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Cinghiali, parla l’Associazione Ayusya: “Sfatiamo qualche mito negativo sul loro conto”

“Cinghiali: degli ungulati che non hanno scelto di abitare da noi ma che, intorno agli anni ’80, sono stati reintrodotti nella varietà più domestica, quindi di dimensioni maggiori e con una potenzialità d’incremento demografico doppia rispetto alla varietà autoctona ormai estinta, proprio da alcuni seguaci di Diana.

I cinghiali non sono pericolosi nemici da abbattere, un avversario da sconfiggere, il demonio fatto animale; sono altresì dei deliziosi “porconi ispidi” che hanno il solo difetto di crescere troppo in dimensioni ed in numero per natura intraspecifica.

Il “nostro” cinghiale, quello tanto caro alle squadre dell’Atc tanto per intenderci, non ha nessun interesse ad attaccarci o a distruggerci il giardino della villa o il campo da golf ….; questo ungulato, animale già definito inselvatichito e non già selvatico dall’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica, si avvicina alle zone antropizzate solo quando per lui è essenzialmente necessario, quindi per motivi di fame o di sete. Può accadere che alcuni giovani si trovino nei posti più impensati, ma questo è dovuto al fatto che non avendo ancora esperienza di vita e non avendo un’identità personale ancora ben definita (come i giovani di qualsiasi specie compresa quella umana), tendono ad esplorare un po’ incuriositi ed un po’ impauriti da tutto quanto li circonda.

I cinghiali invadenti e distruttivi non sono che un pretesto. Sono sì animali pesanti e in certi casi “avventurieri” ma se qualcuno riterrà così imperativo il loro contenimento numerico sul territorio sarà sufficiente incominciare una seria campagna di sterilizzazione con la collaborazione di tutte le parti interessate alla soluzione del problema nel rispetto dell’accresciuta sensibilità.

In questo caso sarebbe importante l’esperienza dei cacciatori per sparare un tranquillante all’animale preventivamente catturato con gabbie attrezzate all’uopo (trappola), un biologo che, senza arcaici preconcetti, identifichi una corretta strategia di intervento, un veterinario versatile che riconosca nel progetto un qualcosa di utile, i proprietari dei fondi ove sistemare le trappole, gli animalisti o zoofili che si occupino del controllo nelle fasi, soprattutto quella dell’osservazione – degenza richiesta per un buon post operatorio, e la disponibilità economica degli Enti pubblici.

Se, e viene sottolineato, se il fine è quello di contenere il numero di ungulati questo è il mezzo.

Se invece, come immaginiamo, gli interessi economici (quali? ogni cinghiale ucciso quanti euro vale in volgari chili di “carne”?) hanno il sopravvento sulla mera ragione, allora…..

Un consiglio da parte nostra: se incontrate un cinghiale non temete per la vostra incolumità, lui non è minimamente interessato a voi. Ovviamente non andate a disturbare i cuccioli oppure non sfidate un maschio, ma non consideratelo un pericolo.

Può arrecare qualche danno, ma, credeteci, molto meno di quanto si pensi o di quanto si “dimostri” e per quanto riguarda i muretti a secco esiste la stessa possibilità che un cinghiale lo distrugga che voi lo facciate a calci (per la cronaca noi abbiamo la sede a Calvari e un capanno a Panale e mai abbiamo avuto problemi con gli “irsuti” amici).

Il Dott. Gualtiero Tanturli, Direttore Sanitario dell’ambulatorio veterinario Levante di Chiavari dichiara: “Per quanto riguarda la sterilizzazione dei cinghiali ritengo di poter affermare che sia tecnicamente eseguibile, seppur tenendo conto delle difficoltà di contenimento e sedazione-analgesia; con una adeguata tecnica di contenzione e personale preparato, l’intervento può essere eseguito dal veterinario sul campo, con liberazione in recinto immediatamente dopo”.

Se la caccia selettiva fosse realmente risolutiva il problema cinghiali ormai non sarebbe che un ricordo.

Una telefonata ricevuta e registrata, la signora piangeva al telefono: “Casimiro è morto. Il fratello di Paolo lo ha segnalato ai cacciatori. Uno sparo fortissimo secco. Sembrava una bomba. E il loro commento: “e uno è preso”, detto in genovese.

La Nostra storia termina qui! Per sempre. Cacciatori rientrati litigando orribilmente tra loro. Un beagle ferito a morte portato via in braccio e subito caricato su un’auto partita a piena velocità. Ecco il bilancio della battuta. …e ora l’angosciante rumore delle carrucole che li portano via …. Con i loro occhi buoni ormai spenti e il loro pelo sulla testa simile ai ciuffi di capelli. Per diventare sugo o arrosto di un piatto di ristorante. E di quel loro sentimento dalle loro paure le loro ansie e forse la speranza che qualche uomo con un pezzo di pane li volesse aiutare, a chi gliene importa più? Ora per il mondo sono più niente, forse non lo sono mai stati”.

Testimonianza dell’associazione Ayusya, pubblicata originariamente su LevanteNews, a questo link.

Foto: archivio.

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