei suoi cuccioli – troppo piccoli per sopravvivere senza la mamma – nonché di tutti gli Orsi del Trentino, per la loro messa in sicurezza evitando così nuove esecuzioni.  Le indagini vanno affidate al Nucleo specializzato Nirda del del Corpo Forestale dello Stato, dal momento che la guardia forestale coinvolta in questa caccia all’orso – specie protetta e patrimonio indisponibile dello Stato, per legge! – dipende proprio dalla Provincia di Trento.  Inoltre, chiediamo che l’autopsia sul cadavere di Daniza sia immediatamente affidato all’Istituto Forense di Medicina Veterinaria del Ministero della Salute, dal momento che la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato, per accertare ogni responsabilità di questa uccisione per “telenarcosi”.  Non si tratta di un errore, ma di una esecuzione avallata proprio dalle Istituzioni che dovrebbero tutelare la Fauna selvatica, in primis il Ministro dell’Ambiente Galletti le stesse che prima hanno voluto e avallato i progetti di reintroduzione degli Orsi, con tanto di operazioni di marketing e beneficiando di 12 milioni di fondi UE, per poi organizzare una scandalosa caccia all’orso al primo presunto “fastidio”, senza alcuna sensibilità ambientale e senza alcuna considerazione per l’opinione pubblica, anche trentina, dalla parte di Daniza, degli animali, della civiltà”.

Legambiente parla invece di “finale da dilettanti. Tutta la vicenda dell’orsa Daniza si conclude peggio di come è iniziata, con un finale che dimostra l’incapacità della Provincia di Trento di gestire una specie importante per la biodiversità presente sull’arco alpino”.  E Antonio Nicoletti, responsabile nazionale aree protette di Legambiente, aggiunge: “Non sappiamo dove verrà effettuata l’autopsia, ma se io dovessi farla chiederei all’Istituto Zooprofilattico di Grosseto che ha una sezione specifica per quanto riguarda la medicina veterinaria forense, lì appunto ci sono degli specialisti che in casi come questo, dove c’è di mezzo anche la magistratura, a parte l’origine della morte che non è atto di bracconaggio o quant’altro, darebbe le garanzia maggiori” sulle reali cause che hanno portato alla morte dell’animale. Però purtroppo io non sono in grado di dire dove il magistrato deciderà di mandare l’orsa. Se dovessi scegliere io, ripeto, farei in modo che quel gruppo di lavoro venga coinvolto. Questo non è un evento a se stante ma sono capitati altri. Sembra di avere a che fare con dei dilettanti allo sbaraglio, perciò abbiamo chiesto che il Ministero si assuma la responsabilità di avocare a sé la gestione dell’orso in Trentino anche alla luce di quello che è successo. Si può trattare di un incidente, può darsi che la dose di narcotizzante fosse giusta e ci siano state complicazioni in seguito, ma vista l’approssimazione che ha messo in campo la Provincia, cominciamo a preoccuparci seriamente. In questi mesi la Provincia non ha dato garanzie di una grande perizia. Visto che prima il gruppo di lavoro era coordinato dal Parco dell’Adamello Brenta e adesso se ne occupa in prima persona la Provincia, quello che viene spontaneo chiedersi è per quale motivo Trento non collabori o, se collabora, perché non lo faccia efficacemente con il Parco dell’Adamello Brenta”.

La Lega Abolizione Caccia (LAC) chiede le dimissioni dell’assessore provinciale all’agricoltura Michele Dallapiccola, coinvolto direttamente nel “mandato di cattura” che ha causato la morte di Daniza, e commenta: “L’epilogo dell’orsa Daniza è l’indegna conclusione di un decisionismo becero e pasticcione della Provincia Autonoma di Trento, che tutto dovrebbe essere fuorché autonoma in decisioni che riguardano esemplari di specie particolarmente protette a livello statale e comunitario”.

Dello stesso tenore, infine, la dichiarazione di LIPU: “È una morte assurda ma annunciata, quella dell’orsa Daniza. Molti in fondo la volevano, altri hanno fatto poco per evitarla. Ma quello che più preoccupa è una certa cultura sommaria, se non violenta, che si sta diffondendo a livello istituzionale nei confronti degli animali – afferma in una nota il presidente della Lipu Fulvio Mamone Capria a proposito della morte dell’orsa Daniza. “Le istituzioni nazionali, che hanno dimostrato di non saper gestire con la dovuta competenza questa situazione, forniscano celermente i risultati dell’autopsia e facciano emergere la verità su quanto accaduto”.

Le reazioni dei politici

Anche i politici di ogni partito non hanno perso l’occasione per esprimere il loro punto di vista sull’uccisione di Daniza. Da ogni parte sono quindi fioccate, nelle ultime ore, esternazioni sostanzialmente concordi: l’orsa non doveva morire, non doveva neppure essere catturata.

