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Andria: la commovente storia di Nerina, randagia per 17 anni

“Te ne sei andata all’improvviso. Un colpo di calore fatale, una torsione gastrica ti ha stroncato nel giro di due ore, in questa estate così anomala dal punto di vista meteorologico, che ancora stentiamo a credere che tu ci abbia lasciato.

E soprattutto che tu ti sia distaccata da Pelo per sempre.

Per 17 lunghi anni, qualcuno dice anche di più, la tua dimora è stata Via delle Querce, ma vale la pena raccontare una storia così tormentata, che ha dell’incredibile per certi versi.

“Un pugnetto di colore nero, con occhi nero- bluastro tanto vispi ed espressivi”- ti ricordava così nonno Andrea, quando ti vide per la prima volta nel 1997 nei pressi della Parrocchia Madonna della Grazia. Oggi nonno Andrea non è più in vita, ma sarebbe stato felice di parlare di te con tanto affetto.

Per una sorta di atavico pregiudizio, difficile da scardinare laddove l’ignoranza la fa da padrone, e cioè “che nero porta sfiga” in tanti ti hanno odiata nel quartiere, attribuendoti colpe di cui eri ignara, aggressioni a scapito di bambini mai avvenute o del tutto innocue. O solo per legittima difesa.

Perché in realtà tu sei stata la vittima di brutali derisioni, fra calci, pugni, sputi, sportelli di auto in faccia, sei stata presa a sassate, riportando traumi in incidenti di vario genere, già dal primo anno e mezzo di vita, quando Raffaella Fasano, oggi medico veterinario in Via delle Querce, ti curò con antibiotici sulla zampa posteriore a seguito di una contusione- lussazione. Grazie a Raffaella nel 1998 al decimo mese sei stata sterilizzata dallo studio Pedata- Campanale proprio per evitare di incrementare il fenomeno del randagismo, piaga di cui Andria purtroppo ha sempre vantato un primato negativo.

Tuo primo affezionato compagno è stato un pastore tedesco che poi ha lasciato il quartiere nel giro di poco tempo. Tanti i rifugi notturni e diurni, ma per te non c’era mai pace, cacciata da ogni dove.

Ad occuparsi di te all’inizio alcune famiglie nei pressi della parrocchia, sempre in lotta a denti serrati. Come dimenticare le cure di Antonio Caporale, pronto a scendere in strada anche di notte, per assicurarti cibo e calore, soprattutto d’inverno. E non solo a te.

Già perché non tardarono ad arrivare Pelo, Lupo, Eddie. Eravate uniti, insieme difendevate il territorio con docilità, ma anche con ferma determinazione, da branchi di cani che sempre hanno popolato la zona, di provenienza sia da via Castel del monte, ma soprattutto da via monte Faraone.

Notti insonni hanno contraddistinto il quartiere, tanto che gli stessi accalappiacani, sopraggiunte diverse segnalazioni, sono stati allertati a intervenire ma, per ironia della sorte, a finire adescati furono proprio Lupo ed Eddie. Tutto questo accadeva nei primi anni 2000, all’inizio degli scavi della piscina comunale. Nei canili Lupo ed Eddie non sopravvissero, ma tu e Pelo non foste catturati, grazie alle suppliche e alle rassicurazioni di molti di noi. Da allora, ma sempre più spaventati, avete calcato con le vostre orme altri sottoscala, altre aiuole, trasferendo per così dire la vostra dimora, nell’altro tratto di via delle Querce, verso via Pietro Nenni.

Tu Nerina eri sempre la più agile e scaltra, non ti facevi mai prendere, diffidente anche nei confronti di chi ti voleva bene e cercava di accarezzarti o darti da mangiare. Mai una fibra così resistente abbiamo conosciuto, una vera forza della natura.

Di tanti incidenti anche estivi non ci siamo neppure resi conto in questi anni, e non siamo mai riusciti a curarti in ambulatorio durante la giovinezza. Ma oggi abbiamo capito cosa ti ha portato alla progressiva immobilità totale degli arti.

