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Ucraina, Cisternino a colloquio con i vertici della Polizia. E intanto i dog hunter minacciano: “Ci occuperemo di te”

La situazione di Andrea Cisternino in Ucraina, dove il fotografo e attivista da tre anni documenta il massacro dei randagi, si è fatta nelle ultime ore pesantissima. E pericolosa.

Perché per un passo avanti enorme fatto – ossia la tavola rotonda tra associazioni animaliste presso il Ministero degli Interni a Kiev ottenuta dal nostro connazionale – arriva anche un grave contraccolpo che potrebbe mettere a repentaglio la sua incolumità. Nello specifico, il trafugamento dei suoi dati personali e la loro pubblicazione sul sito dei dog hunter.

Il tutto naturalmente condito con relative minacce.

Ed è lo stesso leader ucraino degli ammazzacani, Aleksey Sviatagor, ad annunciare che ci penserà lui ad “occuparsi dello scarafaggio”, ossia di Andrea.

“Cisternino io non l’ho toccato per niente ancora”, dichiara il dog hunter sul sito web, “non era stato registrato, non c’era l’indirizzo ed era difficile beccarlo, questo scarafaggio. Ora che c’è tutto e so dove ha l’ufficio me ne devo occupare”.

Minacce degne del miglior stampo mafioso, quelle di Sviatagor, che preoccupano – giustamente – e che continuano all’insegna della farneticazione più folle ed insensata: “Tutti suoi concorrenti animalisti gli daranno un colpo in testa. Ed io so come. Questo inverno avveleneranno di nuovo i cani dell’Idroparco, lo chiameranno per fare un video di notte, e poi lo bastoneranno e gli ruberanno la macchina fotografica e diranno: questo è un regalo dei dog hunter”.

Sviatagor si sente forte – protetto com’è da una sorta di immunità sovrumana, finora mai toccato dalle forze dell’ordine ucraine, conniventi e omertose, e probabilmente intoccabile. Perché le cose, ad un certo punto, vanno dette così come le si pensa: se un uomo come Sviatagor, e se una banda come la sua, non vengono fermati, significa che i problemi non risiedono soltanto nella radice culturale di un popolo, ma anche ai vertici delle sue istituzioni. Perché in un Paese che si definisce civile è inammissibile che minacce, intimidazioni e violenze – verso uomini e animali, senza distinzione – vengano tollerate, messe sotto silenzio, ignorate.

Quello che è accaduto è gravissimo: questa mattina, Sviatagor ha pubblicato sul sito dei dog hunter una lettera privata che Cisternino aveva inviato ad un negozio che, a Kiev, gestisce un marchio italiano. Ovviamente la missiva conteneva tutti i recapiti privati dell’attivista e quelli dell’associazione, oltre che il codice di quest’ultima (fino a quel momento tenuto segreto).

Andrea aveva inviato la lettera nel tentativo di ottenere sponsor per una serata pro-rifugio che si terrà il prossimo ottobre.

Viene spontaneo chiedersi come abbia fatto Aleksey Sviatagor ad ottenere una comunicazione privata e con quale diritto l’abbia ripubblicata su un sito web pubblico, di chiara istigazione alla violenza e all’odio (di razza, di orientamento, di specie, di opinioni e di intenzioni) con la precisa volontà di utilizzarlo come mezzo per colpire un uomo, senza che le istituzioni ucraine, almeno finora, abbiano mosso un dito al riguardo. Andrea ha recentemente dichiarato che il sito dei dog hunter sarebbe ancora online perché aperto in Togo, e che le autorità ucraine starebbero attendendo le necessarie autorizzazioni dal Paese africano per poterlo chiudere. Ma è una motivazione che lascia comunque l’amaro in bocca.

Le farneticazioni di Sviatagor (il cui gruppo ha minacciato di morte il presidente dell’associazione Vier Pfoten Amir Khalil, che ora lascerà l’Ucraina, dove era stata inizialmente pianificata una massiccia campagna di sterilizzazione dei randagi) sarebbero infatti più che sufficienti per giustificare quantomeno un’azione diretta e personale da parte delle forze dell’ordine ucraine. Perché trattasi di minacce, calunnie chiarissime.