Il Presidente della provincia autonoma di Trento Ugo Rossi, anch’egli direttamente coinvolto nella morte dell’orsa, ha subito dichiarato: “Non è la prima volta che Daniza ha avuto un’anestesia perchè avendo il radiocollare è già stata sottoposta a questo tipo di operazione, e quindi non ci spieghiamo esattamente cosa possa essere successo”. Gli attacchi da ogni fronte politico, tuttavia, sono arrivati ugualmente e numerose sono state le richieste delle sue immediate dimissioni.

“Un passo indietro del presidente Ugo Rossi è il minimo sindacale in un caso come questo – ha dichiarato Michela Vittoria Brambilla di Forza Italia – E non meno gravi appaiono l’incapacità e la negligenza di cui ha dato prova il ministro galletti nel valutare il caso, nonostante io stessa gli abbia prospettato, in due interrogazioni parlamentari, quali rischi comportava la strada intrapresa dalla Provincia autonoma di Trento”.

Fronte compatto da parte del Movimento 5 Stelle che, attraverso un post pubblicato sul blog di Beppe Grillo, ha commentato: “M5S ritiene che la gestione della vicenda dimostri l’improvvisazione e l’incompetenza (già evidenziati dalle scelte seguite al ferimento di Pinzolo) che alberga nelle strutture provinciali. Questa volta la vittima è stata Daniza. Vedremo se i responsabili (Ugo Rossi, Michele Dallapiccola, Romano Masè tanto per cominciare) saranno almeno in grado di trarre le dovute conseguenze rassegnando le dimissioni da incarichi per cui si sono dimostrati palesemente non all’altezza, portando il nome del Trentino alla gogna mondiale”.

L’ex ministro Franco Frattini definisce “irresponsabili e del tutto incompetenti coloro che hanno sparato all’orsa Daniza una dose mortale di anestetico. O era voluto?”. E gli fa eco Loredana De Petris di Sinistra Ecologia e Libertà: “Sdegno: è questo l’unico sentimento che provo per l’uccisione di Daniza. È così che il Trentino usa la propria autonomia speciale?”.

Angelo Bonelli dei Verdi parla invece di “ruolo vergognoso del Ministero dell’Ambiente”.

La reazione più controversa, e anche quella che ha suscitato inevitabilmente una buona dose di sarcasmo, è stata infine quella di Matteo Salvini, segretario della Lega Nord, che su Facebook ha dichiarato: “In Italia si può uccidere un orso, ma non si possono toccare spacciatori, rapinatori, clandestini e delinquenti vari. Vergogna, qualcuno deve pagare!”. Gli utenti sono stati rapidissimi a ricordargli che, soltanto qualche hanno fa, la Lega Nord si faceva promotrice di un banchetto a base di carne d’orso proprio in Trentino. Non solo: sempre recentemente, la Lega Nord si era dichiarata a favore dell’eradicazione dell’orso dal Trentino (qui il nostro articolo).

Al di là dei commenti del singolo, fa specie che l’intero parlamento italiano si sia improvvisamente scoperto animalista quando i partiti, ad esclusione dell’intero M5S e di qualche altro deputato di buonsenso, hanno pochi giorni fa votato compatti per il mantenimento dei mostruosi richiami vivi nella caccia (qui l’articolo).

Figuraccia all’estero

La morte di Daniza è stato un evento talmente clamoroso da superare i confini nazionali e trovare risalto anche sulla stampa straniera, che non plaude all’iniziativa di cattura della Provincia di Trento e guarda con disappunto alla tragica conclusione della vicenda. E si evidenziano i dubbi, ampiamente diffusi, sul reale incontro tra Daniele Maturi e mamma orsa, come in questo articolo pubblicato sul celebre quotidiano Guardian. Non solo: il famoso quotidiano sottolinea anche come la presunta aggressione di Daniza al fungaiolo fosse il primo attacco di uno degli orsi della zona su un essere umano.

Il sito belga RTBF commenta come l’uccisione di Daniza “abbia lasciato orfani due cuccioli di sette mesi” e parla di “un raccoglitore di funghi troppo curioso che aveva turbato la madre e i suoi cuccioli causando una reazione naturale” che però si era concretizzata in una “condanna a morte” per l’orsa.

Ciliegina sulla torta, quasi contemporaneamente alla notizia dell’uccisione di Daniza, il Calgary Sun, quotidiano dell’omonima città canadese, racconta che le autorità delle riserve Alberta Parks non prenderanno assolutamente alcun provvedimento, né di cattura né tantomeno di uccisione, nei confronti della femmina di orso Grizzly che ha dilaniato, uccidendolo, un cacciatore 54enne che si era avvicinato troppo al suo cucciolo. I rappresentanti del parco precisano infatti che quanto accaduto alla sfortunata vittima “non è colpa dell’orsa. Tutte le prove mostrano che, in questo caso, l’orsa stava agendo solamente per istinto e che pertanto si sia trattato di un incidente con motivazione difensiva e non predatoria”. Mostrando alla piccola, piccolissima Italia come si gestisce correttamente una situazione del genere.

