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Parma: l’ibrido di lupo Dawa non può essere detenuto da un privato, è sentenza del TAR

Il cucciolo di ibrido di lupo Dawa, che dalla Campania era giunto a Parma da un avvocato che ne aveva ottenuto la custodia, non può essere detenuto da un privato.

E così, ad un anno circa dall’affidamento a Barbara Paoletti, di Bedonia, Dawa sarà prelevato e affidato ad un Centro Recupero Animali Selvatici.

La vicenda del piccolo ibrido di lupo inizia nel 2012 ed è stata al centro di una vera e propria contesa tra la “mamma adottiva” dell’animale e il Corpo Forestale dello Stato.

Dawa viene trovato dalla Paoletti in campagna, in provincia di Benevento, quando ha solo pochi mesi (non ne siamo assolutamente certi, ma il lupo in questione potrebbe essere quello di cui parlammo in questo articolo e che però, all’epoca, era stato battezzato “Fortorino”). È legato ad una catena di appena un metro e la donna chiede l’affidamento dell’animale al Comando Provinciale del Corpo Forestale di Benevento, ottenendone la custodia in data 13 settembre 2012.

La ragione dell’affido risiede nell’incerta provenienza del canide, che sembrava essere un ibrido di cane e non di lupo – e che quindi non era soggetto alla normativa in materia di protezione della fauna selvatica.

Il piccolo, ribattezzato Dawa, viene munito di microchip e trasferito a Bedonia, in provincia di Parma, nella proprietà della Paoletti dove viene accudito assieme agli altri cani della donna. Su di lui, però, si compiono intanto analisi genetiche che confermano, infine, la sua ibridazione da parte di madre. Da parte di madre, ad un certo punto, in una generazione non chiara, è avvenuta l’ibridazione con un lupo e questo mette in gioco il Regolamento CE 338/1197 che spiega: “l’esemplare ibrido di lupo, fino alla quarta generazione, è da considerarsi specie piena e pertanto la sua unica possibile detenzione temporanea deve essere assicurata presso un CRAS adeguatamente autorizzato e attrezzato”.

L’affidamento di Dawa viene così annullato dalla Forestale, essendo venuti meno i presupposti iniziali. È il 26 novembre 2012. Barbara Paoletti, però, non ci sta e presenta ricorso al TAR che, in via cautelare, le dà ragione e nel gennaio 2013 sospende tutto per “non sottoporre l’animale a ulteriori stressanti mutamenti delle condizioni di vita, in attesa della definizione del giudizio”.

Ora, a quasi un anno di distanza, il ricorso è stato respinto perché definito infondato: Dawa è infatti “assoggettabile alla disciplina relativa alle specie selvatiche” in quanto appartenente alla “categoria dell’ibrido cane-lupo che è nato e vive in stato di libertà naturale”.

Questo significa che Dawa può vivere soltanto all’interno di un centro specializzato, anche se la Paoletti spiega che l’animale potrebbe non aver mai vissuto da selvatico, ma soltanto allo stato domestico.

WWF, LIPU e Legambiente si sono già espressi da tempo con un comunicato congiunto in cui auspicavano l’affidamento di Dawa ad un centro specializzato, ritenendo “errato l’affidamento di un selvatico protetto ad un privato, sia per il rischio potenziale nei confronti dell’uomo sia per il benessere animale”.

Commenta ora il Wolf Appennine Center sulla sua pagina Facebook: “È una storia complessa che rappresenta un precedente importante nella gestione illegale degli ibridi. Gli ibridi appartengono alla fauna selvatica e dunque la loro detenzione e gestione fa riferimento alle norme nazionali ed europee in materia. Detenere un ibrido è illegale quanto detenere un lupo”, e aggiunge che Dawa “si trova da diversi mesi presso il Centro Uomini e Lupi di Cuneo, al quale era stato destinato dopo il sequestro. Il Centro organizza visite guidate di approfondimento sul tema dell’ibridazione e della detenzione illegale di lupi e ibridi”.

Foto: archivio.

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3 Commenti

  1. Povero lupacchiotto..chissà che inferno passerà nel “centro specializzato”

  2. C’è il Cane Lupo Cecoslovacco,che è una razza ottenuta proprio fra un incrocio fra il lupo e il pastore tedesco e non c’è nessun problema tranne che sono cani molto selvatici ma cmq possono essere tenuti.

  3. Che cavolata!

    Non volendo alcunché togliere alla corretta e normata gestione della fauna selvatica, non è condivisibile l’interruzione di una relazione positiva instauratasi tra un essere umano e un qualsiasi animale.

    Non conosco i dettagli del caso specifico, ma è incontestabile che un qualsiasi rapporto instauratosi tra uomo e animali domesticati vada giudicato e gestito al di fuori di principi e norme che interessano animali complessivamente concepiti, nati e maturati in ambiente naturale, caso che credo non sia quello qui presentatosi.

    Trovo in aggiunta inaccettabile le continue e frequenti deroghe adottate per giustificare i prelievi in natura finalizzati a innumerevoli attività umane ingiustificabili, dall’alimentazioni “superflua” alla ricerca scientifica “fasulla”, per non parlare di quanto legato ai circhi o agli zoo: per quale ragione non adottare una deroga simile, e realmente giustificata, per il canide in questione?

    Torno a sottolineare la mancanza di dati al riguardo, che non mi permette di dare un sereno giudizio sul fatto, ma quanto traspare da quanto qui letto, sembra una becera e disumana applicazione meccanica della normativa vigente

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