Scrive il folle capo dei dog hunter: “Cisternino è in cerca di avventura in Ucraina, dove ha appoggiato il culo e ha anche registrato una fondazione [segue codice, NdR] di cui è presidente. Vuole fare concorrenza alle altre associazioni animaliste ucraine invadendo il mercato dei randagi. Anche se ha un fondo di beneficenza chiede comunque l’elemosina, scrive messaggi per far piangere la gente nella speranza di portarsi a casa un po’ di soldi”.

“Personalmente, penso che potremmo scrivere alla polizia una lettera dicendo che un mendicante italiano sta cercando di commettere una frode, raccogliendo fondi per un progetto inesistente, oppure che vuole torturare i cani nel rifugio e fare video – dove anche lui partecipa a queste orge – in modo da diffondere filmati di zooerastia”.

La folle tirata verbale di Sviatagor non finisce qui: “Oppure potremmo chiedere al suo Ambasciatore se è al corrente dell’esistenza di un mendicante di discutibile orientamento sessuale e di dubbia reputazione che, sotto gli auspici dell’Ambasciata, compie atti di terrorismo, diffondendo sul territorio branchi di pericolosi cani randagi. Animalisti, vi chiedo di sostenermi perché Cisternino è un concorrente molto potente e per tutti voi non possono bastare i cani di Kiev per chiedere soldi”.

A parte le ovvie tendenze psicotiche di un uomo, dalle parole sopra riportate traspare, in fondo, una certa paura nei confronti dell’operato di Andrea. O quantomeno una preoccupazione tale da spingere Sviatagor ad esporsi in un modo che non lascia spazio a fraintendimenti.

Quest’ultima non è però, purtroppo, cosa di cui gioire: finora nessuno ha mai messo freno né ai dog hunter, né al loro capo. E con “nessuno” intendiamo chiaramente le istituzioni ucraine – costantemente nei panni delle scimmiette che nulla vedono, nulla sentono, nulla dicono.

La tavola rotonda di Cisternino e degli animalisti ucraini tenutasi con i vertici della Polizia ucraina lo scorso 26 settembre è, paradossalmente, andata bene. L’invito è arrivato agli attivisti dopo la manifestazione tenutasi a Kiev lo scorso 17 settembre proprio per protestare contro quella che Andrea definisce “l’inefficienza e il menefreghismo delle autorità di polizia verso le nostre denunce sulle uccisioni di animali e sui dog hunter”.

“Il mio intervento, durato venti minuti, è stato molto apprezzato dai rappresentanti delle forze dell’ordine e del Ministero degli Interni, tanto che si sono detti d’accordo con me”, racconta Andrea. “L’incontro è stato positivo, è durato più di due ore e io ho chiesto che ci sia dialogo tra noi e loro per costruire insieme qualcosa di positivo. Fino ad un mese fa la Polizia non mi considerava”.

Resta ora da vedere se considererà con uguale attenzione le gravissime minacce di Sviatagor e del suo branco di invasati.

“Dopo che il governo ucraino ha firmato, il giorno dopo la nostra manifestazione, la ratifica europea sul maltrattamento degli animali posso dire che finalmente stiamo smuovendo qualcosa. Ma ci vado cauto. In privato, con i rappresentanti delle altre associazioni ho proposto un’azione massiccia per sensibilizzare ancora l’Europa rispetto al problema ucraino, e tutti si sono detti d’accordo. Mi chiamano l’angelo straniero. Tre anni fa, quando cominciai la mia battaglia, un’attivista ucraina mi disse: tu sei come tutti gli stranieri. Sono venuti qui olandesi, svizzeri, francesi. Promettete e poi ve ne andate e i nostri animali muoiono. Io le ho dimostrato che gli italiani sono persone serie, con un cuore grande per gli animali”.

