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Caso Caterina Simonsen, la lodevole risposta del biologo Roberto Cazzolla Gatti

AGGIORNAMENTO: IL DOTTOR CAZZOLLA GATTI RISPONDE ALLE CRITICHE CON UNA NUOVA MISSIVA, CHE ABBIAMO PUBBLICATO QUI.

“Cara Caterina Simonsen,

anche se non ci conosciamo personalmente, ho seguito, come molti italiani in questi giorni, con attenzione la sua vicenda dopo che ha pubblicato la sua foto-manifesto sul sito «A favore della sperimentazione animale».

Mi auguro che possa leggere le mie parole con serenità, poiché immagino che il dibattito che si è aperto dopo il suo post, spesso affrontato con toni insostenibili, non le garantisca quella quiete che necessita durante la sua terapia e la degenza in ospedale.

Le scrivo perché mi ha molto colpito la sua scelta di mostrare quel cartello con su scritto «Io Caterina S. ho 25 anni grazie alla vera ricerca, che include la sperimentazione animale». Comprendo bene cosa possa muovere una persona che rischia la vita a lottare con tutte le sue forze per quell’istinto che porta ognuno, nel momento di maggior difficoltà, a non rassegnarsi. Il suo coraggio, la sua voglia di vivere sono ammirevoli.

Da studentessa di veterinaria, però, non posso capire, invece, come possa distinguere una «vera ricerca» da una falsa. Dovrebbe essere ben consapevole che la ricerca è ricerca. Semplicemente. Non ce n’è di vera o di falsa. In qualche modo il suo aggettivo anticipa quanto scritto subito dopo: la ricerca sugli animali. Forse è questo che distingue la falsa dalla vera ricerca? Si sbaglia. E glielo dico con tutt’altro tono rispetto alle offese che le sono state rivolte in questi giorni.

Si sbaglia per due ragioni fondamentali. La prima è che la ricerca sugli animali viene da tempo associata a una ricerca più sicura, più affidabile, più comprensibile, pur basandosi su principi completamente infondati. Cosa che la scienza «vera» non può accettare.

Il modello animale, proprio perché differenziato a seconda della specie d’interesse, non può essere esteso al regno, tanto meno applicato all’animale uomo, a meno che la cavia non sia stata umana. Indurre sindromi, morbi, tumori in ratti, scimmie, maiali, etc. non può dare che un’indicazione di massima sui meccanismi fisiologici e biochimici delle patologie, che sono specie-specifici. Forse nei corsi di veterinaria non lo ricordano, ma devo riportarle alla mente il caso «talidomide», che dopo aver superato la fase sperimentale sulle cavie animali non-umane e nonostante fosse stato ritenuto sicuro per l’animale uomo, ha causato nei nascituri amelia e focomelia.

Lei dice nella sua intervista al quotidiano «la Repubblica» che si sta schierando con i sui articoli superficiali e iniqui: «Penso che siano persone ignoranti. Non intendo ignoranti nel senso di imbecilli, no. Ignoranti nel senso che ignorano la realtà, le leggi e anche quello che prendono. […] Mancano di buon senso, non sanno accettare vie di uscita, ma allora almeno si impegnino a fare un altro genere di ricerca, ma vera. Sì, c’è molta ignoranza, al liceo biologia si studia solo un anno, bisognerebbe studiarla per cinque anni. Bisogna combattere l’ignoranza».

Le assicuro che biologia l’ho studiata al liceo e in questo ambito ho preso anche una laurea triennale e una specialistica, ma per quanto ignorare qualcosa sia parte stessa dell’uomo, sebbene non mi senta ignorante in materia, non ritengo, comunque, accettabile la sua tesi.

La seconda ragione è proprio questa: non è solo un problema d’ignoranza. Concordo che, se ci fosse più consapevolezza scientifica in Italia in pochi si farebbero abbindolare da un imprenditore che spaccia un metodo mai testato, mai reso pubblico, senza risultati come panacea per le distrofie muscolari, intascando soldi e ridicolizzando la ricerca italiana nel mondo.

D’altra parte, se la popolazione conoscesse meglio cosa significhi, da un punto di vista bio-medico, la sperimentazione animale sono certo che la maggioranza la riterrebbe un’assurdità. E non si tratterebbe di sensibilità animalista. Solo di minor ignoranza, come dice lei.

