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[DOSSIER E VIDEO] Cinque buone ragioni per non supportare gli zoo

Che l’uomo sia affascinato dagli animali selvatici non è una novità, come non lo è che gli piaccia osservarli, averli tutti per sé. Anche quando non è etico, anche quando non è giusto, anche quando detenerli equivale alla privazione della libertà per quelle creature senzienti.

Tuttavia, la nostra specie “colleziona” animali per il pubblico divertimento fin dal 1250 a.C. e ama recluderli.

Nonostante gli zoo dichiarino di giocare un ruolo importantissimo nella conservazione e nell’educazione, la loro essenza è fondamentalmente innaturale e intimamente crudele. In pratica, fanno più male che bene (attenzione, non stiamo parlando dei parchi conservazionistici né dei santuari).

Questo perché, per la stragrande maggioranza degli animali detenuti, una vita in gabbia non è affatto vita.

Il magazine online Care2 ha recentemente pubblicato una lista di cinque ragioni per le quali gli zoo dovrebbero essere boicottati. Ve le riportiamo.

// Gli zoo non sono in grado di fornire spazio sufficiente agli animali che ospitano

Non importa su quanta superficie si estendano, non importa quanto grandi siano gli ambienti di detenzione, non importa quante immagini di natura selvaggia vengano dipinte sui muri delle gabbie, e non importa neppure quanti alberi vi siano all’interno di un territorio: gli spazi di detenzione degli zoo non sono in alcun modo comparabili all’habitat naturale degli animali che ospitano. Sono molto, molto più piccoli e decisamente meno stimolanti. Questo vale in particolare per le specie che sono solite percorrere lunghe distanze nel loro ambiente nativo. Vale per esempio per gli elevanti, che viaggiano per chilometri in un solo giorno e che, negli zoo, sono confinati in ambienti mediamente mille volte più piccoli. Lo stesso si può dire per gli orsi polari, che sono reclusi in spazi più piccoli di addirittura un milione di volte rispetto ai loro immensi territori artici.

// Gli animali soffrono a causa di comportamenti ripetitivi anormali

Il comportamento ripetitivo animale è ampiamente mostrato dagli individui detenuti in cattività. Può includere tutta una serie di atteggiamenti oggettivamente strambi che siano indicativi di stress, come girare in tondo, dondolare ossessivamente la testa, ciondolare da un lato all’altro, cullarsi, sedersi senza muoversi e mordersi (autolesionismo). Questi comportamenti, che si registrano frequentemente all’interno degli zoo, sono attribuiti a depressione, noia e psicosi. Dal momento che molti di noi hanno conoscenza delle specie selvatiche soltanto attraverso le visite agli zoo, non è sempre facile individuare questi comportamenti anormali. Molti lavoranti delle strutture sono anch’essi inconsapevoli ma, anche quando capiscono la gravità di una situazione, non hanno alcuna intenzione di comunicarlo ai visitatori. Dal momento tuttavia che la consapevolezza delle condizioni di detenzione degli animali è esponenzialmente aumentata, in molti zoo si somministrano agli individui più stressati antidepressivi e tranquillanti al fine di controllarne i problemi comportamentali.

// Gli animali in eccesso possono essere uccisi

Gli animali in eccesso all’interno degli zoo sono non voluti e, spesso, il risultato di una sistematica iper-produzione. Questi individui in surplus possono essere uccisi (e successivamente dati in pasto ad altri abitanti della struttura) o venduti ad altri luoghi di detenzione. Il commercio degli animali in eccesso è una strada profittevole, per gli zoo, per gestirli e spesso la loro destinazione non è chiara. Uno studio condotto dalla Captive Animals’ Protection Society ha riscontrato che dai 7500 ai 200,000 animali sono in eccesso negli zoo europei. Nel Regno Unito, abbatterli è una opzione comune. Nel 2005, due cuccioli di lupo e una femmina adulta furono uccisi a colpi di fucile al Dartmoor Wildlife Park “per sovrappopolazione e combattimenti nel branco” e l’anno seguente, nel 2006, un intero branco di lupi venne abbattuto all’Highland Wildlife Park dopo che si era verificato il collasso della sua struttura sociale.

// Molti animali sono ancora prelevati dai loro habitat naturali

Nonostante la credenza comunque, gli animali rinchiusi negli zoo non sono tutti nati in cattività. Molti di loro vengono ancora prelevati dai loro habitat naturali, ossia da una condizione di vita libera. Nel 2003, il governo inglese permise che 146 pinguini venissero catturati nell’Oceano Atlantico del sud. Gli animali sopportarono quindi un viaggio in nave lungo sette giorni e quelli che tra loro sopravvissero vennero affidati ad un commerciante di fauna selvatica in Sud Africa, prima di essere venduti a numerosi zoo asiatici. Nel 2010, il governo dello Zimbabwe decise di catturare due esemplari di ogni specie di mammifero che viveva all’interno del Hwange National Park, inclusi leoni, ghepardi, rinoceronti, zebre, giraffe ed elefanti, con l’obiettivo di spedirli ad alcuni zoo in Nord Corea. Fortunatamente il prelevamento non avvenne perché gli attivisti per i diritti animali di tutto il mondo intervennero. Le stime sugli acquari, comunque, sono ancora peggiori: il 79% degli animali detenuti proverrebbe infatti da habitat naturali.

// Gli zoo non servono né alla conservazione né all’educazione

Gli zoo, di norma, sostengono di interessarsi alla conservazione della fauna e talvolta fanno credere ai loro visitatori di allevare animali con l’intenzione finale di rilasciarli in natura. In realtà, i programmi di allevamento sono primariamente finalizzati al mantenimento delle popolazioni in cattività. Gli zoo spendono milioni per detenere animali selvatici in ambienti ristretti invece che per proteggerne la sopravvivenza nei loro habitat naturali, che vengono distrutti con velocità allarmante e minacciano la vita di tantissime specie in via di estinzione. Gli zoo vengono anche considerati indispensabili strumenti di educazione finalizzati ad aumentare la conoscenza degli animali selvatici. La realtà dei fatti è che qualunque visitatore apprenderà ben poco da una visita in queste strutture, perché gli animali detenuti non sono assolutamente in grado di comportarsi normalmente in presenza dell’uomo. Risulta quindi molto più educativo guardare documentari ben fatti che riprendono queste creature nei loro ambienti naturali o, se se ne ha la possibilità economica, fare un viaggio per osservarli da lontano all’interno dei loro habitat.

La cattività uccide.

Foto: archivio.

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