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India: la nuova strategia dei bracconieri di tigri è il veleno

Le tigri che, in qualche modo, riescono a sopravvivere libere in India si trovano ora ad affrontare un nuovo problema: le esche avvelenate.

L’India è casa della più ampia popolazione di tigri del Bengala e, in generale, della maggior parte delle tigri, ma come è noto il numero di questa specie si è abbassato drasticamente nel corso degli ultimi decenni. Ad oggi, è probabile che il loro numero sia di circa 1700, secondo quanto stimato dallo IUCN (Internationale Union for Conservation of Nature).

Le tigri si trovano ad affrontare, in maniera costante, una serie di minacce che mettono a repentaglio la loro sopravvivenza: dalla diminuzione dell’habitat a causa dell’invadenza umana alla mancanza di diversità genetica, dai conflitti con gli uomini per gli attacchi al bestiame al bracconaggio spietato di ossa, denti, pellicce particolarmente apprezzati in Tibet e Cina.

Secondo quanto riportato dal Telegraph, i bracconieri ora utilizzano il metodo dell’avvelenamento per abbattere i superpredatori. Abbandonano sul territorio prede uccise e imbottite di un pesticida chiamato carbofuran.

Proprio questa sostanza è stata la causa, di recente, dell’aumento di decessi tra tigri e leopardi.

“I bracconieri utilizzavano le trappole d’acciaio per catturare le tigri, ma rischiavano sempre di essere catturati”, spiega il dottor Abhishek Singh dell’Endangered Flora and Fauna on Earth Conservation Team. “I pesticidi sono facili da utilizzare e abbassano i rischi. Imbottiscono di pesticidi le carcasse di animali morti e le usano come esca per le tigri, attendendo che le consumino. Un chilo di pesticida è sufficiente per riempire una carcassa e basta un morso da parte della tigre perché la morte sopraggiunga nell’arco di un’ora”.

Il carbofuran è robaccia reperibile in forma liquida o a cristalli e viene utilizzato come insetticida nei campi. I suoi effetti sono letali: attacca i centri nervosi e uccide nell’arco di pochi minuti. Un granello di carbofuran può uccidere un uccello e meno di un quarto di cucchiaino, un essere umano.

Nonostante sia stato da tempo bandito dall’Europa e dal Canada, questi pesticida è ancora ampiamente disponibile nella maggior parte del mondo. Inutile precisare che non colpisce solo le tigri, ma qualunque predatore si avventi su una preda imbottita di veleno.

I conservazionisti indiani, ora, non possono fare altro che chiedere che venga reso illegale nel tentativo di salvare le poche tigri rimaste.

Foto: repertorio (fonte Fotopedia).

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3 Commenti

  1. E’ vero Marina, sono d’accordo anch’io, auspico il ripristino dei lavori forzati sinceramente e altre pene severissime.

  2. D’accordissimo con te, Marina!

  3. Io insisto… Non è pensabile di eliminare il racconaggio solo proteggendo le tigri e non facendo nulla per eliminare la domanda. Sanzioni pesanti sulla cina e qualunque altro paese richiedente e leggi più severe (anche la pena di morte mi sembra una pena da considerare) contro il bracconaggio e il commercio!!! Se non si elimina la domanda, non c’è nessuna speranza, ma, visto chi è il maggiore richiedente, comincerei a comporre il requiem per il maestoso predatore. Alla maledetta cina è ormai permessa qualunque cosa.

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