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ENPA: stop ad allevamenti e cementificazione selvaggia, o il pianeta muore

“Stop al cemento e agli allevamenti. E’ da qui che si deve partire per garantire un futuro al nostro Pianeta, fermando la distruzione degli habitat che ha ormai superato la soglia di guardia. «Soltanto in Italia vengono consumati otto metri quadrati di terreno al secondo – spiega l’Enpa –. Questo dà la misura di quanto sia diventato preoccupante il fenomeno della perdita di biodiversità, sacrificata in nome di interessi economici sempre più distruttivi e pervasivi che, in Cina come in Brasile, in India come in Africa, hanno causato la devastazione di ecosistemi preziosissimi, scomparsi una volta per tutte».

Se non si inverte la tendenza, il pianeta sarà privato dei suoi “polmoni verdi”, indispensabili per la sopravvivenza dell’uomo stesso e per quella di centinaia di migliaia di specie animali fondamentali per l’equilibrio dei sistemi bio-ambientali. Sul banco degli imputati ci sono anche gli allevamenti che, occupando ormai il 26% della superficie terrestre, sono responsabili della distruzione degli habitat – terreni sottratti alle foreste e riconvertiti ad uso agricolo per la produzione di cibo destinato ad animali da allevamento (l’88% dei terreni disboscati dell’Amazzonia è stato destinato al pascolo, così come il 70% a Panama e Costa Rica) – e dell’inquinamento: la carne destinata ad alimentare una piccolissima parte del mondo occidentale è causa prima della mancanza di cibo per miliardi di persone.

«Secondo dati FAO – prosegue la Protezione Animali -, per produrre un chilo di carne occorrono più di 16 chili di foraggi e circa 15mila litri di acqua; per ottenere la stessa quantità di grano, ne servono invece appena 2mila litri. In altri termini, se le risorse necessarie alla produzione di carne fossero investite per l’agricoltura, probabilmente la fame sarebbe solo un ricordo, mentre oggi solo il 20% della popolazione può nutrirsi in modo adeguato.»

L’impatto sull’inquinamento non è mano pesante. Ogni anno gli allevamenti producono oltre 1500 miliardi di tonnellate di deiezioni, alle quali è imputabile l’emissione del 18% dei gas serra (gli autoveicoli ne producono il 14%) A questo bisogna poi aggiungere l’impatto inquinante dei reflui zootecnici, dannosissimi per il mare e per le falde acquifere.

«Se vogliamo assicurare un futuro ai nostri figli – conclude la Protezione Animali – è necessario che ciascuno si assuma le proprie responsabilità fermando “cemento selvaggio” ed abbracciando la scelta vegana o vegetariana, vantaggiosa per il pianeta e per la nostra salute. Di tempo per intervenire né è rimasto poco: è fondamentale agire subito.»”.

Comunicato stampa pubblicato dall’Ente Nazionale Protezione Animali, 5 giugno 2013.

Foto: repertorio (fonte Wikimedia).

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