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Monreale e la strage dei cani: parte la denuncia contro sindaco e ASP veterinaria

Soltanto nella giornata del 21 gennaio i corpi dei cani (undici, o dodici, o tredici, non è chiaro) avvelenati a Pioppo, frazione di Monreale, sono stati finalmente prelevati dal luogo dell’uccisione. A segnalarlo è la pagina Facebook “Monreale, il Randagismo e non solo”, che spiega che i resti sono stati trasferiti all’Istituto Zooprofilattico di Palermo dove i veterinari dovranno assodare l’esatta causa di morte.

Secondo la fonte, il ritardo sarebbe stato causato “dalla mancanza del mezzo e degli oprerai addetti ad effettuare tale servizio”, col risultato che i corpi sono rimasti a giacere tra feci, sangue e vomito per oltre tre giorni.

Dell’avvelenamento di massa compiuto ai danni di questi cani avevamo parlato in questa news di due giorni fa.

Nel frattempo, la terza sopravvissuta alla strage di Pioppo, la cagnolina Carlotta, è tornata sul posto ma ancora non si fa avvicinare dagli attivisti, probabilmente perché terrorizzata: era risultata irreperibile, probabilmente perché fuggita, dopo il ritrovamento dei corpi dei suoi compagni.

I volontari intervenuti sul posto e che per primi hanno assodato la morte dei cani, randagi ma quasi tutti microchippati da una persona che li aveva raccolti dalla strada e che, a quanto risulta, li deteneva all’interno del luogo della strage, hanno formalizzato la denuncia nei confronti del sindaco di Monreale, dell’ASP6 di Palermo e dell’amministrazione comunale, oltre naturalmente a quella contro ignoti per l’avvelenamento collettivo.

Il verbale, che potete leggere integralmente (salvo dati personali, debitamente oscurati) in questo album fotografico su Facebook, ricostruisce la dinamica degli eventi ed evidenzia le carenze istituzionali in merito alla vicenda.

Secondo quanto riportato nella denuncia fatta ai Carabinieri, i volontari che si erano rivolti all’ASP trovandosi di fronte i cani morti o morenti si erano sentiti rispondere che, sul territorio comunale, non era presente un centro provvisto di antidoti al veleno e neppure un presidio veterinario pubblico o convenzionato. Per questo, gli attivisti erano stati invitati a trasferire, a proprie spese, i cani superstiti presso un veterinario privato e rigorosamente a titolo personale.

Recatisi successivamente presso l’Istituto Zooprofilattico di Palermo, dove teoricamente avrebbe dovuto esserci quantomeno un veterinario di turno già avvisato dell’avvelenamento di massa da parte delle forze dell’ordine, i volontari non avevano trovato nessuno ad aspettarli. Infine, dopo aver contattato il canile di Palermo, erano riusciti “in via straordinaria” a sistemare i pochissimi cani superstiti.

Inevitabilmente, la denuncia degli attivisti è nata da questo ennesimo rimpallo di responsabilità e sostanziale ignavia.

Si attendono sviluppi per darvene, eventualmente, comunicazione.

Nella foto: i cani uccisi, alcuni giorni prima dell’avvelenamento (fonte Salvatore Libero Barone su Facebook).

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Un commento

  1. Non c’è veterinario, non c’è un centro antiveleni, insomma non c’è nulla ma quello che non manca mai in queste lande che si dicono “civili” è l’arroganza delle cosiddette istituzioni che intimano ai bravissimi Volontari di “spostare i cani a propie spese e a titolo strettamante personale”: Cazzo ma in questo paese disgraziato non cambia mai nulla?

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