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Randagi in Europa: impossibile stimare l’esatta entità del problema nei Paesi dell’Est

Alcuni giorni fa abbiamo pubblicato un articolo che riprendeva le nuove stime condotte in Spagna in merito al problema dell’abbandono dei cani. Secondo il più recente studio prodotto dall’Osservatorio della Fondazione Affinity, la Spagna sarebbe il Paese europeo con il maggior numero di cani abbandonati: oltre 150,000 ogni anno.

Tuttavia, da un’analisi più approfondita di decine di documenti in rete e grazie ai suggerimenti di specialisti del problema abbiamo riscontrato che il vergognoso “podio” degli abbandoni potrebbe rimanere vuoto, in considerazione della pressoché totale assenza di numeri certi da Paesi in cui quello del randagismo e degli abbandoni è un problema endemico.

In particolare, le stime sono assenti in molti dei Paesi est-europei di cui spesso parliamo anche qui sul blog: Romania e Ucraina in primis, ma anche Iugoslavia e Bulgaria – solo per citarne quattro facenti parte di un panorama desolante.

Secondo quanto riportato da RSPCA International nel settembre 2012, solamente l’87% dei Paesi europei dispone di legislazioni relative al benessere e alla protezione degli animali. Il 70% dei Paesi proibisce l’abbandono e solo il 50% impone delle restrizioni sulla vendita e l’allevamento di cani. Il 42% dei Paesi europei possiede leggi di controllo sulla proprietà degli animali e il 70% impone l’identificazione degli animali: tuttavia, anche questo dato potrebbe risultare falsato perché non sempre la legge viene applicata, pertanto un ampio numero di animali risulta non tracciabile. Nei Paesi europei in cui la registrazione e l’identificazione dei cani è stata messa in atto con rigore vi sono stati miglioramenti effettivi in termini di controllo del randagismo.

Secondo le tabelle di RSPCA, tuttavia, in pressoché la metà dei Paesi europei il numero dei randagi sul territorio rimane costante e una relativamente piccola fetta della torta è dedicata alla categoria “no information”: questo significa che in taluni Stati non esiste alcun sistematico censimento della popolazione di cani randagi da parte del governo centrale o delle agenzie responsabili per il controllo degli animali senza padrone. Tra questi, vi sono diversi Paesi dell’Est europeo.

Vale anche la pena menzionare l’assenza di una legislazione europea armonica e onnicomprensiva in merito alle pratiche di gestione dei randagi, di fatto affidate ai singoli Paesi membri   con notevoli differenze tra uno Stato e un’altro: se, per esempio, in Italia la soppressione dei cani in canile è vietata dal 1991 con la Legge n. 281/91 a tutela degli animali d’affezione, la Romania da decenni “gestisce” il problema randagismo attraverso eutanasie indiscriminate.

Per quanto riguarda gli abbandoni dei cani, come già accennato, alcuni Paesi effettuano studi costanti e monitorano la situazione anno per anno (un esempio sono le stime dell’Osservatorio spagnolo che parla di oltre 150,000 cani abbandonati all’anno, ma RSPCA parla anche di circa 100,000 cani abbandonati annualmente in Francia e oltre 70,000 nel Regno Unito. L’Italia, nel 2013, sarebbe stata teatro dell’abbandono di almeno 50,000 cani secondo gli studi di LAV e Gaia Animali & Ambiente), mentre per altri le stime non sono disponibili e questo rende di fatto impossibile stabilire quale Paese più di tutti tenda ad abbandonare i suoi animali.

Parlando in particolare della Romania, è difficile trovare dati recenti che attestino l’esatto numero di cani senza padrone vaganti sul territorio: le associazioni internazionali presenti nel Paese testimoniano, con il loro lavoro di ogni giorno, l’imponenza del problema ma numeri esatti non sembrano esistere.

Persino in questo interessante articolo della CBC, pubblicato nell’ottobre del 2013, mancano stime ufficiali per diversi Paesi dell’Est mentre i numeri risultano più certi per altre nazioni. La World Health Organization stima la popolazione mondiale di randagi in 200 milioni, 25 milioni dei quali nella sola India; 46,000 nell’isola di Cipro, 500,000 a Bali, circa 43,000 in Canada (14% dei quali eutanasizzati nei canili). Nessuna stima, invece, per la Romania, l’Ucraina, la Bulgaria ed altre nazioni.