Se davvero nei licei, sui giornali, in TV si facesse luce sull’uso improprio della sperimentazione animale in medicina l’opinione pubblica avrebbe certamente le idee più chiare.

Se tutti sapessero il modo in cui vengono testati alcuni farmaci antitumorali, inducendo la formazione di metastasi in animali (spesso ratti appena partoriti) perfettamente sani, incentivandone e velocizzandone lo sviluppo e iniettando i principi attivi in sperimentazione sino a quando l’animale non muore o, forse, vive ancora col tumore in corpo, in pochi confermerebbero l’utilità per l’uomo.

Se tutti sapessero come si studiano le sindromi rare, modificando il DNA di un animale sano, con l’inserzione di porzioni nucleotidiche mutate derivanti da ingegneria genetica, attendendo una risposta nell’organismo della cavia e verificando se determinate sostanze o specifiche sequenze codificano o meno per la manifestazione dei sintomi, sino all’abbattimento (poiché anche il termine sacrificio è impropriamente utilizzato), non molti appoggerebbero la ricerca sugli animali.

Se poi a questo si aggiunge il fatto che non è possibile definire la validità o l’efficacia di un farmaco o di una terapia genica direttamente dopo la fase di sperimentazione sugli animali non-umani, ma è obbligatorio un trial clinico sull’uomo, appare chiaro che il gioco non vale la candela. O meglio che il «sacrificio» non vale le sofferenze.

Come tutti potranno constatare pur non possedendo una formazione biologica, come lei auspica, o senza seguire un corso in veterinaria, come lei, è che per quanto simili le specie e i loro patrimoni genetici, le vie metaboliche e i processi fisiologici sono estremamente differenti e questo è il motivo principale per cui sia la Comunità europea, sia i nuovi protocolli sperimentali spingono affinché si sostituisca la sperimentazione animale con i test in vitro sulle colture cellulari o con le terapie mediche personalizzate.

Se si continua a sperimentare sugli animali è semplicemente perché costa meno e a pochi importa!

Questo è certamente uno dei motivi per cui la ricerca sul cancro, ad esempio, continua a portare scarsi benefici ai malati, tant’è che dopo oltre 50 anni di sperimentazione sugli animali, i tre principali metodi medici per la lotta al tumore sono: l’asportazione chirurgica, la chemioterapia e il miglioramento degli stili di vita. Dov’è, in tutto questo, il contributo della sperimentazione animale?

Dice di avere 25 anni ed essere in vita grazie alle ricerche sugli animali, ma è veramente consapevole di cosa questo voglia dire? Sa che solo per eseguire un banale test farmacologico di tossicità vengono uccisi dai 50 ai 100 animali sani, appena partoriti? Sa che per testare una terapia genica, topi, ratti, scimmie e molte altre specie vengono fatte nascere in laboratorio, strappati a qualunque cura materna, fatti ammalare e uccisi subito dopo? Mettiamo che sia davvero la sperimentazione animale a tenerla in vita, sa che questo implica che migliaia di altre vite siano state sterminate per permetterle di arrivare a 25 anni? Almeno non ne farei un mantra.

Le assicuro che il mio corso di biologia all’università prevedeva molte esercitazioni di laboratorio con reni e fegati di ratto, con cute di rana, etc. (per i quali ho scelto l’obiezione di coscienza ritenendoli inutili). La colpa non è dell’ignoranza in biologia, la colpa è del modello di mondo in cui viviamo.

Ha ragione, così come hanno ragione coloro che difendono la sua crociata, quando dite che senza la sperimentazione animale ci potrebbe essere ugualmente ricerca, ma sarebbe molto più lenta.

È consapevole, però, che i maggiori progressi scientifici mondiali sono avvenuti nei campi di concentramento, sulle cavie ebree e nei gulag voluti da Stalin? I progressi di cui noi oggi beneficiamo sono stati ottenuti a discapito di molte vite, umane e non, sacrificate per il progresso della scienza. I musei dei campi di concentramento di Dachau, Auschwitz e Solovki solo per citarne alcuni, sono pieni di arnesi, lettini e immagini di quel grande e vergognoso progresso medico umano.

