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Vittoria! Assolta la soldatessa italiana che finì sotto processo per aver salvato un gatto

Si è finalmente conclusa la brutta vicenda del tenente Barbara Balanzoni, che finì sotto processo per aver salvato un gatto in Kosovo. Del caso avevamo già parlato a questo link.

Secondo quanto riportato da Quotidiano, il Tribunale di Roma non avrebbe accolto la richiesta di condanna del PM e avrebbe emesso una sentenza di assoluzione piena, confermando che il tenente non ha compiuto alcun atto contrario alla legge e che dunque non è macchiata di “disobbedienza aggravata continuata” perché il fatto non sussiste.

La Balanzoni era finita sotto accusa per aver salvato una gatta che non riusciva a partorire durante una missione militare. Barbara, medico chirurgo specialista in Anestesia e Rianimazioni e Ufficiale Medico del ROLE 1 di Villaggio Italia, aveva invece compiuto un semplice gesto di umanità che, fin da subito, avrebbe dovuto essere semplicemente lodato. Peraltro, la soldatessa si era già distinta in passato per una missione umanitaria in Afghanistan, assieme a Medici Senza Frontiere, a dimostrazione che chi ama gli animali non necessariamente non offre il proprio aiuto agli uomini.

Commenta Walter Caporale, presidente dell’associazione Animalisti Italiani ONLUS: “Barbara ha vissuto un travaglio incredibile. Noi siamo fieri di esserci stati e di aver manifestato al suo fianco dal principio. Ora è un momento importante, il punto di arrivo di un percorso tortuoso fatto di ingiurie, diffamazioni, accuse e giochi di potere. Abbiamo sostenuto Barbara sin dall’inizio e quello che ci premeva maggiormente era di non farla sentire mai sola, di farle capire che tutti gli animalisti erano al suo fianco, e lo sono ancora. Perché se la giustizia esiste non può che essere dalla sua parte”.

“L’assoluzione ha dimostrato l’assoluta estraneità di Barbara alle numerose accuse di questi mesi”, conclude Caporale.

Nella foto: Barbara Balanzoni (archivio).

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Un commento

  1. Delle accuse infami e ignobili, tutto questo è stato qualcosa che esula dall’umana comprensione.

    Il discorso di fondo da fare è che le persone che si curano degli animali non fanno distinzione poi tra animali e persone (animali comunque) quando bisogna aiutare.

    Tutto il resto sta a zero.

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