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Roma: aguzzini danno fuoco a nove cani all’interno di un rifugio abusivo

Nove cani sono morti bruciati nel corso di un incendio di origine dolosa in un canile abusivo a Roma, nella zona di Ponte Marconi.

L’aguzzino o gli aguzzini hanno proceduto a dare fuoco alle sterpaglie che circondavano la struttura e le fiamme hanno finito col lambire le gabbie, non dando ai cani alcuna possibilità di sopravvivenza.

La donna che gestiva gli animali, una sessantaduenne che, segnala Geapress, sarebbe un architetto del Comune, è rimasta ustionata ed è stata soccorsa dai sanitari.

Solo un cane è stato portato in salvo e, ferito, è stato ricoverato presso il canile Muratella. Un undicesimo cane è invece fuggito e sarebbe attualmente ancora irrintracciabile.

La sessantaduenne architetto, che aveva salvato i cani da una vita da randagi, avrebbe avuto intenzione di trasferirsi con loro fuori regione per accudirli in modo migliore.

Secondo l’Associazione Volontari Canili di Porta Portese, sono pochi i dubbi che ad appiccare l’incendio sia stato qualcuno che aveva precisa intenzione di colpire gli animali.

Spiega Simona Novi, presidente: “In un momento un rogo altissimo ha bruciato nove cani e tutte le masserizie dell’architetto”.

Ci si augura ora che chiunque abbia informazioni sul presunto colpevole di un atto tanto vile parli.

Foto: repertorio (fonte Pixabay).

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4 Commenti

  1. E’ molto brutto vedere e sentire di queste cose nei confronti di chi si da da fare per aiutare gli animali senza chiedere nulla in cambio e anzi sgraviando anche le tasche dei contribuenti senza ricevere nemmeno un piccolo supporto, o anche solo un grazie dalle istituizione e dalle autorità.
    Grazie Signora Rita, mi dispiace molto per questa cattiveria che ti è stata fatta, è davvero uno schifo assoluto!
    Un augurio di pronta guarigione e spero che questa spiacevolissima quanto grave vicenda possa avere una buona risonanza mediatica affinchè fatti del genere non si ripetano più, e ci siano le dovute attenzioni da parte di tutti, lo spero di cuore!
    Che vergogna!

    Grazie Elisabetta per la scheda biografica della Sig.ra Rita, è stato un bel gesto.

  2. La storia di Rita Sanzi, una donna degna di onore, di affetto e stima.
    Una DONNA.

    Rita Sanzi. 62 anni. Architetto del Comune di Roma. XI Municipio, per la precisione.
    Da oltre 20 anni mamma di decine di cani. Da lei salvati da cassonetti, salvati da abbandoni, da randagismo. Da lei curati e sterilizzati.
    Per casa, baracche varie, preferibilmente intorno a Ponte Marconi.
    Perchè era questa la zona di Rita, il quartiere dove conosceva tutti. E dove tutti la conoscevano.
    E quando hanno provato ad allontanarla da qui, nel 1999, da quei rovi dove si era fatta il suo rifugio, lì è voluta tornare perchè in quel quartiere conosceva tutti. Ed in molti le volevano bene. E poi, come diceva sempre lei, “qui io do da mangiare anche ai topi”.
    Il rifugio piu’ sicuro e’ stato proprio sotto al ponte. La sera, quando si passava da lì, si sentiva l’odore della carne scottata. Il cibo per i suoi cani che lei rimediava facendo il giro delle macellerie della zona. Macellerie che ne ricavavano la loro convenienza visto che senza di Rita avrebbero dovuto pagare lo smaltimento di teste di pollo, zampe etc che invece ogni giorno raccoglieva lei.
    Costretta a raccoglierle sempre, anche quando non aveva bisogno di tutta quella quantità di cibo. Perchè se non rispettava il suo impegno, il macellaio si sarebbe rivolto alla ditta specializzata ed allora addio al cibo per i suoi amati cani.
    I cani erano la sua vita. I suoi amici. Dormiva con loro. Erano la sua coperta. E poi la mattina, nei bagni del Municipio, Rita si lavava. E molti colleghi tolleravano. Altri no, e si schifavano quando lei sedeva su qualche sedia non sua.
    Ma Rita era così. Anche quando la sera, presa dalla solitudine, dalla tristezza, dai brutti ricordi, si attaccava ad una bottiglia di birra in più.
    Ma chi non si sarebbe attaccato ad una bottiglia di birra per aiutarsi a dimenticare un padre che gettava i cuccioli dalla finestra quando lei – giovane – osava portarli in casa. O dimenticare quel furgone dove aveva sistemato se stessa e tutti i suoi cani, prima che qualcuno le facesse la guerra perchè non era quello il modo di stare. O dimenticare quella notte in cui accadde quello che le accadde. O dimenticare quando venne accusata di maltrattamento degli animali ed allontanata dal suo rifugio sicuro, il migliore che aveva mai avuto. Sempre sotto Ponte Marconi ma in un punto dove davvero non dava fastidio a nessuno. Salvo a chi, genio, aveva ideato di farci una polisportiva, in piena area golenale. Ed allora via Rita. E via i cani di Rita.
    La polisportiva, come ovvio, non venne mai fatta. Ma intanto Rita subi’ un affronto feroce: maltrattamento di animali. E sequestro di tutti quelli che non era riuscita a nascondere in macchina e portare via.
    Da quel momento, è stato tutto un cercare un nuovo rifugio. Sempre intorno ai quattro lati di Ponte Marconi. Ed ogni rifugio è stato più precario di quello immediatamente precedente. Piu’ insicuro. Piu’ instabile. Meno tollerato.
    Fino all’ultimo. Quello che oggi, 19 luglio 2013, le è stato distrutto dal fuoco. E da una mano nemica. Che ha aspettato che lei si allontanasse – come tutti i giorni alla stessa ora – per andare a ritirare la carne, per dare fuoco a quei recinti dove lei teneva i suoi 10 cani quando non poteva essere presente.
    In un momento, un rogo altissimo ha bruciato 9 cani e tutte le masserizia dell’architetto Rita Sanzi. Le ha bruciato la vita. Le ha bruciato i sogni.
    Perchè anche l’architetto Rita Sanzi aveva i suoi sogni: un terreno in Abruzzo, dove ritirarsi con tutti i suoi cani, appena in pensione.