La conferma dell’assenza di stime effettive in Romania, ad esempio, viene data anche nel rapporto datato 2005 di Robert Smith, “How to solve Romanian street dog problem effectively, humanely and forever”. Gli unici numeri presenti sono quelli relativi ai cani uccisi, sterilizzati e rilasciati sul territorio (attraverso il Trap, Neuter & Release program) oppure fatti adottare dalle associazioni che lavorano nel Paese.

Nel 2011, la vicepresidente della FNPA (National Federation of Animal Protection) Carmen Arsene pubblicò un rapporto che confermava l’assenza di dati certi concentrandosi soprattutto sul gap esistente tra una corretta tutela del fenomeno e quanto realmente accade ai cani sia per strada sia nei canili rumeni. Di fatto, il documento contiene il numero degli animali uccisi negli anni nella sola Bucarest: 144,339 tra il 2001 e il 2007 (al costo di 9 milioni di euro). Nel 2001, la popolazione dei randagi nella capitale si attestava sui 70,000 cani esemplari accertati: nel 2011, dopo oltre centomila uccisioni, si era ridotta di pochissimo e raggiungeva i 40,000 – a dimostrazione dell’inutilità della soppressione come metodologia di controllo del fenomeno.

Secondo il rapporto della FNPA, la modalità “Catch & Kill” (Cattura e Uccidi) è fallimentare perché, innanzitutto, mira al sintomo e non al vero problema. Inoltre, la riproduzione della popolazione canina è maggiore della capacità di uccisione, e cresce esponenzialmente tanto maggiore è il numero di animali incarcerati a vita o soppressi. Infine, un territorio svuotato dai suoi randagi verrà rapidamente occupato da altri esemplari in cerca di cibo o rifugio.

Tecnicamente, sia da un punto di vista logistico che finanziario, è impossibile catturare tutti i randagi presenti in una nazione e inoltre questo tipo di approccio non include alcuna soluzione del problema a monte, ossia l’abbandono degli animali, che continua ad essere perpetrato senza freno. Nessun programma nazionale è stato disposto per educare la popolazione in merito alla gestione responsabile dei propri cani e alla compassione nei confronti dei randagi.

Il rapporto prosegue spiegando, numeri alla mano, come la sterilizzazione si riveli il solo metodo efficace per gestire il randagismo: due esempi, in Romania, sono le città di Oradea (passata dal 2006 al 2011 da una popolazione di 4000 a 270 randagi) e quella di Lugoj (dal 2008 al 2011, da 2500 a 235 randagi); in pratica una riduzione del 93% a costi grandemente inferiori.

La sterilizzazione, in effetti, non colpisce il sintomo ma la causa del problema attraverso un effettivo controllo delle nascite, e attraverso il rilascio sul territorio di cani conosciuti, gentili e in salute, stanziali, rispetto al flusso continuo di cani sempre diversi, non sterilizzati e non vaccinati. La sterilizzazione è, naturalmente, anche il metodo preferito secondo le disposizioni dello stesso OMS, oltre che quello più efficace e meno costoso.

In Romania, come già detto, risulta inefficace il monitoraggio della popolazione collettiva di randagi, effettuata in maniera occasionale e del tutto parziale. Tenere traccia di animali non registrati presso un’anagrafe canina, praticamente non identificabili in nessun modo, risulta impossibile tantopiù che la questione non sembra essere presa seriamente dagli organi istituzionali deputati al controllo.

In conclusione, assumere che sia la Spagna il Paese con il maggior numero di cani abbandonati è un azzardo quasi certamente inesatto: è invece più corretto sostenere che la Spagna risulta la nazione con il maggior numero di cani abbandonati tra quelle nelle quali vengono effettuate stime affidabili e costanti sul problema randagismo.

Foto: archivio.

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2 Commenti

  1. Poveri tesori, saranno tantissimi e tutti quanti destinati a fare una brutta fine! Bisognerebbe sterilizzare a tappeto…….

  2. e certo che non si sa stimare la quantità….non interessa alle istituzioni governative….non ce resa in denaro. Ma se cominciassero a punire chi maltratta gli animali o chi le abbondano…allora si che si potrebbe fare un conto……..

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