Macrolibrarsi.it un circuito per lettori senza limiti
Home / Cronaca / Oristano: 40 cani maltrattati rischiano di tornare al loro detentore. ENPA: incomprensibile

Oristano: 40 cani maltrattati rischiano di tornare al loro detentore. ENPA: incomprensibile

“Erano stati sequestrati il 19 settembre con un’operazione congiunta dei Carabinieri del Nas e dei volontari dell’Enpa di Oristano, perché detenuti in precarie condizioni igienico sanitarie, ma ad oggi 40 cani rischiano di tornare al loro detentore, una donna residente a Bonarcado (Oristano). Ad emettere il provvedimento di dissequestro il Tribunale di Oristano, con una decisione che la Protezione Animali – sollecitata dalla propria Sezione di Oristano – non esita a definire incomprensibile. Tra l’altro sono numerose le persone che si sono offerte di sostenere le spese per le cure degli animali; pertanto, una eventuale restituzione dei cani sarebbe causa di forte disapprovazione pubblica.

Al loro ingresso nell’abitazione, per il quale si è reso necessario forzare la porta, i militari dell’arma ed i volontari dell’Enpa hanno trovato una situazione di sconcertante degrado. Infatti all’interno dell’appartamento, su una superficie di appena 50 metri quadrati, erano detenuti addirittura 35 cani, reclusi all’interno di tre box improvvisati (uno per stanza) separati tra loro da piccoli cancelli di plastica che impedivano agli animali di uscire dalle stanze in cui erano confinati. Secondo quanto accertato nel corso dell’operazione non solo non venivano effettuate le necessarie pulizie dell’area – di fatto impossibili – ma ai cani non era neanche garantito un adeguato e salutare ricambio d’aria. Altri cinque cani, uno dei quali affetto da leishmaniosi e abbandonato a sé stesso, sono stati trovati all’esterno dell’abitazione, in un cortile.

L’intervento congiunto di Carabinieri ed Enpa ha inoltre portato al sequestro di un dispositivo ad ultrasuoni (il cui uso è vietato dalla legge), ingenti quantità di farmaci ospedalieri (non è ancora chiaro come e perché la donna se li sia procurati), un tablet, un notebook, documenti identificativi degli animali e addirittura una pelle conciata che si ipotizza essere stata ricavata da un cane deceduto. Posti sotto sequestro preventivo, gli animali furono affidati alla custodia giudiziale dell’Enpa che ha trovato una sistemazione idonea alle loro esigenze socio-etologiche. Sembrerebbe che alcuni degli animali potrebbero essere coinvolti nel traffico illecito dall’Est Europa, essendo stati trovati anche tre passaporti di origine slovacca ed uno polacco. Una ipotesi per confermare la quale sarebbe dunque necessario approfondire le indagini proprio verificando il contenuto del notebook e del tablet che, invece, stanno per essere riconsegnati.

«A nostro avviso, i fatti accertati dai Nas e i certificati veterinari proverebbero il reato di maltrattamento, perché la proprietaria ha dimostrato di non avere cura degli animali e non avere a cuore il loro benessere – spiega l’ufficio legale di Enpa -. Tanto più che su casi di questo tipo esiste una consolidata giurisprudenza della Corte di Cassazione. Ci stupiamo dunque che gli animali siano riconsegnati proprio a tale detentrice».

Tra l’altro, come accertato dall’Enpa, le femmine – non sterilizzate – sarebbero state costrette a ripetere un parto cesareo; cosa che per i cani è causa di gravi sofferenza. Come se ciò non bastasse, alcune di loro avrebbero da poco dato alla luce dei cuccioli, di cui non si è trovata traccia e dai quali sarebbero state separate ben prima dei termini previsti dalla legge. Infine, cinque cani sono stati trovati in gravi condizioni di salute, refertate nel dettaglio da una clinica veterinaria.

«Per questo – aggiunge l’ufficio legale Enpa – non riusciamo a trovare alcun elemento che possa motivare il provvedimento di dissequestro disposto dal magistrato.» Restituirli alla loro “proprietaria” – come disposto dal magistrato – significherebbe dunque ripristinare lo status quo ante, al quale sono stati sottratti con il sequestro, e farli ripiombare in una condizione di estrema sofferenza e di deprivazione. Anche perché la donna non ha a disposizione una struttura idonea dove ospitare un numero così ingente di animali assicurando loro condizioni di pieno benessere. Insomma, secondo l’Enpa è elevato il rischio che la restituzione possa riprodurre la stessa situazione antecedenti al sequestro.

Ma c’è anche un altro aspetto da considerare. Il dissequestro di altro materiale probatorio, quali i farmaci trovati nell’abitazione e i dispositivi informatici, impedirebbe all’autorità giudiziaria di accertare come tali farmaci si trovassero lì, e di verificare se da tali supporti possa risultare un eventuale coinvolgimento della donna in un commercio non autorizzato di animali.”.

Comunicato stampa pubblicato da ENPA, 30 ottobre 2013.

Foto: archivio.

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

3 Commenti

  1. Ciao tiziana, ci trovi qui: http://www.facebook.com/All4Animals

  2. Possible avervi su facebook? Vi trovo solo su Outlook. Per ogni commento o notizia devo andare alla Vs. pagina. Incomprensibile la decisione del giudice, purtroppo ci sono tanti come lui a quali in realtá non interessa nulla la sofferenza dei nostri amici. Ha tutto il mio disprezzo. Spero blocchino questa decisione.Fateci sapere.Aggiungo che vivo in Spagna. Un saluto e un grazie per tenerci informati sulle atrocitá che si commettono sui SENZA VOCE.

  3. Sempre complimenti all’ENPA per i loro interventi. SFIGA SEMPITERNA A QUESTO FOLLE GIUDICE

I cookie ci aiutano ad offrirti un servizio migliore. Accedendo a questo sito, accetti il fatto che potremmo memorizzare e accedere ai cookie sul tuo dispositivo. Più info | Ok, Accetto!
Twitter Auto Publish Powered By : XYZScripts.com