    Ora Rita ha subito ustioni al corpo e all’anima.

    Lei, donna mite e gentile. Borderline come ognuno di noi. A cui è stato negato un rifugio sicuro dal lato giusto di Ponte Marconi e poi è stata abbandonata.

    Un lato che invece poteva cadere nelle mani degli speculatori e puo’ cadere oggi nelle mani di fasulli mercatini delle comunità rom che il sabato e la domenica prendono in ostaggio un intero quadrante della città. Impedendo a persone normali di arrivare, ad esempio, in un normale canile comunale per fare normalmente volontariato, normalmente adottare un cane, normalmente lavorare.
    L’architetto Rita Sanzi ed i suoi cani vennero sgomberati in una mezza mattinata, alcuni anni fa.
    Fasulli mercatini delle comunità rom, invece, vengono lasciati prosperare, moltiplicarsi, debordare, schiamazzare, inquinare, sporcare, intimidire senza intervenire, agire, riposizionare i giusti limiti.

    Forti con i deboli e deboli con i forti. No, non è questa la Roma che vogliamo.

    Nel 1996 Rita aveva 45 anni. Ecco come il Corriere della Sera l’ha conosciuta.

    http://archiviostorico.corriere.it/1996/luglio/18/citta_sotto_ponti_co_10_9607187237.shtml

    Nel 1999, Rita aveva 48 anni. Nel 2001, festeggiammo i suoi 50 anni, tutti insieme. Noi, lei, i suoi cani.
    Qualche anno dopo, dalla storia di Rita venne ricavato un racconto. Con un finale che mai avremmo voluto diventasse realtà.

    Nel 2013, un orco cattivo le ha distrutto la vita. Le ha portato via i suoi amici ed insieme il suo futuro.

    Ed i giornali ne parlano come di una clochard, di una canara, di una barbona.

    http://www.romatoday.it/cronaca/incendio-ponte-marconi-19-luglio-2013-morti-cani.html

    Ma lei è l’architetto Rita Sanzi, del Comune di Roma. Lei è Rita, per un intero quartiere.

    Rita, a te che non hai mai chiesto niente chiediamo una cosa noi: parla. Tira fuori i tuoi sospetti. Racconta le minacce che hai ricevuto. Noi ci costituiremo parte civile. E saremo con te.

    Perchè non è scritto da nessuna parte che non si puo’ vivere da borderline a testa alta.

    Siamo tutti borderline. Con orgoglio. Insieme e come te.

    Simona Novi

    Presidente AVCPP

    P.S.: 9 cani sono morti arsi vivi. Due cani sono ora con Rita. Un cane è riuscito a fuggire. Rita ha riportato ustioni ad un braccio. Ricoverata al Sant’Eugenio, è ora a casa di una amica. Sotto choc.

    SOURCE: http://www.iolibero.org/2013/07/20/rita-ed-i-suoi-cani-che-non-ci-sono-piu-ecco-cosa-succede-quando-si-e-forti-con-i-deboli-e-deboli-con-i-forti/

    ***

  3. Cerchiamo almeno di scrivere due righe di solidarietà a questa grande persona che si era fatta ultima fra gli ultimi per farle sapere che non è sola .

  4. non si può commentare altro se non crepate tutti del peggiore dei mali

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