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USA: la maggior parte degli scimpanzé usati nella ricerca (federale) andrà in pensione

È un grosso passo avanti (ma non la vittoria finale) quello ottenuto negli USA, dove il National Institutes of Health (NIH) ha deciso di pensionare la maggior parte degli scimpanzé usati nella ricerca.

La decisione comporta la liberazione dai laboratori di centinaia di scimpanzé, dopo anni di esperimenti ed è stata raggiunta grazie all’impegno continuo e assiduo da parte degli attivisti.

Con decine di migliaia di firme sulle petizioni e manifestazioni continue, il NIH ha finalmente deciso di accontentare, almeno in parte, gli animalisti.

Già nel 2011, lo IOM (Institute of Medicine) aveva reso pubblico un rapporto nel quale si concludeva che la maggior parte delle ricerche biomediche e comportamentali svolte sugli scimpanzé non erano soltanto non etiche, ma anche totalmente non necessarie, e aveva raccomandato una riduzione drastica nell’utilizzo di questi animali.

Le raccomandazioni, scritte, comprendevano anche una serie di 28 regole in merito al trattamento dei primati utilizzati nella ricerca.

Con tutta probabilità, soltanto cinquanta sfortunatissimi scimpanzé resteranno chiusi nei laboratori, seppure con possibilità di sperimentazione limitata.

Saranno invece 310 quelli che verranno mandati in pensione.

Il NIH ha cercato di mitigare il malcontento degli attivisti specificando che la necessità di detenere i cinquanta scimpanzé verrà rianalizzata ogni cinque anni, e che spera di poterli liberare in un prossimo futuro.

Nel frattempo, ha promesso di “ridurre drasticamente il loro utilizzo nella ricerca biomedica” perché “è la cosa giusta da fare”.

Ovviamente, i 310 scimpanzé che verranno mandati in pensione non potranno più essere liberati in natura. Verranno pertanto trasferiti al santuario Chimp Haven, l’unica struttura federale in grado di accoglierli, o in eventuali altri ricoveri.

Sfortunatamente, questo processo non sarà rapido perché gli esperimenti attualmente in corso sugli animali dovranno prima terminare.

L’associazione NEAVS (New England Anti-Vivisection Society) commenta: “Ci riteniamo soddisfatti della decisione del NIH di ritirare la maggior parte degli scimpanzé, ma non approviamo la detenzione di altri esemplari soprattutto in virtù dell’evidenza scientifica che il loro utilizzo nella ricerca non era, non è e non sarà necessario”.

Infine, c’è un’altra nota dolente ad una notizia altrimenti sostanzialmente positiva: il pensionamento riguarda esclusivamente gli scimpanzé utilizzati nella ricerca in laboratori federali, e non in quelli privati. In questo senso, si spera nell’inclusione (la cui discussione è attualmente in corso) dell’intera specie nella lista di quelle in via di estinzione: una classificazione che difatti metterebbe la parola fine a qualunque esperimento.

Foto: repertorio (fonte Wikimedia).

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Un commento

  1. Un passo in avanti per fortuna si stà capendo che questi esperimenti sono totalmente inutili!

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