Dapprima tentennante nella deambulazione (fin dal 2007), ti facevi sentire con il tuo tipico latrato quando non riuscivi da sola a sollevarti dal terra, o dal terreno di alcune aiuole in cui amavi rifugiarti. Lì mia madre per anni ti ha portato del cibo tutte le sere, e aspettava pazientemente che con Pelo finissi la tua porzione per non lasciare nulla di sudicio che imbrattasse il marciapiedi o attirasse altri animali. E ha dovuto subire offese e ogni tipo di insulto, colpevole solo di amare senza misura e con disinteresse questi due cani simbolo della zona. Affetto che è diventato nel tempo un vero e proprio impegno tanto da pensare di poter seriamente avviare un’adozione, ma come sempre succede, di fronte alle responsabilità civili e penali si rimane soli e non si è mai cercato di sottoscrivere una petizione di quartiere per escogitare una soluzione altra, magari provvedendo con una recinzione a proteggere te e Pelo, ormai anziani, e a turno contribuire alla vostra sopravvivenza.

Da un anno ormai eri anchilosata: ti abbiamo accudita più volte al giorno, disinfettato le piaghe da decupito, che siamo riusciti a cicatrizzare, ma non siamo riusciti a trovare un rimedio per pulirti in modo degno 24 ore su 24, ormai completamente disabile. Le strutture private ricovero per animali qui hanno un costo e nessuno è disposto ad accollarsi oneri gravosi in tempi così difficili, se l’ente pubblico non sovvenziona né contribuisce.

Forse il privato dovrebbe osare di più e credere nella solidarietà in rete che spesso fa miracoli. Come quando ci si muove in massa per chiedere un oratorio per i propri figli, o la costruzione di una parrocchia, o che un parroco non venga trasferito. Invece abbiamo sentito l’impotenza e il peso della solitudine di non poter fare di più.

Gli ultimi venti giorni mia madre ha sentito l’urgenza di toglierti dalla strada pur consapevole di non poterti offrire un posto più refrigerato del sottoscala in cui eri immobile da un anno. Pelo lì vegliava su di te e non permetteva a nessuno di farti del male, se pure anche lui attempato.

Lui ha ripagato la tua fedeltà di tutti questi anni. Mirabile fu la vostra gioia quando vi siete rivisti dopo due mesi all’indomani di una frattura al femore che Pelo riportò nel 2011 e che dovemmo curare in uno spazio condominiale protetto.

Ora siamo noi che ti chiediamo: vigila tu su di Pelo, che sente la tua mancanza, che ti cerca, che è rimasto triste e solo, come tutti noi, a distanza da un mese ormai dalla tua scomparsa. Via delle Querce è stata e resterà per sempre la tua casa. Perdonaci se tutti noi, innamorati degli animali, soprattutto di quelli indifesi, di quelli che nessuno vuole, di quelli “non griffati”, che non si comprano insomma, non abbiamo potuto offrirti un giardino o un posto più tranquillo e arieggiato.

Quelli che ti hanno detestata perché non facevi dormire la notte, per i tuoi lamenti, ora chiedono di te. Quei bambini ora adulti ti cercano e forse ti chiedono scusa. Perché spesso i figli pagano le colpe dei genitori che trasmettono ai figli le loro ansie. Perché le fobie si curano, perché la paura non è uno stato di diritto e non ti autorizza a vendette indiscriminate o ad accampare pretese assurde. Perché in questi 17 anni, troppi per animali dicasi “randagi”, di cattiverie se ne sono seminate tante, in nome dell’odio travestito da paura.

Rendere meno randagi si può, ammaestrare è possibile anche senza iscrivere un cane all’anagrafe cittadina.

Un grazie allora ai tuoi “padroni”: a mia madre, Raffaella Di Corato: senza di lei non saresti vissuta così a lungo. A Maddalena Lomuscio per la sua disponibilità a collaborare nonostante le difficoltà di salute. Alla dottoressa Raffaella Fasano e a suo marito Sandro, per tutti i farmaci e integratori somministrati. Per te fino all’ultimo si sono precipitati ad Andria di domenica per cercare di salvarti. E qualche mese prima ti avevano guarita anche da una pericolosa gastroenterite, per quella cocciuta ostinazione di chi continuava a lasciarti cibo qualsiasi.

A Francesco Forlano per la sua pronta colazione quotidiana e per tutte le coperte fornite d’inverno. A Cristian Petrosino, sempre solerte nella sua passione per gli animali di tutta la città; a Sabina Festa per le sue attenzioni animaliste nei confronti di tutto il quartiere.

Ciao Nerina; tu sei stato lo specchio delle nostre coscienze, dei nostri limiti, della nostre paure.

Termometro per misurare la nostra sensibilità e carpire i segreti dell’animo che solo uno sguardo può trasmettere. Quegli occhioni blu sgranati e vigili fino all’ultimo resteranno impressi indelebilmente in me che ti ho assistito nella tua sofferta agonia.

