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[DOSSIER] Ecco dieci attivisti che hanno perso la vita per la loro causa

Prendere posizione per gli animali, i più deboli tra i deboli, per l’ambiente, o per entrambi è una scelta che cambia la vita. Gli attivisti si trovano a doversi scontrare con una opposizione massiccia, spesso insopportabile e comunque molto potente e per questa ragione sono particolarmente coraggiosi. Al contempo, però, la loro scelta etica può comportare anche una seria dose di pericolo, sia che ciò che si combatte abbia le fattezze di una corporazione legalizzata, che del crimine organizzato, che di un bracconiere. Le minacce contro gli attivisti possono essere mortali e, talvolta, si trasformano in fatti.

Tra il 2002 e il 2013 sono stati 908 gli attivisti in 35 Paesi del mondo a morire di morte violenta per la loro causa, secondo quanto pubblicato dal giornale Global Witness nell’aprile di quest’anno. Soltanto dieci tra i responsabili di questi omicidi sono stati individuati e perseguiti penalmente.

Quella che segue è una lista che non si propone affatto di essere esaustiva, quanto piuttosto esemplificativa, e che include dieci esempi di persone uccise nell’ultimo quarto di secolo per aver combattuto per le cause in cui credevano.

1. Jose Claudio Ribeiro da Silva e Maria do Espirito Santo, 2011

Jose e Maria, sua moglie, hanno dedicato praticamente tutta la loro vita a combattere attivamente il disboscamento illegale della foresta amazzonica. Quando hanno osato opporsi ad un potente proprietario terreno che stava sfrattando i contadini dalla sua proprietà, nel maggio 2011, sono stati assassinati da una banda di sicari a bordo di motociclette.

2. Chico Mendes, 1988

Anche Chico Mendes era uno strenuo difensore della foresta amazzonica. Grande leader e ambientalista a tutto tondo, Mendes aveva raggiunto la fama parlando in pubblico in favore dell’utilizzo sostenibile delle foreste e di una migliore educazione per i bambini lavoratori. Venne assassinato nel 1988, all’età di 44 anni, dal proprietario di una piantagione con il quale discuteva da tempo in merito all’espropriazione di una parte di foresta protetta.

3. Jairo Moira Sandoval, 2013

Il caso di Jairo è così recente che ne abbiamo parlato anche noi in questo articolo. Il corpo di questo attivista per i diritti delle tarturughe, originario del Costa Rica, venne scoperto su una spiaggia il 31 maggio 2013. Era stato legato, picchiato brutalmente e infine giustiziato con un colpo d’arma da fuoco alla testa. Jairo, studente di biologia, lavorava da tempo per proteggere le tartarughe marine dai bracconieri e si presume che proprio questi ultimi lo abbiano assassinato o abbiano quantomeno commissionato il suo assassinio. Al momento della morte, Jairo aveva 26 anni.

4. Karel Van Noppen, 1995

Negli anni Novana, il dottor Van Noppen – un ispettore veterinario del governo belga – iniziò le sue indagini sull’utilizzo illegale di ormoni della crescita sugli animali cosiddetti “da reddito” da parte di allevatori che si procuravano i farmaci sul mercato nero. La sua lotta aggressiva contro questo tipo di procedura gli costò la vita: nel febbraio del 1995, Van Noppen venne crivellato di colpi di pistola da alcuni sicari mentre sostava sulla porta di casa.

5. David Chain, 1998

David Chain era un 24enne ambientalista, membro dell’associazione Earth First!. Morì nel settembre del 1998 mentre protestava contro il disboscamento selvaggio nella Headwaters Forest, a nord di San Francisco. Un albero tagliato gli cadde addosso e lo uccise sul colpo. Gli attivisti presenti sulla scena sostengono ancora oggi che i falegnami tagliavano i tronchi con il preciso scopo di farli precipitare sui manifestanti, invece che in una direzione sicura. I falegnami, d’altro canto, sostengono di non sapere che Chain si trovasse in quel punto e che la sua morte fu un incidente.

6. Dian Fossey, 1985

La zoologa americana Dian Fossey aveva dedicato la sua intera vita allo studio e alla protezione dei gorilla di montagna del Rwanda. Il suo corpo senza vita venne trovato all’interno della sua cabina, nel dicembre del 1985. Era stata fatta a pezzi con un machete che, qualche tempo prima, aveva sequestrato ad un bracconiere. Fossey era una donna sola contro un vero e proprio esercito di cacciatori di frodo, e se n’era guadagnata l’odio. La sua morte è, ancora oggi, ufficialmente registrata come “insoluta”. È stata seppellita vicino all’area dei suoi amati gorilla nella provincia ruandese di Ruhegeri. La sua storia è diventata poi un libro e, successivamente, un film molto famoso intitolato “Gorilla nella nebbia”.

7. Prajob Nao-opas, 2013

L’ambientalista thailandese Projob Nao-opas trascorse tutto il 2012 investigando lo scarico illegale di rifiuti tossici nella provincia di Chacheongsao, vicino a Bangkok, in Thailandia. I suoi sforzi pubblici per ripristinare la legalità lo avevano portato a ricevere pesanti minacce di morte confermate anche dalla polizia. Venne ammazzato a colpi d’arma da fuoco nel febbraio del 2013 mentre si trovava dal meccanico in attesa di recuperare la sua auto dopo una riparazione.