Andrea ha ragione: è talmente serio e motivato da essersi messo nell’occhio del ciclone dei dog hunter, che l’hanno sempre fatta da padrone in Ucraina (e non solo).

E mentre resta da capire cosa la Polizia intenda fare adesso, soprattutto dopo aver speso parola ad una tavola rotonda di estrema importanza, Cisternino così commenta le minacce ricevute: “Dato che ora i dog hunter hanno tutti i miei recapiti personali e i dati dell’associazione, di questa pagina, del sito, e della pagina YouTube, non potrò più mettere foto e dati riguardanti la locazione in cui sto costruendo Rifugio Italia per timore di rappresaglie. Vedrò come farvi avere aggiornamenti sulla sua costruzione. Vi chiedo scusa, ma la situazione diventa sempre più seria e devo capire come muovermi. Ho comunque passato tutte le informazioni all’Ambasciata italiana e mi sentirò lunedì con l’Ambasciatore”.

Andrea, però, non ha paura: “Vado avanti. Non farò certo come i responsabili di grosse associazioni che, dopo le minacce ricevute, sono andati via da questo Paese lasciando volontari e randagi in balia di questi criminali. Non devono vincere loro, altrimenti è finita”.

Sfortunatamente, gli attivisti che sostengono Cisternino non hanno a disposizione il teletrasporto per catapultarsi a Kiev e dargli fisicamente una mano. Quello che si può e si deve fare, ora, è continuare a sostenerlo dall’Italia donando per la costruzione di Rifugio Italia, un canile modello di qualità altissima e a prova di dog hunter. Dei tanti che seguono la pagina di Andrea, pochi hanno investito qualche euro in un progetto che è invece importantissimo. Il nostro attivista non ha ancora potuto terminare la costruzione del recinto perimetrale, e questo significa, nella pratica, non poter mettere al sicuro i cani che, restando sulla strada, continuano ad essere vittima dei dog hunter.

Vi chiediamo di donare. Potete farlo a questo indirizzo.

E, personalmente, ci auguriamo anche che qualcuno somministri a Sviatagor il suo stesso tipo di medicina. Perché il dialogo e la civiltà non sempre si applicano a personaggi di questo genere.

Non pubblicheremo alcuna nuova notizia fino a lunedì, in segno di rispetto all’operato di quest’uomo che da solo combatte contro una forza terribile e spalleggiata da chi dovrebbe opporvisi per primo.

Forza Andrea.

Nella foto: Andrea Cisternino con alcuni randagi ucraini (fonte Andrea Cisternino su Facebook).


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9 Commenti

  1. caporale caterina

    Andrea siamo con te

  2. Dobbiamo proteggerlo ed aiutarlo, ma soprattutto aiutare i poveri ed innocenti animali.

  3. Andrea va protetto, le minacce sono serie. Ma come è possibile che quest’uomo sia da solo in un posto del genere? Non lo abbandoniamo e non abbandoniamo quei poveri cani!!!

  4. Sviatagor deVI SCHIANTARE ! facciamo in modo che cisternino sia protetto da queste bestie immonde e inumane !

  5. purtroppo lo vedo male cisternino perchè(penso)che la polizia in ucraina dei cani randagi non gli importa propio nulla dunque perchè difendere un signore,pure straniero oltre tutto che difende queste bestiole?

  6. MA NON SI PUO’ APRIRE UNA PETIZIONE INTERNAZIONALE A SOSTEGNO E SCUDO DI QUESTO CORAGGIOSO ATTIVISTA?

  7. Andrea Cisternino (e i suoi collaboratori) DEVONO essere protetti!
    Queste sono minacce palesi, scritte, innegabili!

  8. io spero che la polizia dopo queste minacce protegga andrea cisternino perchè gli è dovuto e perchè penso che il capo dei dog hunter sia più che convinto di fare del male e queste minacce non vanno prese sottogamba

  9. Pienamente d’accordo. Grazie di cuore. Patrizia.

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