Noi crediamo che ci sia un posto riservato per gli animali nella vita eterna come figli della creazione. Per questo non ti dimenticheremo mai.

Noi di via delle Querce ti ameremo per sempre.”

Originariamente pubblicato sulla webzine AndriaLive. Riproposto in toto, senza modifiche.

Foto: Nerina (fonte AndriaLive).

***

NOTA DELLA REDAZIONE

Abbiamo proceduto a modificare il titolo dell’articolo poiché vogliamo che sia chiaro che non avvalliamo in alcun modo il randagismo, e che – nel nostro piccolo – facciamo del nostro meglio perché qualunque animale senza una casa non sia costretto a trascorrere la propria vita per la strada. Grazie dell’attenzione.

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

12 Commenti

  1. A PAOLA OIOLI.

    Grazie a te e a chiunque tramuti le parole in fatti, riservando agli animali l’esatto corrispettivo che loro riservano a noi; affetto, lealtà, amicizia, presenza, protezione, amore ogni oltre limite…
    Mi chiedo sempre di più se sia possibile prediligere (e imparare) da una “umanità animale”, piuttosto che da una bestialità umana.
    Il mio motto, in ogni caso, resta sempre lo stesso: SEPT (= Salviamoli E Proteggiamoli Tutti! —–> gli animali)

    Un abbraccio a te, a voi tutti, amici dei nostri migliori amici 🙂

  2. Grazie Elisabetta per il tuo commento, molto bello e significativo. Questo dimostra che molto spesso ci si arroga il diritto di decidere per loro, pensando che quello che sarebbe meglio per un umano è meglio anche per un animale, ed invece non è così. Per caso un cane padronale che sarà vissuto tutto il tempo legato ad una catena o dentro un box, con solo un’ora d’aria al giorno, sarà stato più felice di Nerina???Io lo dubito!!!Gli animali non vogliono e non devono essere umanizzati, ma solo vivere secondo la loro natura. Non dimentichiamoci che anche l’addomesticamento è stato un’atto di violenza compiuto contro di loro, perchè ne ha snaturato la loro essenza!

  3. Vorrei scrivere alcune parole, parlarvi di alcuni randagi, permettemelo. No, io non amo incontrare cani (o altri animali), abbandonati per le strade. Anzi, lo detesto proprio.
    Mi sono appostata per ore (e sono tornata sul luogo, inutilmente), dov’era un meraviglioso randagio bianco, il quale aveva già “assaggiato” la crudeltà umana, poiché era terrorizzato e non si lasciava avvicinare nemmeno da un “Cucciolo..vieni qui… dai…”, appena sussurrato e proferito con la massima dolcezza.
    Eravamo pronti, io e P., a donargli un riparo e una famiglia umana, ma non ci fu niente da fare; il biancone SCELSE di restare per strada, nei pressi di un’area di rifornimento di carburante, ove gli lasciavano acqua e cibo.

    Posso raccontare di tanti altri casi di cani di cui mi hanno segnalato l’esistenza (sotto i ponti, nei pressi dei canali, tra le immondizie… e che sono andata a cercare… Ne ho salvati tanti dalla strada, ma alcuni no, non sono riuscita a salvarli. Alcuni non si lasciavano avvicinare, sebbene stessi lì, caparbia, a sperare che annusassero le mie buone intenzioni e s’avvicinassero a me.
    Posso raccontare di Bella (una delle tante Bella…); lei arrivò, mansueta e dolcissima, con figli a carico (cinque, per la precisione). Allora vivevo in un appartamento ed avevo un cane e tre gatti. I cuccioli di Bella (tutti vaccinati), furono donati a famiglie di cui conservo ancora i numeri di telefono (mai ho “consegnato” un cane, o un gatto ad un benemerito sconosciuto, o a qualcuno al quale non avessi fatto una filza di domande e raccomandazioni!). Bella, quella Bella, non voleva una casa. Lei voleva restare sul piazzale antistante la palazzina. Giai a rinchiuderla; guaiva, sbatteva contro la porta per poter uscire…
    Posso raccontare di Tontolo, un randagio che “andava e veniva”, uno nato libero, uno davvero tosto, nonostante il nome che gli diedi. Tontolo restava da me (fuori) non più di un’ora, per poi tornare a bazzicare chissà dove. Un giorno mi venne la “bella” idea di chiamare una Associazione del luogo. Vennero a prenderlo. Tontolo ha praticamente tutto; un riparo, acqua fresca, cure, cibo… ma non ha più la più preziosa delle cose; la libertà che tanto amava. Tontolo aspetta ancora dietro le sbarre della galera/canile. Aspetta di tornare sulla SUA strada… Bella idea che si sarà fatta di me, Tontolo! Avrà pensato: “Che grandissima stronza! Perché mi ha fatto questo? Perché mi ha fatto rinchiudere?!?”… Io avevo quattro cani ed un numero imprecisato di gatti, tutti vaccinati e sterilizzati, senza l’aiuto di un Ente qualsiasi, nemmeno uno straccio di aiuto!

