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[VIDEO] Inchiesta CIWF sugli allevamenti di maiali: risultati disastrosi per l’Italia

Al mondo, la più importante e rinomata associazione ONG nell’ambito del benessere degli animali d’allevamento si chiama Compassion In World Farming (CIWF).

CIWF Italia ha recentemente condotto una investigazione all’interno degli allevamenti di suini in svariati Paesi dell’Unione Europea.

Per quanto riguarda l’Italia, i risultati sono stati scandalosamente negativi: in tutti ed undici gli allevamenti visitati sono state infatti riscontrate pesanti carenze, e situazioni non in linea con la direttiva 120/2008 sul trattamento degli animali da reddito.

I maiali dovrebbero, per legge, “avere accesso permanente a una quantità sufficiente di materiali che consentano loro adeguate attività di esplorazione e manipolazione”: una direttiva completamente disattesa in ciascuno degli allevamenti visitati, dove gli animali non avevano accesso assolutamente a nulla tranne pavimentazioni fessurate di cemento.

I maiali, pertanto, tendono a dormire sui loro stessi escrementi e sono privati di una lettiera che permetta una normale termoregolazione. La cattiva igiene degli allevamenti, naturalmente, favorisce la diffusione di malattie ed è nettamente in contrasto con l’etologia del maiale – un animale, contrariamente al credere comune, estremamente pulito.

Gli spazi sono stretti e sovrappopolati, gli animali sono a rischio di scivolamento a causa del fondo sudicio e pertanto possono cadere e ferirsi. Numerosi sono gli individui zoppi o malati, sempre individuati assieme ad altri elementi sani invece di essere “isolati in appositi locali muniti di lettiere asciutte e confortevoli” come vorrebbe la legge.

L’assenza di qualsivoglia stimolazione provoca sentimenti di estremo disagio e frustrazione in un animale di estrema intelligenza come il maiale, costretto a sopprimere la propria curiosità, il proprio ingegno, la propria empatia per trasformarsi esclusivamente in una macchina da carne per il consumatore finale. I comportamenti nevrotici provocati dalla deprivazione sensoriale degli animali causano atteggiamenti autolesivi o aggressivi.

E qui entrano in gioco pratiche aberranti come il taglio della coda, effettuato senza anestesia nei cuccioli: un’esperienza che dolorosamente facile immaginare, traumatica e che spesso provoca dolori cronici e formazione di tumori nell’area interessata.

Quella dell’amputazione della coda è ormai una operazione di routine. Ma non certo per chi la subisce.

Ciò che tiene in piedi strutture come questi allevamenti è una cosa soltanto: la domanda dei consumatori.

Per questo vi chiediamo di rivalutare le vostre scelte alimentari. Di scegliere la compassione.

Di seguito, il video dossier realizzato dall’ONG.

Foto: repertorio (fonte Jean su Flickr).

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