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Morte di Kiya: nessuna cauzione per l’assassino, e neppure possibilità di espatrio

Importantissimi aggiornamenti arrivano dagli USA in merito al doloroso caso di Kiya, cucciola di pitbull seviziata per mesi e lasciata a morire. Dell’intera vicenda parliamo da tempo, e potete trovare la cronologia degli eventi a questo link.

Si è tenuta in questi giorni la prima udienza per Radoslaw Czerkawski, il polacco con permesso irregolare ritenuto responsabile delle brutali mutilazioni nei confronti del cane, di fronte alla Corte Suprema. Nei confronti dell’uomo sono stati formalizzati ben tredici capi di imputazione, dodici relativi alla crudeltà nei confronti dell’animale ed uno per il tentativo di depistaggio delle indagini della polizia sul caso.

I dodici capi di imputazione per maltrattamento includono la mancata alimentazione del cane, l’abbandono volontario, l’accoltellamento dell’occhio destro, due ferite profonde al naso, la mutilazione della lingua, le fratture multiple al cranio e alla schiena, le fratture alle costole, le ferite alle zampe, le ustioni. Tutte le lesioni sono state perpetrate in diversi momenti perché, al momento del ritrovamento di Kiya, si presentavano in diversi stadi di guarigione.

Kiya era stata abbandonata in agonia a bordo strada dopo le torture, probabilmente perpetrate nel corso di mesi (ossia a partire da quando la sua ex famiglia l’aveva ceduta in internet dopo aver ricevuto il divieto a detenere animali domestici nell’appartamento). La cucciola era stata infine eutanasizzata dai veterinari, che non vedevano in lei più alcun margine di possibile miglioramento o ripresa.

Czerkawski dovrà anche rispondere, molto probabilmente, di accuse di furto e frode.

Nel corso dell’udienza, l’accusa ha richiesto che all’uomo venisse negata la possibilità di uscire su cauzione (fino a quel momento fissata a mezzo milione di dollari) nel timore che il polacco fosse immediatamente deportato nel suo Paese d’origine e scampasse quindi alla giustizia americana.

Il pubblico presente in aula ha esultato quando il giudice ha accettato la richiesta, di fatto negando a Czerkawski la possibilità di uscire dal carcere fino al giudizio definitivo. Questo, nella pratica, significa che il presunto aguzzino, sul quale pendono prove definite schiaccianti dalla Polizia, resterà quindi detenuto nelle carceri americane.

Le investigazioni nei suoi confronti, intanto, continueranno molto probabilmente fino al prossimo febbraio, quando si farà il punto della situazione.

Vale la pena ribadire che ciascuna delle accuse di maltrattamento cui Czerkawski dovrà rispondere ha una pena detentiva massima di cinque anni, mentre possono essere comminati fino a dieci anni di galera per il tentativo di depistaggio delle indagini di polizia. In buona sostanza, Czerkawski potrebbe trascorrere il resto della sua vita in carcere.

Sarà nostra cura tenervi aggiornati sul caso, fermo restando che nessuna condanna è stata ancora emessa.

Foto: Radoslaw Czerkawski e Kiya, la sua presunta vittima (archivio).

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8 Commenti

  1. anch io spero che in carcere gli facciano le stesse cose deve soffrire perchè non si devono fare cose così brutte e poi un appello non vendete i cani su internet senza essere sicuri se vanno a finire bene o perlomeno dopo bisogna andare a vedere se il peloso stà bene io sono sicura che se i suoi ex proprietari fossero stati più attenti kyra sarebbe ancora viva

  2. Grazie per il curato aggiornamento, si aspetta la sentenza sperando che sia giusta e rigorosa!

  3. Qualsiasi pena sarà sempre troppo poca cosa rispetto al male compiuto da questo bastardo. Spero davvero che in prigione qualcuno faccia a lui tutto ciò che lui ha fatto alla povera Kyia. Lo stato in cui è stata ridotta la piccola e tutte le sofferenze che ha dovuto subire lasciano senza fiato…

  4. spero che in galera gli facciano passare le stesse pene, per almeno 30 anni

  5. Io metterei questo stronzo subito al rogo cosi la finiamo per sempre.

  6. Ma non è ancora crepato questo mostro????? Speravo proprio di sì, cavolo!

  7. non ti scusare, questo è proprio un aborto sociale.

  8. anche se è Natale,scusandomi devo dirlo:bastardo

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