    E posso raccontare di quella volta che trovai una mamma con i suoi piccoli.
    I cuccioli mi si avvicinarono tutti, fiduciosi e tenerissimi, ma la mamma no. Lei non s’avvicinò. Scappava e tornava (ai suoi figli, non a me), perché aveva capito che i suoi piccoli potevano essere in pericolo, considerendo l’avvicinamento del nemico umano.
    I suoi cuccioli furono tutti portati in salvo, ma non lei. Lei urlò. Sì, URLO’.
    Quando si accorse che i suoi figli venivano portati via chissà dove, lei cacciò fuori un “UUUUUUAAAAAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!” che mi perforò il Cuore… che niente aveva di “bestiale”, che era di disperazione pura.
    Tornai per giorni e giorni sul luogo e girai intorno, disperata anch’io, alla ricerca di quella mamma randagia. Ma non la trovai.
    Non mi perdonerò MAI d’averle sottratto i suoi figli… di non avergliene lasciato almeno uno! Dio mio… sento ancora quell’URLO, lo sento forte e chiaro, lo sento dentro di me, nelle orecchie e nel mio Cuore e lo sentirò per sempre e per sempre mi sentirò una stronza, perché salvando i suoi cuccioli ho reso disperata lei, una cagna che aveva conosciuto la fame e la sete, la crudeltà, la paura… una mamma che amava i suoi figli, che io (stronza umana) le ho portato via.

    (Potrei raccontare altre storie… ma preferisco muovere il culo ed andare a dare da mangiare e bere ai tanti gatti che mi stanno aspettando. Sono le ore 08:45, fa già un caldo terribile e loro si stanno sicuramente chiedendo dove diavolo sia finita).

  4. Ciao, angelo con la coda…

  5. Scusatemi tanto per la mia durezza ma…visto che le “volevano tanto bene” nessuno ha pensato di adottarla? Era veramente tanto difficile farlo?A me sinceramente questa lettera non mi commuove, mi fa piuttosto rabbia. Fortunatamente la poverina è vissuta 17 anni e per un cane è tanto. Perchè scrivere questa lettera? Per tacitare la propria coscienza?

  6. Il ponte dell’arcobaleno avrà accolto Nerina nel migliore dei modi

  7. Questa è una storia che non merita alcuna polemica. Solo possiamo rimpiangere Nerina che ci ha lasciato. 17 anni sono un buon tratto di vita per un cane, e se randagio, ancora di più. Se ha vissuto tanto è perchè qualcuno lo ha accudito, lo ha sfamato, dandogli un riparo in caso di bisogno ed anche medicine. Non tutti hanno la possibilità di tenere un cane a casa propria: se ad esempio si vive in un appartamento senza balconi o terrazze, al massimo ci si può permettere un chihuahua, ma non un cane di taglia superiore.Quindi bando alle polemiche e grazie a chi ha permesso ad una randagia (e come lei ce ne sono centinaia di migliaia) di vivere per così lungo tempo.

  8. non hai mai trovato una famiglia che ti adottasse…mi dispiace tanto.finalmente troverai serenità sul ponte dell’arcobaleno.ciao Nerina…

  9. Una carezza per Nerina, forse questa sua storia può essere d’aiuto per tanti animali come lei, me lo auguro in tutta sincerità.
    Grazie.

  10. francescamanimali

    un miracolo che il cane sia sopravvissuto e che esistano persone così.

  11. E’ una vergogna leggere questa lettera. In 17 anni non potevano prendersela in casa o trovarle una famiglia? Troppo facile scrivere una letterina…

  12. R.I.P Nerina… spero che lassu’ tu possa finalmente trovare la felicita’ che tanto ti meriti.

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