Quanti sarebbero d’accordo a far nascere, in maniera programmata, feti umani per destinarli alla sperimentazione? Si tratterebbe certamente del metodo più affidabile e specie-specifico a disposizione. Chi lo farebbe con suo figlio? Qualcuno sarebbe d’accordo se si continuasse a sperimentare sugli ebrei? Forse qualcuno ancora sì. Ma per fortuna verrebbe presto arrestato. E su una scimmia? Su un topo? Che differenza fa? Non è sempre vita?

In effetti la differenza c’è e non va certo a favore della sua crociata, ancora una volta: non torturiamo e uccidiamo più (forse) gli esseri umani per curare patologie che colpiscono gli esseri umani; facciamo ammalare, testiamo farmaci e cure, ammazziamo animali non-umani per curare patologie degli uomini. Ci siamo evoluti in questo. Le sembra sensato? Dal punto di vista dell’uomo che si crede Dio certamente sì, ma come ci giudicheranno le future generazioni?

Se esistesse un’altra specie, mettiamo di topi superevoluti, che trattenesse donne in stabulari pieni di gabbie e naftalina, che facesse loro partorire un figlio dopo l’altro per destinarli ad atroci esperimenti, indurre loro patologie e poi destinarli alla morte, l’uomo dall’alto della sua arroganza e con indignazione estinguerebbe questa crudele specie, che per curare le sue malattie sacrifica i nostri bambini.

Il problema, cara Caterina, non è dunque solo culturale, medico-scientifico o di sensibilità. Si tratta di un problema morale ben più complesso di quanto riportato nel suo semplicistico slogan.

Sinora, però, ho dato per scontato che quanto da lei scritto, cioè che grazie alla vivisezione a 25 anni è ancora in vita, ma mi saprebbe dire se ne è davvero consapevole, al di là dei cartelli (e questo edificherebbe tutti e la scienza intera) in quale modo la sperimentazione animale ha contribuito alla sua sopravvivenza? Cosa, in particolare di quanto testato sugli animali, le garantisce anni di vita? Non sarà forse che dietro quella sua foto vi è l’interesse di ombre oscure dell’industria farmaceutica o biomedica o di progetti come Telethon che da sempre ignorano le perplessità della validità del modello sperimentale animale (e sperperano denaro pubblico), per riportare alla ribalta un discorso che da tempo, anche le più titolate riviste scientifiche come «Nature» e «Science», affrontano con cautela e senza slogan demagogici del tipo «grazie alla ricerca vera»?

C’è un aspetto sul quale però concordo appieno con lei: le persone che l’hanno insultata sono degli imbecilli. La vita ha valore universale e augurare la morte, non è bello. Per nessuno. Si tratti di animali umani e non. È proprio su questo che le chiedo di riflettere. La sua vita è preziosissima e le auguro possa guarire e star bene al più presto. Le auguro tutto il bene che si possa immaginare per una vita. Ma non crede che anche la madre di quei topi, di quei ratti o di quelle scimmie appena date alla luce vorrebbe quello stesso bene che gli insulti di meschini (non definibili animalisti, poiché se ami gli animali includi anche l’uomo!) le hanno tolto? Non hanno forse, anche gli animali non-umani, diritto a quella stessa vita che lei lotta per salvare?

Le ho già tolto molto, preziosissimo tempo. Ora la lascio riposare, poiché credo di averle scritto più domande che risposte. Sa, non è facile quando si tratta della tua vita. Quando sei tu che devi vivere o morire.

Però la saluto con un ultimo interrogativo: avrebbe sacrificato il suo cane per provare a trovare una cura alla sua malattia genetica, senza peraltro avere alcuna certezza di validità, utilità e successo?

Se mi risponde di sì, ma leggo che è vegetariana e quindi non credo lo farà, ma se per ipotesi la sua risposta fosse sì e, sempre per ipotesi, le dicessero che è incinta, sarebbe disposta a «donare» suo figlio alla scienza per permettere che il suo corpo, con un DNA molto simile al suo e potenzialmente portatore delle sue stesse patologie, venga utilizzato per la sperimentazione?

È vero, chi la insulta è un «nazi-animalista». Anzi, è solo un «nazi», di quelli che sacrificavano la vita di essere ritenuti inferiori per garantire una vita migliore a quelli creduti superiori.

