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Spagna: Langosto, il “miracolato” del Toro de la Vega, forse finirà macellato

A poco più di una settimana dall’assassinio feroce e sanguinario di Volcano, vittima dell’edizione 2013 del Toro de la Vega, le polemiche non si placano. Non soltanto per la crudeltà di una delle tante manifestazioni iberiche di tauromachia, ma anche perché l’organizzazione dell’evento aveva inizialmente messo gli occhi su un altro toro, di nome Langosto (di lui avevamo parlato qui) del quale si sono pressoché perse le tracce.

Langosto, dal mantello scuro e dall’aspetto molto simile a quello dei suoi predecessori uccisi dai lancieros negli anni scorsi, era infine stato scartato per essersi rotto un corno.

E l’organizzazione aveva ripiegato su Volcano, un toro dal manto rosso e di 580 chili di peso che, dopo aver incornato circa quattro persone, è come se avesse deciso di farsi uccidere nella maniera più rapida possibile: meno di cinque minuti. È una consolazione assai magra, ma se pensiamo che le agonie dei suoi predecessori Volante e Afligido sono durate rispettivamente 20 e 40 minuti, il toro rosso ha tolto un bel po’ di divertimento ai suoi sadici aguzzini.

Mentre tutta l’attenzione pubblica era ovviamente concentrata sul povero Volcano, Langosto è sparito. E solo qualche giorno dopo il compimento del sadico rituale del Toro de la Vega si è scoperto, per vie traverse, che l’animale è ancora vivo. Almeno per il momento.

La sua classificazione come toro da carne, in effetti, non pare lasciare molto scampo nonostante, incredibilmente, qualcuno si sia preso la briga di limare il corno rotto e di accorciare e limare anche l’altro in modo che avessero un aspetto pressoché identico.

Grazie alla soffiata di un abitante di Tordesillas, gli attivisti spagnoli per i diritti animali sono riusciti ad entrare in contatto con l’allevamento che detiene Langosto: l’obiettivo è ovviamente quello di riuscire a farsi cedere l’animale, gratuitamente o dietro pagamento di una somma di denaro, in modo da poterlo salvare una seconda volta.

Tuttavia, secondo quanto riportato sulla pagina Facebook “Toros Libres”, l’allevatore non sarebbe in alcun modo intenzionato a vendere l’animale e anzi preferirebbe spedirlo in mattatoio pur di non cederlo agli attivisti.

“Ho telefonato due volte”, spiega uno di loro. “Nel primo caso hanno negato di avere Langosto, mentre nel secondo, quando ho detto loro che lo volevamo acquistare, mi hanno chiesto chi ero e hanno aggiunto che preferivano mandarlo al mattatoio. Gli ho risposto che noi avevamo una fattoria per lui, ma mi è stato detto che è necessario un permesso speciale per possedere un toro. Poi hanno commentato: “Non capiamo perché lo vogliate salvare”. Che grande senso di impotenza. Hanno continuato dicendo che non potevano aiutarmi, che avevano molto lavoro da fare e hanno riagganciato”.

Al momento attuale gli attivisti stanno ancora cercando, come possono, di capire come poter evitare che il toro “graziato” a Tordesillas finisca invece sgozzato in un macello.

Foto: Langosto (fonte Toros Libres su Facebook).

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2 Commenti

  1. Sembra si divertano ad uccidere. Non trovo altra spiegazione.

  2. Questi individui sono proprio senz’anima.
    Non hanno niente di umano, ma come? I soldi non comprano tutto?

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