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Uno troppo vecchio, l’altro troppo nero, l’ultimo coi pallini da caccia sottopelle. Ecco perché si resta in canile

Ci sono storie di cani che sono più invisibili di altri. Ci sono storie che nessuno racconta perché nessuno vede, perché nessuno sente, perché non hanno mai una soluzione e forse a nessuno importa.

Ci sono cani belli, bellissimi, dal carattere meraviglioso, dall’aspetto estetico che in molti considererebbero perfetto, e che tuttavia languono in canile. Ci trascorrono anni, e infine ci muoiono.

Nell’era dei social network è difficile non avere visibilità – anche se c’è molta concorrenza, ovviamente, perché tutti vogliono e hanno il diritto di parlare di tutto (o quasi) – eppure accade. Accade che mentre ci si indigna per l’ultimo fatto di cronaca, ci si commuove per un video che fa tenerezza, si favoleggia su quanto sarebbe bello abbracciare un morbido e indifeso animale esotico, si firma una petizione per qualcosa che accade lontano da noi, non ci si accorga di quello che invece avviene soltanto a poca distanza da dove ci troviamo.

Quello che avviene è che la vita di tanti animali passa, come un soffio di vento. A volte gli stessi che non hanno mai condiviso l’appello di un animale che muore solo e dimenticato nel suo box, lasciano un commento con un cuoricino o un emoticon triste quando si comunica del suo trapasso.

Almeno tre degli animali appartenenti alla triste categoria degli invisibili, noi, li conosciamo. Sono cani: Lapo, Black e Tris.

Sulla carta non hanno nulla che non vada e, secondo le logiche medie, dovrebbero già avere tutti una casa. Due sono di razza pura, uno è bello come il sole. Tuttavia ciascuno di loro ha uno o più difetti che li rende “scartati” dopo due righe di lettura.

Lapo ha troppi pallini da caccia in corpo e, al contempo, non fa abbastanza pena per interessare veramente qualcuno.

Black è – incredibilmente – troppo nero.

Tris, infine, ha l’enorme difetto di essere anziano e di non lamentarsi di nulla. Questo lo rende invisibile.

Di norma dedichiamo l’unico articolo che pubblichiamo di domenica ad un dossier. Oggi abbiamo pensato di scriverlo per questi tre dimenticati da Dio e dagli uomini, nella speranza (assai flebile, per la verità) che per loro accada un piccolo miracolo. In fondo, anche questo articolo è una sorta di dossier in cui molti volontari animalisti riconosceranno alcune basi comuni: l’inconcepibile inadottabilità di alcuni dei loro protetti, senza apparente ragione plausibile se non la superficialità della maggioranza, che vorrebbe un cane giovane, sanissimo, bellissimo e perfetto. Purtroppo il mondo non è fatto soltanto di questi cani: è fatto anche di Tris, di Lapo e di Black.

Lapo è un bracco tedesco purosangue, e si vede. Quand’era più giovane doveva essere stato di una bellezza sfolgorante, con il pelo lucido e gli occhi luminosi, ma la vita che ha condotto non lo ha aiutato a raggiungere bene la sua maturità.

Lapo apparteneva ad un cacciatore che, probabilmente, non aveva una gran mira: il cane è pieno di pallini di fucile sottopelle. È inutile persino toglierglieli, non ne vale la pena. Ce li ha, ci convive, non sono pericolosi.

Non è più dai pallini, che Lapo deve difendersi, ma dal rischio di restare solo per sempre.

Quando Lapo ha cominciato a non essere più giovanissimo e dunque non veloce e pronto nella caccia quanto il suo “padrone” si aspettasse, è stato senza troppe cerimonie scaricato in canile, passando direttamente dal serraglio al box.

Oltre che essere molto bello, Lapo è educatissimo e tranquillo. Sa muoversi con cautela e pacatezza dentro casa, è un gentilcane nato. Di lui, i volontari dicono che potrebbe “insegnare il bon ton al famoso elefante nella cristalleria”.