Esattamente come fa chi sperimenta sugli animali.

Che sia un buon anno nuovo anche per lei e l’inizio di una nuova vita, ma anche di una nuova coscienza.

La saluto con i migliori auguri di buona guarigione.

Roberto Cazzolla Gatti, Biologo ambientale ed evolutivo”.

L’originale di questa missiva è consultabile a questo link.

Foto: archivio.

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

10 Commenti

  1. http://www6.miami.edu/ethics/jpsl/archives/all/TestingThalidomide.pdf

    preferiamo il The Journal of Philosophy, Science & Law che wikipedia, in merito al caso talidomide che, come erroneamente riportato da molte fonti in questi giorni (ma non abbiamo visto qualcuno così veloce a correggere), venne testato su animali. concordiamo con lei che non venne testato su animali gravidi, ma il biologo Gatti non sostiene assolutamente questo. dice solo che venne testato sugli animali ed è cosa vera e comprovata.

    chiaramente vale anche la pena precisare che il talidomide non è il solo caso citabile. http://www.vivisectioninformation.com/index.php?p=1_10_50-disasters-of-animal-testing
    certi che, in ogni caso, vorrà rivolgersi ad altri siti d’ora in poi, salutiamo.

  2. Ribadiamo che è incredibile come il ronzio inizi non appena si pubblica qualcosa non in linea con il credere comune relativo alla sperimentazione animale.
    Se non le piace l’articolo – che, vale forse la pena precisare, è a tratti volutamente provocatorio e a ragione – può, se vuole, consultare altri contraddittori sul caso simonsen.

    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=712540672103616&set=a.275136542510700.76822.237109879646700&type=1&theater (Laureata alla Eastern Virginia Medical School, specializzata in Neurologia e in Medicina Preventiva, Aysha Akhtar lavora per l’Ufficio Contro Terrorismo e Minacce Emergenti della FDA americana e per il Public Health Service degli Usa e non fa discorsi basati sull’animalismo, speriamo le basti);
    http://www.limav.org/2014/simonsen.html;
    http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/31/1003651-animali-limav-vivisezione.shtml (tra i professionisti citati, la dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico ed esperta di metodi alternativi sostitutivi alla ricerca su animali, componente del tavolo sulle Alternative al Ministero della Salute);
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/30/sugli-animali-test-inutili-anzi-sbagliati-e-vecchi-di-oltre-sessantanni/54397/ (tra i citati, uno dei più noti tossicologi al mondo, Thomas Hartung, che dal 2002 al 2008 è stato a capo dell’Ecvam, il Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi e ora dirige il Caat, Centro per le alternative ai test con gli animali della Johns Hopkins University, e insegna all’Università di Costanza).

    dal canto nostro, ci auguriamo che siano scherzi di cattivo gusto anche certi esperimenti svolti sugli animali, gli auguri di morte dei pro-SA verso malati che si sono detti contrari alla suddetta, e talune esternazioni della Simonsen ben celate dietro il parapiglia del suo comunicato di questi giorni.
    certi che, in ogni caso, per polemizzare vorrà rivolgersi ad altri siti d’ora in poi, salutiamo.

  3. Gentile Roberto,

    da un biologo mi aspetto di non vedere scritte cose come “ma devo riportarle alla mente il caso «talidomide», che dopo aver superato la fase sperimentale sulle cavie animali”.

    Come sa (o meglio, come dovrebbe sapere) il talidomide non venne testato su animali gravidi prima di essere messo in commercio e il primo test su animali gravidi è stato fatto dopo il ritiro del farmaco, nel 1962

    Giroud A, Tuchmann-Duplessis H, Mercier-Parot L (1962) [Production of congenital malformations in the mouse after administration of weak doses of thalidomide]. Comptes rendus hebdomadaires des seances de l’Academie des sciences 255:1646-1648.

    Effetti teratogeni visti nei topi, subito. È un fatto talmente noto che ne parla anche wikipedia

    Tra gli altri punti mi lascia perplesso anche “Se si continua a sperimentare sugli animali è semplicemente perché costa meno e a pochi importa”. Una piastra di petri costa circa 10€, un animale da laboratorio tra i 200€ e i 3.000€ (senza contare i costi di stabulazione, struttura e personale obbligatorio).

