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Tigri, addio: in un secolo ridotta del 97% la loro popolazione mondiale

Le tigri stanno scomparendo irrimediabilmente, nonostante gli sforzi immani di numerose nazioni del mondo per salvarle. Secondo le ultime stime del WWF, negli ultimi cento anni la loro popolazione selvatica ha subito una flessione impressionante, equivalente al 97%. Questo significa che, se un secolo fa il mondo avesse contato cento tigri allo stato libero, oggi ne resterebbero solamente tre.

In pratica, le tigri saranno destinate a sparire per sempre dalla faccia del pianeta nell’arco del prossimo decennio se non si riuscirà a realizzare un concreto ed efficiente programma di salvaguardia della specie.

L’impressionante report che mostra il declino del più grande felino vivente è stato reso noto in concomitanza con l’ultimo World Tiger Day, la giornata mondiale della tigre celebratasi solo qualche giorno fa: tra il 2000 e il 2014, sono state almeno 1590 le tigri interessate dai sequestri. In soldoni, significa che sono almeno due gli esemplari uccisi ogni settimana.

A distruggere le speranze di sopravvivenza delle tigri non sono solamente la perdita dell’habitat (problema gravoso che affligge ormai quasi tutte le specie animali), ma anche il commercio illegale di parti del loro corpo, in particolare di ossa e pelle. Così come per l’avorio degli elefanti e il corno dei rinoceronti, è l’Asia l’area che maggiormente richiede questo tipo di prodotti.

Il punto più critico, nel programma di protezione di questi animali, risiede nell’assenza di informazioni precise sul loro esatto numero in diversi Paesi del mondo.

Questo tipo di approccio danneggia la conservazione della specie perché, secondo il WWF, “non consente di definire le azioni urgenti e inderogabili da promuovere”. Sono infatti troppi i “vuoti nella nostra conoscenza e i dubbi sulla reale situazione delle tigri. Fino a quando non sapremo quante ne esistono e dove sono, non potremo sapere il modo migliore per proteggerle”. In particolare, responsabili di questo gap di informazioni sono diversi Paesi del Sudest asiatico, come Laos o Vietnam – peraltro importanti punti di appoggio nel commercio illegale di parti di animali selvatici diretto in Cina.

Foto: archivio.

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4 Commenti

  1. Credo lo sappiano bene, Massimo. Ma i richiami per idioti-gonzi saranno sempre di più, forti di cotanto “dolce” tintinnio dei soldi 🙁

  2. Il punto è sempre quello:la Cina.Nel 2014 teniamo i computer più potenti ,lanciamo i satelliti nello spazio e sulla terra non riusciamo a far capire ai cinesi che le ossa della tigre non servono in medicina.

  3. Che tristezza.

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