Si fa condurre molto bene al guinzaglio, sale e scende dall’auto con maestria. Adora le carezze, strofinarsi sull’erba. Non è per nulla impegnativo, è – in effetti – un cane perfetto per tutti, il compagno ideale per una passeggiata che, una volta tornato a casa, non chiederebbe nient’altro che poter dormire un po’ sul cuscino che non ha mai avuto, nella casa che non ha mai avuto, in compagnia di una famiglia vera (mai avuta nemmeno quella). È persino in regola con microchip e vaccini, Lapo, eppure non lo nota nessuno.

I visitatori del canile passano davanti al suo box e tirano dritto, non notano i suoi occhi dolci, lo sguardo discreto. Lapo è un tutt’uno con il muro: non esiste. Non è mai esistito.

In questo senso, fa concorrenza a Black.

Se Black fosse stato un cucciolo, siamo certi che non staremmo parlando di lui. Sarebbe il compagno peloso e arruffato di qualcuno, forse il “giocattolo” prediletto di un paio di bambini, forse l’orgoglio di un proprietario adulto.

Un proprietario, Black, ce l’aveva anche. Così come una compagna canina, Melly, che però è stata adottata. Senza di lui, naturalmente.

La famiglia di Black non poteva più tenerlo e così, dopo una vita trascorsa esclusivamente in giardino, lui è finito in canile assieme a sua sorella. Quando anche lei ha trovato casa, è rimasto solo persino nel box.

Black, che è un mix flat coated retriever dal mantello di un nero abbagliante, è di una bellezza difficile da descrivere. Questo Peter Pan canino è, nonostante tutto, sempre allegro, con tanta voglia di giocare e ricevere coccole – quando può e come può, certo, perché in canile gli ospiti sono tanti e i volontari, pur facendo il possibile, non possono garantire a tutti la dose di carezze giornaliere che vorrebbero.

Black allora si accontenta di aspettare di essere portato fuori per la passeggiata. In quelle occasioni, non aspetta altro che di sdraiarsi al sole e di annusare un po’ l’erba.

È molto bravo al guinzaglio, anche se a volte è un po’ testone – ma come biasimarlo? Sappiamo tutti che i cani di canile non possono certo uscire in passeggiata come quelli che hanno una famiglia. Si fa quel che si può.

Black sarebbe perfetto per una famiglia senza bambini piccoli, magari con un piccolo giardino a disposizione.

Eppure niente, è come Lapo: i potenziali adottanti arrivano in canile, passano di fronte al suo box e tirano dritto. Niente carezze, per lui, nessuna possibilità non appena si scopre la sua età: dieci anni.

Non importa che sia una cane in salute, che abbia ancora tanti anni di vita davanti a sé, che sia davvero bello, bellissimo: è troppo “vecchio”. Anche se non è vero.

Troppo vecchio per una famiglia, troppo giovane per morire in canile.  Troppo nero, i cani neri non piacciono veramente a  nessuno. Black è in un limbo. Aspetta. Ormai, non sa più neppure lui che cosa.

Anche Tris aspetta.

Di lui abbiamo parlato in questo articolo di qualche mese fa: allora, in tutta franchezza, eravamo più che speranzosi che il miracolo si sarebbe compiuto, e che Tris avrebbe avuto quel pizzico di fortuna che non l’ha mai neppure lontanamente sfiorato. Invece niente. Poche condivisioni, commenti ancora meno, nessuna richiesta di adozione. Nulla, lo zero più assoluto. Dei tre invisibili di cui vi parliamo oggi, Tris è il più sfortunato. E ce ne vuole.

Tris è, come Lapo, un cane di razza pura: un espagneul breton, un cane da caccia. Lo si nota dalla pezzatura bianco-arancio, dal pelo folto, dagli occhi dolci e profondi, e naturalmente dal carattere – pacato, di una dolcezza infinita.

Raccontarvi la mitezza e l’educazione di questo cane, per noi che lo conosciamo personalmente, è oggettivamente difficile perché le parole non riescono a descriverla appieno.

Se la dolcezza avesse un volto, sarebbe quello di Tris. Se avesse gli occhi, sarebbero i suoi. Se la dolcezza fosse un gesto, sarebbe quello della sua piccola coda mozza che si agita quando ti vede comparire davanti al suo box.