    Tutto l’articolo è così: sinceramente sono alquanto deluso da un biologo che scrive tante inesattezze in un solo post.

  4. Ringrazio di cuore il sig. Roberto, una letter stupenda, uno dei migliori comunicati che ho letto su questa triste vicenda.

    Riguardo alla storia che i ricercatori si “pesano” dal numero di pubblicazioni sulle riviste di settore vorrei fare una piccola precisazione. Recentemente uno dei premi nobel 2013, il dott. Schekman ha dichiarato pubblicamente, durante la premiazione, quello che molti ricercatori e medici contrari alla sperimentazione animale sostengono da tempo, ovvero che le riviste scientifiche sono un’arma a doppio taglio, poichè consentono di accelerare la carriera dei ricercatori che pubblicano con piu frequenza o su temi di maggior interesse (di tendenza).
    la SA è anche preferita proprio per via del fatto che accelera notevolmente la pubblicazione delle ricerche (resta poi da valutare il fatto dell’utilità reale delle stesse), facilitando quindi la carriera dei ricercatori. Ma ai malati interessa guarire o vedere i ricercatori che fanno carriera?
    http://www.corriere.it/scienze/13_dicembre_10/schekman-le-principali-riviste-scientifiche-danneggiano-scienza-554ac088-61b7-11e3-9835-2b4fbcb116d9.shtml

    Riguardo al fatto che non piace il termine “vivisezione” cerco personalmente molto spesso di accontentarvi, anche se a volte lo uso per praticità di linguaggio. Resta il fatto che su molti dizionari sia indicato come sinonimo di sperimentazione animale, e indica qualsiasi tipo di intervento ad animale vivo, seppur anestetizzato. Se non vi garba dovreste pretendere che venga cambiato il significato e far adeguare i dizionari, solo in quella ipotesi probabilmente non verrà piu fatta menzione di questo termine ma solo di SA, Ma cambiare la terminologia con un termine apparentemente meno crudo non cambierà molto le cose.
    http://www.treccani.it/enciclopedia/vivisezione/

    Mi aggiungo come già ho fatto giorni fà alla solidarietà a Caterina per gli insulti ricevuti da imbecilli, che poco o nulla hanno a che spartire con l’animalismo e con l’impegno spesso a 360 gradi che coinvolge gli attivisti animalisti seri che spesso sono anche impegnati nel sociale. Mi auguro che si trovino le cure per le sue malattie quanto prima.
    Resto invece contrario alla SA comunque e in ogni caso prevalentemente per motivi etici.

  5. Ma seriamente si sta dando retta a qualcuno che sostiene contemporaneamente di essere laureato in biologia e che i più grandi progressi della ricerca medica si sono ottenuti nei campi di concentramento? Spero che si tratti di uno scherzo di cattivo gusto. O davvero l’università italiana è messa peggio di quanto sembri possibile.

  6. Caro Germano, non si fa in tempo a pubblicare un articolo che sia “anti” vivisezione che immediatamente il contraddittorio spunta come un fungo selvatico.

    1. La rivista Nature da lui citata ovviamente pubblica ricerche di ogni genere, tra cui quella da te riportata ma anche questa: http://www.nature.com/gt/journal/v11/n1s/full/3302371a.html, da cui traiamo, ad esempio, un estratto tipo: “Results obtained in animals might not be reliably extrapolated to man and in spite of series of animal experiments and clinical trials in humans, side effects of drugs may not be recognized due to a too low incidence or nondetectable effects in animals such as minor headaches or hallucinations. Furthermore, the necessity of certain animal experiments might be argued, such as in cosmetic testing, LD 50 tests, tests for military defence purposes, teaching, etc.” In più, naturalmente, è assodato da più fonti che oltre il 90% degli esperimenti che hanno successo sugli animali falliscono sull’uomo. Sul fatto che la vivisezione venga reputata fondamentale ovviamente non possiamo che confermare: ma gli interessi non sono da tutti considerati di tipo umanitario, quanto economico.
    2. Come sopra.
    3. Il giro di affari che circonda il business della sperimentazione animale è noto da tempo. I complottismi possono essere ventilati da ambo le parti.
    4. Per uno specista come lei, certamente. Se fosse un topo, forse, la penserebbe diversamente – e lo stesso potrebbe dirsi se qualunque altra specie animale facesse a noi quello che l’uomo fa agli animali, come giustamente sottolineato dal dottor Gatti.
    5. Vivisezione e sperimentazione animale possono essere considerati sinonimi. Consigliamo di dare un’occhiata alle ultime investigazioni sotto copertura condotte da varie associazioni, che in taluni casi hanno portato anche alla chiusura di alcune strutture. Inoltre, le cavie di laboratorio vengono esaminate sia da vive che da morte – e nella maggior parte dei casi non muoiono di morte naturale.
    6. Le ricerche a curriculum sono quanto di più discutibile vi sia, specie perchè – quando riguardanti gli animali, possono essere ampiamente modificate all’uopo. Dare dello studentello saccente e speculatore ad un biologo professionista è forse un filo azzardato. Ma, siamo certi, lei avrà un curriculum più interessante del dottore in questione.