8. George Adamson, 1989

Se avete visto il film o letto il libro “Nata Libera” sulla leonessa Elsa, dovreste sapere chi era George Adamson. Trascorse diversi anni della sua vita impegnandosi nella riabilitazione di grandi felini orfani o detenuti in cattività in modo che potessero essere reintrodotti in natura. Venne ucciso in Kenya nel 1989 mentre cercava di salvare la vita al suo assistente e ad un turista durante l’attacco di alcuni bracconieri. Anche sua moglie Joy Adamson era stata assassinata nove anni prima, apparentemente da un lavorante che aveva licenziato.

9. Jill Phipps, 1995

L’attivista inglese per i diritti animali Jill Phipps, di 31 anni, partecipò ad una protesta contro l’esportazione di vitelli vivi ad Amsterdam presso l’aeroporto di Coventry. Era il febbraio del 1995. Jill ed altri dieci attivisti cercarono di fermare un tir carico di vitelli incatenandosi insieme e sedendo di fronte al mezzo. L’autista, apparentemente distratto dal tumulto, le passò sopra – spezzandole la spina dorsale e uccidendola.

10. Joan Root, 2006

Joan Root, attivista per i diritti animali e conservazionista, combatté attivamente il bracconaggio e la pesca illegale in Kenya per molti anni. Nonostante le numerose minacce di morte ricevute si rifiutò di lasciare il Paese. Venne uccisa a colpi d’arma da fuoco da alcuni sicari mentre si trovava in casa sua, nel gennaio del 2006. Chi pagò i killer rimane, ancora oggi, un mistero.

Foto: Jairo Moira Sandoval (archivio).

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6 Commenti

  1. Quasi 1000 persone uccise negli ultimi 10 anni.
    Certe volte vedendo solamente i titoli degli articoli mi prende male, non c’è limite allo schifo che si deve vedere e sentire tutti i giorni.
    Mi si riempie il cuore di tristezza a leggere di tutte queste persone che volevano solamente che fosse fatta la cosa giusta…
    Grazie, posso solamente dire questo, grazie.

  2. Onore anche a te, Barbara! Onore a chiunque, silenzioso e coerente, FA.
    Con tutto il mio affetto.
    Eli

  3. Cari amici (tutti, qui),

    da qualche giorno che non vengo a trovarvi. Sto vivendo una serie di problematiche ed alcune non mi concedono il tempo di soffermarmi a scrivere. Ma leggo ogni articolo ed ogni vostro contributo, (ringrazio l’amico Johnny per il video! Bellissimo!).
    Oggi, in un frangente che “rubo” al tempo (sempre troppo avaro), ho deciso di farvi un saluto a questo articolo, anche perché vi sia il mio nome ad onorare la memoria e soprattutto la vita di queste persone.
    Il coraggio e la sensibilità dimostrati, onorando e difendendo delle proprie idee, […] mi portano a ringraziare chiunque viva (e muoia), per le giuste cause e per il dono più prezioso che queste persone continuamente tramutano in fatti; la coerenza.
    E, a proposito di coerenza, ebbi modo di commentare un post, scritto per l’amico attivista Andrea Cisternino da Sergio Mangiameli.
    Con il permesso dello staff vorrei condividere con voi il testo di quel commento.
    Dedicai le mie parole all’amico Andrea, al signor Mangiameli, alla coerenza (appunto).
    Ora, le stesse parole vorrei dedicarle agli attivisti di cui si legge in questo articolo e a tutti gli attivisti che ogni giorno dedicano la loro vita, il loro Cuore e la loro preziosa coerenza a chiunque non abbia voce.
    Vi ringrazio tutti. Spero a presto.
    E.
    ~~~
    “Caro Sergio,

    la coerenza è un lusso che moltissimi dicono di possedere. Dicono.
    Ma poi, nel procedere su quel filo sospeso, li vedi traballare pericolosamente.
    La coerenza è un lusso, è vero, è uno strano lusso; a volte ti fa sentire maledettamente solo. Ma vale la pena non essere da alcuna parte, se non su quel filo, tagliente e teso al massimo, vale la pena sentirsi non intimiditi e non desiderosi di stare al di là, oppure al di qua. Vale la pena, sì. Perché alla fine non c’è un “grazie” da dover rendere a qualcuno, se non a se stessi.
    Io ringrazio Lei, per questo toccante ed onesto articolo.
    E, a distanza di oltre due anni dalla sua pubblicazione, vorrei ringraziare l’amico Andrea Cisternino per essere tanto umanamente coerente.

    Elisabetta Lelli”

    – Commento tratto dall’articolo “Ieri mi hanno sparato in testa”, di Sergio Mangiameli, al link http://blog.ctzen.it/naturamente/2012/07/03/ieri-mi-hanno-sparato-in-testa/

  4. Sono un’attivista per i diritti degli animali e un veterinario : so bene di cosa si parla io ricevo minacce continuamente . Non ho mai retrocesso di un passo . Prima o poi farò la fine di tanti altri che considero eroi in questi tempi bui dove solo il denaro e il potere contano . Una preghiera per tutti i 900 !

  5. Onore e rispetto a questi GRANDI che si sono sacrificati per qualcosa in cui credevano profondamente!

  6. che infinita tristezza…….

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