Tris, con gli occhi docili e stanchi di chi non ha mai avuto niente (e, sottolineiamo, niente) dalla vita, infila il muso tra le sbarre di ferro del box e muove la coda. Tris sorride, appena, ti infila il naso umido in mano. La coda mozza vibra, come impazzita, il ritmo del respiro aumenta: “Mi vedi!”. Ti chini su di lui per dargli un bacio e lui allora si paralizza, resta immobile, come se volesse congelare il momento per sempre, un singolo istante da ricordare nelle notti fredde d’inverno, quando i volontari non ci sono, nelle lunghe giornate d’estate, passate sulle piastrelle del box, ad osservare famiglie che non lo vedono mai, quasi fosse un fantasma. Quasi fosse già morto.

Tris si paralizza mentre gli schiocchi un bacio sulla testa e poi la sua piccola coda impazzisce di nuovo, vibra, si agita da una parte all’altra, e lui sembra ballare. Sorride. Spinge il muso tra le sbarre di ferro del box e sorride, sorride ancora. Sorride solo perché lo guardi, perché lo tocchi.

Perché sa che quello è il massimo che potrà mai pretendere.

Tris era il cane di un cacciatore. Ha trascorso oltre dieci anni di vita chiuso in un serraglio, usciva solo per la caccia. Poi il suo padrone è morto, e il figlio si è reso conto che Tris, per la caccia, non era più “buono”. Troppo vecchio, non reggeva il passo. Non si poteva andare a caccia con uno come lui. A cosa serviva, Tris? A niente.

Dopo aver inutilmente cercato di piazzarlo ad altri cacciatori, il nuovo padrone di Tris lo ha recapitato in canile come un pacco.

Tris ha conosciuto, nei suoi dodici anni di vita, due “case” solamente: il serraglio prima, il box del canile dopo. E da sempre ha imparato a non lamentarsi, di nulla. Anche questo lo rende invisibile oltre al fatto, naturalmente, di essere anziano e cardiopatico. Tanto quanto nessuno voleva più il vecchio cane da caccia che non sapeva più cacciare, tanto quanto oggi nessuno vuole il vecchio cane tranquillo che cercherebbe soltanto un posto caldo in cui trascorrere i suoi ultimi anni. Un posto caldo, una mano amica, una carezza, uno sguardo.

Che pretese hai, Tris? Non ti spetta nulla. Dovresti saperlo.

Eppure Tris è bravo, bravissimo. È naturalmente educato, si muove con grazia e armonia nonostante la sua età, mangia con delicatezza dalla ciotola e anche se soffre di cuore sta bene, deve solo prendere la sua pastiglia tutti i giorni, non ha bisogno di nient’altro. Non tira neppure al guinzaglio. Ogni cosa che fa, sembra che la faccia in modo da disturbare il meno possibile.

Forse il povero Tris pensava che così avrebbe avuto qualche possibilità in più: “sarò bravo, mi sceglieranno”. Invece no, la sua bontà lo rende, paradossalmente, ancora più inviabile perché lui non fa nulla per farsi notare.

Tris adora la compagnia delle persone, e vorrebbe solo che qualcuno passasse un po’ del suo tempo con lui. Gli piacciono anche gli altri cani e persino i gatti, ma per lui i volontari cercano casa come figlio unico: convivere con altri animali lo agita così tanto che il suo cuore ne risente. Tris, da cardiopatico, avrebbe bisogno di una casa solo per sé, nient’altro.

Sia Tris, che Lapo, che Black si trovano al Canile L’Oasi del Cane di Grignano, in provincia di Bergamo.

Se leggere questo articolo vi ha in qualche modo spinti a fermarvi a riflettere, e pensate di poterli aiutare, potete scrivere una email all’indirizzo adozioni@milanozoofila.org oppure chiamare il numero 338 1929698.

Dal loro silenzio, dal loro niente, questi tre cani vi ringraziano anche solo se vorrete condividere le loro storie.

Nelle foto: Lapo, Black e Tris (fonte Milano Zoofila Onlus su Facebook).

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2 Commenti

  1. Tre cani stupendi

  2. Lapo, Tris, Black… gli umani non sono tutti cretini.
    Inoltrerò ai miei contatti (che spero rispondano).

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