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[VIDEO E PETIZIONE] Namibia: senza fine la strage delle otarie autorizzata dal governo

Come ogni anno, il governo della Namibia ha autorizzato l’uccisione di 80,000 cuccioli di otaria per le loro pelli e di 6000 esemplari adulti per i loro genitali.

Per il massacro, i cuccioli vengono raggruppati sulle spiagge e uccisi a colpi di bastone uncinato di fronte agli occhi impotenti delle loro madri che, inutilmente, tentano di difenderli. La mattanza, ogni anno, inizia in luglio o agosto e dura all’incirca venti settimane.

Il governo della Namibia, nonostante le proteste internazionali, continua imperterrito non solo ad autorizzare ma addirittura a promuovere il massacro delle otarie orsine del Capo sebbene la popolazione di questi animali stia calando vertiginosamente da oltre dieci anni.

Esattamente come i pescatori canadesi (ed altri, in tutto il mondo), anche quelli della Namibia giudicano le otarie vere e proprie rivali nella caccia e fanno pressioni perché vengano massacrate. In realtà, come sempre accade, questi animali giocano un ruolo importantissimo all’interno di un ecosistema complesso come quello del Paese.

Il governo della Namibia vende apposite licenze ai commercianti di pellicce che, a loro volta, ingaggiano personale del posto il quale, materialmente, si sporca le mani massacrando queste creature totalmente indifese.

Per anni, l’importante associazione animalista HarpSeals ha lavorato con altre organizzazioni con l’obiettivo di mettere fine al massacro delle otarie orsine del Capo. Addirittura il problema è arrivato fino ai tribunali della Namibia, ma senza risultato: l’istanza che chiedeva di fermare la caccia, nel 2011, venne respinta immediatamente senza se e senza ma.

Peraltro, i cacciatori di foche non sono nuovi neppure a manifestazioni di violenza nei confronti dei giornalisti o delle associazioni che filmano la mattanza. L’associazione tedesca Botvoordieren e l’agenzia giornalistica inglese Ecostorm hanno raccontato, qualche tempo fa, che i loro reporter vennero assaliti fisicamente dai cacciatori di foche mentre filmavano il massacro del 2009. Tutto il loro equipaggiamento venne rubato e ciò che rimase fu il filmato che riproponiamo in chiusura di articolo.

La questione del massacro di foche, otarie e leoni marini è molto più complessa di quanto si potrebbe immaginare: coinvolge interessi economici, pseudo-culturali e politici. Quello della Namibia è, tra l’altro, strettamente connesso alle difficoltà che gli animali stanno attualmente affrontando in Sudafrica e tutto sembra parte di un’equazione finalizzata al completo sterminio della specie. Il governo sudafricano, sebbene non permetta più la caccia alle foche, non si è mai interessato del ripopolamento o della tutela delle colonie: al contrario, gli animali sono stati costretti ad allontanarsi dalle splendide isole in cui erano soliti riprodursi e, attualmente, si accontentano di piccolissimi isolotti scogliosi che non offrono adeguata protezione ai cuccioli. Questi ultimi, come è ben noto, non sono inizialmente in grado di nuotare e vengono spesso e volentieri travolti dalle violente tempeste che si abbattono sulle isole: indicativamente, decine di migliaia di cuccioli di otaria muoiono annegati ogni anno, appena dopo la nascita.

Per questa ragione l’associazione Seal Alert ha proposto al governo sudafricano di permettere agli animali di tornare alle loro isole di appartenenza quantomeno con piccole colonie di esemplari salvati. Questo atteggiamento potrebbe spingere altri individui ad avvicinarsi e a ripopolare le isole. Non è ancora chiaro se il Sudafrica accetterà, ma quel che è certo è che sarà l’associazione a doversi procurare i fondi necessari per dare forma effettiva al progetto di ripopolamento.

L’altra questione che, paradossalmente, lega il governo sudafricano a quello della Namibia riguarda l’utilizzo di armi da fuoco da parte dei pescatori. Il Sudafrica lo autorizza e il risultato sono migliaia di foche uccise a colpi di fucile all’anno.

Per quanto riguarda la Namibia, da sempre fallisce nel comprovare la sostenibilità dell’uccisione di circa 85,000 cuccioli all’anno, specie in relazione al declino della specie nel Paese: nel 1994, 2000 e 2006 il 95% dei cuccioli e il 50% degli adulti morì. La natura, da sola, uccide già il 62% dei nuovi nati prima che i cacciatori scendano sulle spiagge per ammazzarne altri. Il riscaldamento globale, la perdita di habitat, la riduzione della popolazione dei pesci e i massacri sono tutti fattori che rischiano di portare questa specie all’estinzione completa. In più, le otarie sono già pesantemente minacciate dai pescatori, dalle interazioni con l’uomo e dalle reti da pesca: ogni settore dei tredici componenti l’industria della pesca in Namibia uccide all’anno 60,000 esemplari.

Eppure, nonostante il bando dei prodotti di foca abbia ormai toccato quasi tutto il mondo, la mattanza continua ogni anno.

Come nel caso del massacro dei delfini nella baia giapponese di Taiji, anche in Namibia i mass media sono banditi dall’accedere alle spiagge dove si compiono le uccisioni: la zona è controllata da guardie armate, e chi cerca di entrarvi può essere arrestato. Tuttavia, le testimonianze fotografiche e le riprese video riescono a superare le restrizioni e vengono diffuse al grande pubblico.

Una lettera precompilata da inviare al Primo Ministro della Namibia per protestare contro la mattanza può essere spedita automaticamente qui.

Foto: il massacro delle otarie in Namibia (fonte AnimalRights).

 

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8 Commenti

  1. A parte il fatto che io aspetto con ansia la pandemia di ebola e ci leviamo tutti dalle cosiddette… una cosa dovrebbe essere fatta: gli animali dovrebbero essere protetti TUTTI da un ente superiore tipo ONU con poteri speciali e sovrastatali, che posa infischiarsene dei veti degli stati e avere potere sul territorio. Se continuiamo a sperare che certi governi con tassi di corruzione paragonabili all’Everest risolvano qualcosa, staremo solo a guardare le speci che si estiguono.

  2. Tutto il mondo va esattamente in direzione opposta rispetto a quella corretta.

    La colpa?

    Sempre dell’uomo.

    Eppure non basterebbe così tanto.

  3. Spero che un giorno pagheremo per tutto il male che continuiamo ad infliggere a tante creature innocenti. Ho firmato la petizione, anche se ci si sente così impotenti di fronte alla violenza tremenda di questo massacro.

  4. Tiziana Di Palma

    È crudeltà allo stato puro. Povere creature innocenti. Tutto questo orrore inutile e crudele mi convince sempre di più che l’essere umano ha perso la propria umanità.

  5. petizione firmata(anche se nn ho avuto una conferma.. boh!… in genere vedo che tutti mandano una risposta, speriamo sia andata a buon fine)video inguardabile e disgustoso……(come poi tutti quelli che riguardano la morte di ogni tipo di animale)….

  6. emilio barbazza

    A VOLTE LE PAROLE NON SERVONO…….BASTA VEDERE LE IMMAGINI….E ESSERE SCONCERTATI…… SIAMO NEL 2014 ………..

  7. solo un diluvio universale salverà gli animali noi siamo una razza di merda..

  8. Vergogna e nient altro

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