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Strage di randagi a Sochi: i volontari corrono a salvare i cani durante le Olimpiadi

 

Le Olimpiadi Invernali sono iniziate in un tripudio generalizzato, il pubblico inconsapevole (o presunto tale) le guarda attento. E, intanto, attivisti di tutto il mondo corrono in Russia a salvare i randagi, definiti “spazzatura biologica” dall’azienda di disinfestazione assoldata dalla municipalità cittadina per ripulire le strade.

Secondo quanto riportato dal magazine NelCuore, sarebbero già centinaia  gli animali uccisi. Il tutto mentre un miliardario corre contro il tempo per costruire un rifugio e ricoverare i cani.

Olga Melnikova, coordinatrice di Volnoe Deloe, racconta: “Ci hanno detto che se non avessimo prelevato tutti i cani dal villaggio olimpico sarebbero stati uccisi. Ci hanno dato tempo fino a giovedì”.

Intanto si scopre anche il nome della azienda di ammazzacani chiamata a sporcarsi le mani con i randagi di Sochi: sarebbe la Basya Service.

I residenti della cittadina russa hanno raccontato che i cani vengono colpiti col frecce avvelenate e poi, una volta catturati, gettati nei camion della spazzatura. Rifiuti biologici, appunto.

Mentre i giornalisti sono impegnati a riprendere le competizioni, un golf cart di soccorso per cani percorre il campus olimpico, raccogliendo quanti più animali può e recapitandoli al rifugio, posizionato su una collina fuori dalla città. Si chiama PovoDog, riprendendo la parola russa “povodok” che significa “guinzaglio”. Privo di acqua corrente e di elettricità, il canile fa il possibile per tamponare l’emergenza.

Gli attivisti sul posto segnalano che molti dei randagi raccolti sono in realtà ex cani padronali abbandonati dalle loro famiglie umane, oppure cucciolate di cani di proprietà lasciate per strade. Spiegano anche che la Russia non ha mai avuto, tra le sue priorità, quella della tutela dei suoi animali e meno ancora quella della sterilizzazione, che avrebbe evitato il problema a monte.

Una residente di Sochi che lavora al canile, Nadezhda Mayboroda, commenta: “Abbiamo bisogno di un programma di sterilizzazione per cani. Le persone non sono educate e non sanno che è necessario impedire ai propri cani domestici di procreare. Gli esseri umani sono irresponsabili”.

Secondo un’altra attivista, Tatyana Leshchenko, la mattanza dei randagi in vista dei giochi olimpici è cominciata nell’ottobre del 2013, con ritmi di uccisione che hanno toccato i 300 esemplari abbattuti al giorno. Ogni cane ammazzato comportava un pagamento variabile tra i 25 e i 35 dollari ai killer.

“È molto crudele”, racconta la Leshchenko, che ha visto cani colpiti da dardi contenenti una sostanza chimica che li fa morire soffocati. In questi mesi, è riuscita a convincere un solo sterminatore a segnalarle in anticipo i quartieri in cui avrebbe colpito, perché lei potesse intervenire e salvare i cani prima che lui arrivasse.

Nel frattempo i pochi cani rimasti, innocenti come bambini, scodinzolano a tutti: giornalisti, atleti, visitatori. Non ci sono stati incidenti, non hanno morso nessuno.

Continuano comunque a morire.

Foto: randagi di fronte ad un pullman delle Olimpiadi e il rifugio PovoDog (fonte NYTimes).

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3 Commenti

  1. Bravi ragazzi che s’impegnano in un impegno importante e pericoloso. Siete grandi e il vostro amore per gli animali vi porterà tanta fortuna e tanto amore

  2. Basya Service, alias Alexei Sorokin?? Crepate tutti!

  3. Vi amo! Grazie!

    Perché non lo fanno anche in Ucraina?? :'(

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