Le petizioni e le manifestazioni di protesta

Contestualmente alle proteste pubblicate su tutti i media nazionali, sono partite le petizioni – numerosissime – finalizzate a non far cadere nel dimenticatoio una vicenda che porta in sé una serie di elementi già singolarmente scandalosi.

Le riportiamo a seguire, per chi volesse firmarle e diffonderle.

_ Richiesta di bloccare tutti i fondi destinati alla Provincia di Trento: cliccare qui.

_ Richiesta di dimissioni del Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti: cliccare qui.

_ Richiesta di dimissioni del Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi: cliccare qui.

_ Richiesta di dimissioni di: Ministro dell’Ambiente Gian Luca Galletti, Sottosegretari Barbara Degani e Silvia Velo, Presidente della Provincia di Trento Ugo Rossi, Vicepresidente della Provincia di Trento Alessandro Olivi, Assessore all’Agricoltura Michele Dallapiccola, Sindaco di Pinzolo William Bonomi: cliccare qui.

_ Evento Facebook per il corteo a Pinzolo, Trento, nella giornata di domenica 14 settembre: cliccare qui.

Nella foto: archivio.

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10 Commenti

  1. Chi ha il potere e le competenze per intervenire e prendere decisioni pensi immediatamente a SALVARE I CUCCIOLI. O ci dovremo trovare a piangere anche loro?!.. Anzi.. se non venissero seguiti, morirebbero di sicuro e non non lo sapremmo mai..
    VI PREGHIAMO DI AGIRE!

  2. Sono molto triste e mi sento impotente davanti a tutto questo!

  3. Speriamo che faranno un’ indagine seria su questa assurda morte.

  4. Perdonatemi, non so se fra le petizioni da voi proposte vi sia anche questa:
    http://www.thepetitionsite.com/905/571/540/justice-for-mama-bear-daniza/

    Un abbraccio dal “dolore con rabbia”… Sono senza altre parole…

  5. Egregia signora Colo’
    Grazie Grazie, finalmente una persona che dice la verita’!
    TUTTI A CASA!
    Tutti noi dobbiamo reagire, ma non solo per Daniza, ma per tutto il mondo Animale.
    BASTA ogni giorno vengono violate le leggi, ma poi…….niente.
    Speriamo che i cuccioli si possono salvare……facciamo qualcosa………..

    “Animals need a voice in the World”

    Ricordatevi!
    Gli Animali vi rispettano per tutta la vita, e tu?

  6. Salve , da veterinaria che lavora con animali ” esotici ” onestamente non mi è mai e ripeto mai morto un animale a causa dell’ anestesia; questo per cominciare ! E i cuccioli ? Rimasti soli a un passo dall’ inverno ? Così piccoli ….. Leggo monitorati da chi ? Da quelli che hanno ucciso Daniza ? Bel monitoraggio !!!!!! Perché non hanno chiamato un veterinario specializzato ma si sono appoggiati a chi voleva la morte dell’orsa senza motivo alcuno ? A questo punto i soldi , e non pochi, del progetto Ursus ( progetto fallace per altro ) visti i precedenti con altri orsi il Trentino dovrebbe resituirli cosicché vadano a progetti più seri e usarli per creare una struttura protettiva per i piccoli orfani . E’ palese che gli orsi non piacciono in trentino potrebbero almeno comunicarlo ! La morte di Daniza lascia un grande vuoto anche tra tutti coloro che nel loro piccolo avevano firmato petizioni a sostegno e credevano seriamente che tutto si sarebbe risolto al meglio . Penose e inuti le associazioni ” ufficiali ” che non hanno capito cosa succedeva e non hanno proposto soluzioni alternative prima dell’ irreparabile. Ora spero che si dimettano i vertici e chiudano i battenti vista l’ inutilità delle stesse . Vivo a Londra e mi vergogno di essere Italiana non solo per Daniza ma per tutto quello che vedo accade agli animali .
    Barbara

  7. Cercherò di essere moderato e civile ma quello che mi passa per la testa non potete nemmeno immaginarlo, sarei incarcerato a vita in una cella umida e buia 😉 Per amore del danaro l’uomo perde OGNI dignità e bisognerebbe metterlo al confino su di un’isola deserta e malarica e senza ogni comodità !! Comunque, dopo tutte le negatività che il tizio o i tizi si son tirati sulle spalle, io non vivrei più tranquillo (le maledizioni esistono) e ******

  8. PER FAVORE FATE IN MODO CHE SI ATTIVINO VERAMENTE PER SEGUIRE I CUCCIOLI. NON PER ESSERE PRESI IN PRIGIONIA. MA CHE NON MUOIANO. E SIANO PER SEMPRE LIBERI.

  9. COME DICE LA COLO’ TUTTI A CASA……..MA TUTTI

  10. TUTTE FIRMATE

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