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USA: la Corte dell’Oregon dichiara animali “vittime, proprio come gli umani”

Creerà quasi certamente un precedente giuridico quanto stabilito negli scorsi giorni dalla Corte Suprema dell’Oregon, negli Stati Uniti, che ha dichiarato che gli animali – a qualunque specie essi appartengano – dovrebbero vedersi garantite almeno alcune delle tutele finora appartenenti solamente all’essere umano. In pratica, gli animali non umani sono stati definiti “vittime” esattamente come gli uomini.

Quanto stabilito dalla Corte Suprema dello Stato americano dovrebbe tradursi, nella pratica, nella possibilità di interventi immediati da parte delle forze dell’ordine che, in casi di crudeltà animale, potrebbero accorrere in aiuto delle vittime non umane senza alcuna necessità di ottenere prima una mandato. Non solo: le nuove disposizioni potrebbero anche inasprire ulteriormente le pene riservate agli aguzzini di animali.

Il procuratore Jacob Kamins dichiara: “Si tratta di disposizioni estremamente utili nelle indagini e nelle sentenze relative a casi di maltrattamento”.

Nello specifico, quanto accaduto è relativo al caso Stati Uniti d’America contro Arnold Nix, che vedeva un uomo (Nix, appunto) ritenuto colpevole di aver affamato a morte venti tra capre e cavalli. Normalmente, tale reato di maltrattamento si sarebbe configurato come di secondo grado, ossia non premeditato, e avrebbe riservato all’aguzzino pene relativamente lievi. Ora, grazie a quanto disposto dalla Corte Suprema, Nix potrebbe vedersi condannare per venti diversi capi d’accusa, ossia uno per ogni vittima animale. Ciò si tradurrebbe in una pena detentiva più lunga e in una estrema difficoltà a “ripulire” la propria fedina penale, anche lungo tempo dopo l’espiazione della condanna.

Lora Dunn, avvocato dell’associazione Animal Legal Defense Fund di Portland, dichiara: “Prendere atto che gli animali siano effettivamente vittime di crimini è una dimostrazione di buonsenso”.

Nix, che venne arrestato per il maltrattamento dei suoi animali nel 2009 e aveva 68 anni all’epoca del crimine, aveva cercato di difendersi in corte specificando che il significato ordinario del termine “vittima” non comprendeva gli “animali non umani” e che la legge dell’Oregon classifica questi ultimi come meri oggetti di proprietà.

Tuttavia, la Corte aveva citato il caso Stati Uniti d’America contro Linda Fessenden e Teresa Dicke, spiegando che all’epoca dei fatti (il 2010) un agente di polizia era stato legalmente giustificato ad introdursi nella proprietà privata delle aguzzine per prestare immediate cure a cavallo ridotto in un tale stato di malnutrizione da non reggersi neppure più in piedi. In particolare, il poliziotto riteneva che l’animale fosse in immediato pericolo di morte e pertanto non aveva avuto bisogno di alcun mandato per entrare nella proprietà privata, prelevare il cavallo e trasferirlo in un centro veterinario.

La Corte Suprema ha stabilito che, sebbene la legge classifichi ancora gli animali come proprietà, in casi di “circostanze esigenti” le forze dell’ordine non violano alcuna disposizione nel loro tentativo di “prevenire danni a persone o cose”, appunto.

L’avvocato Dunn spiega che l’Animal Legal Defense Fund riceve quotidianamente chiamate da parte delle forze di polizia che segnalano animali “in punto di morte” che “potrebbero non avere il tempo di attendere un mandato” e per questo si dichiara “elettrizzata da quanto disposto dalla Corte Suprema”, perché si tratta di osservazioni tra le più progressiste nel campo dei diritti animali, che pure risulta ancora lungo e tortuoso. Secondo la Dunn, quanto stabilito “è una evoluzione che riflette i nuovi sentimenti della società in generale”.

La giudice Martha Lee Walters, responsabile della puntualizzazione in oggetto, ha sottolineato infatti che gli animali, che siano domestici o d’allevamento, “occupano ormai una posizione privilegiata nel cuore delle persone e che ciò si rivela nello sviluppo di leggi a tutela degli animali”.

Va detto che lo Stato dell’Oregon è, negli USA, tra i più evoluti nel suo trattamento degli animali: dispone infatti pene detentive più dure nel caso in cui la violenza nei confronti di un animale sia stata perpetrata di fronte ad un bambino e può richiedere imporre psichiatrici per gli aguzzini.

“Mentre apprendiamo la correlazione tra tutte le vite, potrebbe arrivare il giorno in cui gli esseri umani percepiranno una minore separazione tra loro stessi e gli altri esseri viventi di quanto non riflettano le leggi di oggi”, ha scritto la giudice, “In ogni caso, non abbiamo bisogno di uno specchio sul passato o di un telescopio sul futuro per riconoscere che lo status legale degli animali è già cambiato e sta ancora cambiando”.

Non possiamo che augurarci che il giorno in cui gli animali non verranno più ritenuti “proprietà” o “oggetti” arrivi presto.

Foto: archivio.

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3 Commenti

  1. L’immagine pubblicata in testa a questo articolo è emblematica delle sofferenze alle quali sono spessissimo sottoposte queste creature (tutte) dopo di che penso che le leggi USA siano decisamente migliori per la tutela degli animali a differenza di tanti altri Paesi (a cominciare dal nostro) dove non ci sono leggi o se ci sono vengono puntualmente disattese.

  2. Credo che le leggi-tutela in molti stati americani siano davvero ben fatte rispetto al nostro ordinamento caotico, inefficiente (ed inefficacie) e lacunoso per non dire inadeguato ed obsoleto.

    Onore al merito e spero vivamente che si possa prendere a manifesto questa realtà giuridica in tutto il mondo, soprattutto qui da noi.

    Grazie.

  3. grazie a nome di tutti gli animali

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