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Napoli: storia di Rambo, il cucciolo che non doveva superare la notte

“Chiedo di dedicarmi cinque minuti del vostro tempo.

Forse il destino è artefice di questo incontro. Forse solo io ero destinata a percorrere quella strada quella mattina a quell’ora. Forse sono stata io a scegliere di non chiudere gli occhi e andare avanti. Non conoscerò mai la risposta a tali interrogativi. So solo che i miei occhi si incrociarono con i suoi. Un piccolo, esile cucciolo che chiedeva disperatamente aiuto: Rambo (così decidemmo in seguito di chiamarlo) un cagnolino di circa cinque mesi.

Quando alzò lo sguardo verso l’alto capii che nulla può la parola dinanzi alla comunicazione degli occhi. Mi guardava immobile e tremante tra il rosso del sangue e il grigio del cemento e la stretta allo stomaco che provai non era misera compassione ma era pari all’ istinto fulmineo di protezione che spinge le madri, le donne o qualsiasi essere vivente a diventare forti, coraggiose e incuranti di ogni difficoltà.

Decisi di portarlo a casa contro la volontà di persone a me care e dopo l’ennesima amara delusione ricevuta da parte dei servizi pubblici.

Non era morto ancora, poteva farcela, potevo provare a salvarlo. Mi dissero che era stato investito, che non avrebbe superato la notte, mi dissero che aveva avuto delle lesioni al fegato oltre alle fratture alle zampe. Mi dissero che poteva aver avuto dei problemi alla spina dorsale e che forse non si sarebbe alzato più. Mi dissero che non avrei potuto tenerlo perché rappresentava solo un’altra spesa. Non mi interessava. Io volevo solo abbracciarlo.

Il giorno seguente mi svegliai con l’immagine di quel cucciolo che non respirava più e cessò il mio di respiro. Corsi da lui. Respirava. Aveva superato il primo ostacolo. Lui era lì, disteso e immobile ma sembrava più tranquillo di me nonostante la sofferenza palese. Sembrava che volesse rassicurarmi. La speranza mi pervase e giurai a me stessa che avrei fatto l’impossibile per salvarlo.

Tutte le mattine scendevo a fargli le siringhe. Mi svegliavo spesso prima del suono della sveglia e avevo già la sua immagine dinanzi agli occhi. Iniziai perfino a sognarlo. Iniziai a sognare che un giorno avrebbe camminato, che un giorno avrebbe corso e giocato con me e fu questa speranza che giudò il mio, anzi il nostro cammino. Rambo: mai nome fu più appropriato.

Giorno dopo giorno e siringa dopo siringa iniziò a riprendersi. Il miracolo della vita. Ogni giorno rubava alla morte un po’ di sé . Ogni giorno mi dava coraggio. Ogni giorno mi guardava e scodinzolava sempre più.

Imparai a comprendere il suo linguaggio, le sue richieste e lui iniziò a comprendere le mie attenzioni: quando vedeva la siringa scodinzolava perché sapeva che dopo avrebbe mangiato; quando vedeva la ciotola si leccava il muso. Non so come sia possibile ma non si infastidiva neanche all’ottava siringa del giorno. Non so come sia possibile ma sapeva donarmi affetto solo guardandomi.

Poi un giorno decise di farmi un regalo: donò a me ciò a cui tutte le perone ambiscono disperatamente nella vita: la meraviglia, la gioia, la felicità. Quel giorno mi guardò dopo aver mangiato mentre io lo osservavo a pochi metri e… zampa dopo zampa si alzò, un passo, poi un altro e poi di nuovo a terra. Impiegai alcuni secondi per realizzare che fosse vero. Un sogno diventato realtà, un sogno materializzato proprio dianzi al mio sguardo incredulo. In quel momento lo abbracciai e piansi. Quanto piansi. Ce l’aveva fatta. Lui lo sapeva che ci sarebbe riuscito, io no. Fui così felice da piangere ogni volta che raccontavo l’episodio. Rambo: quanta forza in un’esile corpicino.

Ora, come di rito, tutti voi immaginerete il glorioso finale “e vissero per sempre felici e contenti”. Purtroppo la realtà non è come le belle fiabe e questo lo comprendo sempre più a mie spese. Purtroppo io non posso tenerlo. Purtroppo ho altri cani e purtroppo devo trasferirmi a Napoli per gli studi universitari. Purtroppo ho dovuto dare Rambo ad un’eccellente volontaria che accudisce già diversi animali. Purtroppo sono in cerca di una famiglia che possa dargli amore così come ho fatto io.

La sua mancanza in questi giorni mi dilania il petto e mi fa mancare il respiro proprio come quando immaginai che non ce l’avrebbe fatta. Ogni sera prego il Signore perché possa trovare una dimora. Ogni giorno mi sveglio e spero di avere la notizia che attendo. Ve lo dico supplicandovi. Per favore adottatelo! Vorrei donargli la vita che merita, vorrei donargli l’affetto che merita. Solo voi potete aiutarmi a scrivere il finale di questa storia. E vi prego, aiutatemi a scrivere “Rambo, il cane vittima della noncuranza e dell’inciviltà umana , visse per sempre felice e contento”.

Rambo ora ha circa sei mesi e ogni giorno che passa è sempre più vivace e felice. Non ha più lesioni al fegato e fratture e riesce anche a correre ed alzarsi su due zampe. Lunedì (5 ottobre) sarà vaccinato e martedì (6 ottobre) microchippato. Lo stallo in cui si trova è a Palma Campania provincia di Napoli. Contatti: ester.nisi@hotmail.it 3388861438”.

Appello originariamente pubblicato da Ester Nisi su Facebook, a questo link.

Nella foto: Rambo (fonte SecondaZampa su Facebook).

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2 Commenti

  1. Grazie a questa Persona fantastica, questa ragazza che ha aiutato Rambo! Grazie infinite! 🙂
    Rambo è davvero molto bello, che profilo poi, favoloso!

  2. Auguri Rambo.. spero tu possa trovare presto una famiglia amorevole come meriti :’)

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