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Quando la speranza diventa una bufala: i presunti 55 anni di carcere al torturatore di animali

In considerazione di una sere di news uscite negli ultimi giorni (soprattutto in Italia, ma anche in Spagna) relative al caso di Kyia/Puppy Doe (di cui trovate tutti i contributi finora pubblicati da All4Animals a questo link) sentiamo la necessità di chiarire alcuni punti.

Di recente circola in rete la notizia che Radoslaw Czerkawski, il cittadino polacco accusato di aver brutalmente torturato (con modalità definite medioevali) la cagnolina Kyia, sarebbe stato condannato a 55 anni di carcere.

Questa notizia, che è inesatta e anzi del tutto falsa, è stata lanciata – a nostro avviso – sull’onda di una bizzarra commistione tra leggerezza nel leggere/verificare le fonti, fretta e speranza.

La leggerezza nel leggere e verificare le fonti proviene dal fatto che i “famosi” 55 anni di carcere sono, di fatto, la pena massima potenziale cui Radoslaw Czerkawski potrebbe essere condannato se (e solo se), al termine del processo, il tribunale lo ritenesse colpevole di tutti e undici i capi di imputazione di cui è accusato e se stabilisse di applicare, per ciascuno di essi, la pena massima consentita, ossia quella di 5 anni. In inglese, esiste infatti una bella differenza tra il verbo “to charge” (accusare, denunciare in questo caso) e “to sentence” (condannare).

La sentenza non è assolutamente ancora stata emessa, per cui non vi è ancora alcuna condanna.

Di fatto, le ultime news provenienti da Boston segnalano che Radoslaw Czerkawski è stato sottoposto ad una udienza preliminare lo scorso 29 ottobre, durante la quale si è proclamato innocente, e che sarà risentito in corte durante una seconda udienza stabilita per il prossimo 20 dicembre 2013.

Al momento attuale, l’uomo si trova detenuto in custodia cautelare su cauzione di mezzo milione di dollari, ed è in attesa di essere ascoltato in corte anche se le prove sulla sua colpevolezza sembrano essere schiaccianti.

Gli attivisti per i diritti animali hanno, in questo senso, indetto una manifestazione proprio per il giorno dell’udienza e proprio di fronte al tribunale, per ribadire la propria richiesta di “tolleranza zero” in casi come questi.

Di fatto, va anche precisato che Czerkawski si trova negli Stati Uniti con un visto turistico scaduto e che, essendo di nazionalità polacca, potrebbe persino essere espatriato proprio in Polonia una volta che la condanna sarà emessa (con conseguente e quantomeno lecito dubbio sull’applicazione della pena carceraria, quale che sia).

La diffusione a macchia d’olio delle false informazioni in merito a questa presunta condanna – che, ovviamente, ci farebbe gioire profondamente ma che purtroppo non è ancora avvenuta – è il risultato di una profonda disattenzione nel leggere e verificare le fonti e, in taluni casi, della fregola di saltare sul carro delle notizie vincenti, ideali per ottenere qualche condivisione in più.

Il nostro blog – che non si vanta di essere un organo di stampa, ma che proprio per questo cerca di verificare con precisione ogni notizia pubblicata – è stato tra i primi a diffondere questa notizia proveniente dagli Stati Uniti, in un momento in cui in Italia la brutta storia di Kyia (che talune “webzine” si ostinano a chiamare Doe, sempre in conseguenza di un certo pressapochismo di fondo) era ancora sostanzialmente sconosciuta.

Per questa ragione sentiamo il bisogno di sottolineare quella che riteniamo essere, in tutto e per tutto, una bufala. In effetti, basta guardare alle fonti americane con una semplice ricerca su Google News per accorgersene, e non ci vuole particolare talento giornalistico.

Se Czerkawski sarà effettivamente condannato a 55 anni di carcere, saremo i primi a stappare una buona bottiglia di vino.

Purtroppo, almeno per il momento così non è e resta solo da capire per quale ragione alcuni tra questi organi di informazione, una volta informati dell’inesattezza dei loro contenuti, si ostinino a voler mantenere intatta la notizia.

Tant’è: preferiamo qualche condivisione di meno, ma su fatti meno eclatanti e più confermati.

Chi volesse seguire in tempo reale gli aggiornamenti sul caso di Kyia, può farlo a questo link.

Ricordiamo anche che tutte le parole riportate in colore arancione nei nostri articoli sono cliccabili e riconducono alle fonti e ai riferimenti su cui ci basiamo per scrivere i nostri contenuti originali.

Grazie a chi ha voluto leggerci e vorrà avere fiducia in noi, continuando a seguirci.

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

8 Commenti

  1. Speriamo che il giudizio sia severo e giunga quanto prima ad un esito di condanna esemplare.
    Ciò che mi lascia più incredulo è però la possibilità (concreta) di rimpatrio dell’imputato…agghiacciante.

    Grande articolo, grazie per la verità!

  2. ciao Maddalena, non si sa ancora la sentenza e la prima udienza è stabilita per il prossimo 20 dicembre. Quindi attendiamo che venga emessa per tutte le opportune valutazioni.

  3. Tutte le volte che vedo la foto della piccola Kyia o quando soltanto ci penso mi sento male… speriamo che i giudici siano non solo severi ma spietati con questo scarto umano, non basta nemmeno il carcere a vita a fronte di tanta violenza e crudeltà, spero non sia applicata nessuna clemenza e falsa attenuante e spero soprattutto che in carcere trovi qualcuno che lo massacri.

  4. La notizia della condanna e’ una bufala? … Bene!!!!! …. allora speriamo che questa feccia dell’umanita’ possa presto incontrare qualcuno che lo elimini dalla faccia della terra ….

  5. grazie simona, era talmente grossa questa che era difficile non accorgersene. eppure c’è chi c’è riuscito 😉

  6. grandi ragazzi!!! sempre precisi!!

  7. Solo pena di morte per questo schifoso bastardo: il carcere per lui è un lusso…

  8. magari fosse stato vero…….speriamo

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