    Il nostro articolo non è né polemico né offensivo – purtroppo, in tutta onestà non ce la sentiamo di dire lo stesso di certi passaggi della sua risposta. Il caso Simonsen ha avuto un eccezionale spazio su numerosi organi di informazione popolare: venire a fare polemica anche qui, su un piccolo blog, dà da pensare: è vietato avere un’opinione diversa da quella indotta da BigPharma.

    Le forniamo, comunque, altri contenuti – certi che, in ogni caso, vorrà rivolgersi ad altri siti d’ora in poi:
    https://www.facebook.com/photo.php?fbid=712540672103616&set=a.275136542510700.76822.237109879646700&type=1&theater (Laureata alla Eastern Virginia Medical School, specializzata in Neurologia e in Medicina Preventiva, Aysha Akhtar lavora per l’Ufficio Contro Terrorismo e Minacce Emergenti della FDA americana e per il Public Health Service degli Usa e non fa discorsi basati sull’animalismo, speriamo le basti);
    http://www.limav.org/2014/simonsen.html (tutti ciarlatani?);
    http://qn.quotidiano.net/lifestyle/2013/12/31/1003651-animali-limav-vivisezione.shtml (tra i professionisti citati, la dott.ssa Candida Nastrucci, biochimico clinico ed esperta di metodi alternativi sostitutivi alla ricerca su animali, componente del tavolo sulle Alternative al Ministero della Salute);
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/08/30/sugli-animali-test-inutili-anzi-sbagliati-e-vecchi-di-oltre-sessantanni/54397/ (tra i citati, uno dei più noti tossicologi al mondo, Thomas Hartung, che dal 2002 al 2008 è stato a capo dell’Ecvam, il Centro europeo per la convalida dei metodi alternativi e ora dirige il Caat, Centro per le alternative ai test con gli animali della Johns Hopkins University, e insegna all’Università di Costanza).

    Infine, qualche appunto sulla preparazione scientifica del biologo Roberto Cazzolla Gatti:

    http://robertocazzollagatti.com/about/

    Compiuti gli studi scientifici, si è laureato in Biologia ambientale ed evolutiva presso l’Università degli Studi di Bari con tesi in Ecologia Marina e Antropologia. Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Ecologia Forestale sulle foreste tropicali africane presso l’Università della Tuscia di Viterbo e attualmente lavora come ricercatore per il Centro Euro-mediterraneo per i Cambiamenti Climatici (CMCC).

    È esperto di analisi della biodiversità, ecologia teoretica e videofotografia naturalistica.

    Ha conseguito nel 2009 un Master di II livello in Politiche internazionali di Protezione dell’ambiente globale presso l’Università della Tuscia e il Ministero dell’Ambiente italiano.

    Nel 2010 ha ottenuto il Diploma della scuola di specializzazione in “Biodiversità e Servizi Ecosistemici” presso il Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK), in Germania con tirocinio a Peyresq, sulle Alpes de Haute-Provence, France.

    Ha lavorato per 4 anni come Environmental scientist presso il Dipartimento per le Risorse naturali, Acqua e Terra (NRL) della FAO (Agenzia delle Nazioni Unite per l’Agricoltura e l’Alimentazione).

