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Chieti: aperta indagine sull’uccisione di centinaia di cavie da laboratorio al Negri Sud

La Procura di Lanciano (Chieti), ha ufficialmente aperto un’inchiesta relativamente all’uccisione di centinaia di topi da laboratorio presso l’Istituto Mario Negri Sud. Le cavie vennero soppresse qualche settimana fa a causa della “crisi economica e occupazione della struttura”: ne avevamo parlato in questa news.

LAV, la Lega Anti Vivisezione, aveva quindi presentato una denuncia alle autorità competenti ed ora la Procura ha aperto un fascicolo in cui si ipotizza il reato di maltrattamento e uccisione di animali.

Al Mario Negri Sud sarebbero intervenuti, per accertamenti, anche gli uomini della Guardia Forestale su incarico del procuratore capo Francesco Menditto, e si vocifera che i topi trovati ancora vivi siano stati sequestrati.

Le centinaia di cavie uccise lo scorso marzo vennero eutanasizzate con il gas: si trattava di circa 870 topolini sottoposti ad esperimenti tumorali. Un altro migliaio di animali venne lasciato nello stabulario situato nei sotterranei dell’edificio sede dell’istituto.

Commenta LAV sul suo sito ufficiale: “La LAV si oppose con forza contro l’istituzione del Mario Negri Sud ai tempi della sua apertura, criticando anche la pioggia di contributi pubblici stanziati per realizzarla. E ora il Consiglio Regionale dell’Abruzzo, in via di scioglimento, ha annunciato lo stanziamento di altri 400mila euro per far sopravvivere la struttura che, invece, dovrebbe riconvertirsi in attività di ricerca senza animali unicamente con i metodi di ricerca sostitutiva. Confidiamo che le Istituzioni coinvolte, a cominciare dalla Procura, facciano di tutto per far luce sulla vicenda e salvare la vita ai topi ancora vivi da possibili soppressioni.”.

Foto: archivio.

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Un commento

  1. Mi auguro che ci sia davvero un cambiamento, che si possano battere nuove strade e si riesca a produrre qualcosa di veramente utile a tutti senza sfruttare nessuno, ma la vedo un po’ duretta, ad ogni modo piccoli passi sembrerebbero muoversi (bisogna però considerare che siamo in Italia…e questo è un grosso svantaggio).

    Per quanto riguarda la questione, mi auguro che per questo orrore non si finisca nel solito vicolo cieco del “non luogo a procedere”.

    Un po’ di giustizia una volta tanto non guasterebbe mica.

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