    Ha collaborato con l’Ufficio Foreste e Conservazione del WWF Italia ed è membro della CEM (Commissione per la Protezione degli Ecosistemi) e della WCPA (Commissione Mondiale Aree Protette) dell’IUCN (Unione Mondiale per la Conservazione della Natura).

    Per l’IUCN è anche coordinatore del Gruppo per l’Adattamento ai Mutamenti Climatici, con cui – nel Novembre 2010 – ha pubblicato il libro dal titolo “Costruire la resilienza ai mutamenti climatici: casi studio e lezioni dal campo”, (Building resilience to climate change: case-studies and lesson from the fields, IUCN Ed, 2010 Special Series).

    Insegna Ecologia Teoretica presso differenti istituti di ricerca della Puglia e del Lazio.

    Ha pubblicato diversi articoli su riviste internazionali scientifiche e filosofiche, tra cui hanno avuto molto risalto la tesi proposte nella Teoria delle Nicchie biodiversità-dipendenti (Evolution is a cooperative process: the Biodiversity-related Niches Differentiation Theory (BNDT) can explain why, Theoretical Biology Forum 1, 2011) e quelle riguardanti i Modelli globali di sviluppo umano e protezione dell’Ambiente (Global Pattern of Human Development and Environmental Protection, Economology Journal, Vol. I Year I, Jun 2011).

    Ha pubblicato, anche, alcuni volumi rivolti alle scuole primarie e secondarie sulle tematiche di educazione ambientale come: “Da noi i tuoi rifiuti diventano…albero”, WWF Ed., 2003.; “Lavoriamo per l’ambiente”, Amb. Ed., 2004 ed “A scuola d’ecologia”, Amb. Ed., 2005.

    …In ogni caso, Germano, di che si preoccupa? La sperimentazione sugli animali, per ora, è ancora d’obbligo.
    Saluti.

  7. Gatti però forse ignora che
    1. La rivista Nature da lui citata (a sua convenienza propagandista) ha pubblicato di recente una ricerca molto interessante dove, il 96% della comunità scientifica internazionale (leggete: NOVANTASEI) era assolutamente favorevole alla sperimentazione animale e la reputava, purtroppo, ancora fondamentale per il progresso nella cura delle malattie.
    2. Tutti i premi nobel più importanti conferiti per scoperte scientifiche, sono stati dati a ricerca che hanno usato la SA
    3. I “metodi alternativi” vengono già utilizzati ovunque possibile e questo per un motivo semplice e se vogliamo “vile”: costano MENO, molto meno di quelli che prevedono l’utilizzo di cavie da laboratorio (e qui chi sostiene il contrario deve portare esempi di costo e non chiacchiere complottare infondate)
    4. Paragonare un feto di topo ad un feto umano è qualcosa di inconceibile. Non si può leggere.
    5. Parlare di “vivisezione”, quando da oltre 2 decenni questa pratica non si usa più neppure nelle Università, rivela una malafede imbarazzante e violenta. Serve solo per propaganda ma DISINFORMA. La visezione per la ricerca non esiste. Il termine usato è ERRATO E FUORVIANTE.
    6. Questo “biologo” quante pubblicazioni scientifice di rilievo ha nel curriculum? No perché è così che ci si considera scienziati. In caso contrario, si è solo studentelli o speculatori e bisognerebbe tacere.

    Eppure, alcune sue considerazioni, sono più che condivisibili. Peccato che la sua spiccata disonestà intellettuale rovini il poco di buono che c’è nel suo discorso.

  8. Semplicemente, grazie Roberto.

  9. Grazie a Roberto Cazzola Gatti (che bel cognome!) per queste parole sagge, equilibrate e soprattutto vere. Anch’io che aborro la vivisezione e la ricerca con animali, ma per il resto non ne so molto perchè evito di informarmi avendo il cuore che piange nel leggere dei maltrattamentii, abusi, torture che si fanno agli animali, anch’io dicevo ho capito di che cosa tratta la “ricerca” sugli animali e tutto questo con parole semplici e capibili. Detto questo auguro a Caterina tutto il bene del mondo e una guarigione in futuro magari con farmaci nei quali non centrino i nostri amici non umani che vivono su questa Terra.

  10. Lettera meravigliosamente esaustiva e di grande respiro, spero che la signorina Simonsen la legga e soprattutto la comprenda nel suo profondo significato.

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