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Lecco: condanna a morte eseguita per Amilcare, il cervo “assassino”

Sarebbe ormai confermata senza possibilità di appello l’esecuzione capitale di un cervo di Valgreghentino, ritenuto responsabile della morte di un uomo.

L’animale, che era stato sequestrato e da tempo si trovava detenuto all’interno del futuro parco faunistico del Pian delle Betulle, sarebbe stato condannato a morte dalle autorità.

L’uccisione del cervo, che sarebbe stata eseguita dal personale della Provincia di Lecco, è stata un’improvvisa sterzata rispetto all’iniziale intenzione di rinchiudere il cervo per la vita: le stesse persone che avrebbero sparato all’animale, infatti, si erano da poco recate nelle zone da esso frequentate per narcotizzarlo e trasferirlo provvisoriamente a Colico.

Amilcare avrebbe, nel 2010, ucciso un 59enne meccanico in pensione dopo essere fuggito da un agriturismo della zona: la proprietaria della struttura era stata indagata per omicidio colposo.

Sembra anche – ma non è assodato – che nessun CRAS della zona volesse accettare il cervo, un bell’esemplare di circa 6 anni, proprio a causa di questo avvenimento.

Di lui si diceva che fosse un tipo nervoso.

Il signor Carlo, che se n’era occupato per tre anni alle Betulle, racconta: “Non vorrei che se ne facesse un caso esagerato, però questo esemplare era molto agitato nella stagione degli amore. Io ormai ero, si può dire, accettato da lui. La prima volta che ero entrato per sfamarlo aveva provato ad attaccarmi ma poi si era abitato. Mi spiace davvero, ripeto, ma credo che il problema sia stato perché nessuno lo voleva ospitare”.

All’opinione pubblica, peraltro, l’uccisione di Amilcare non è piaciuta.

Il comandante della Polizia Provinciale di Lecco Raffaella Forni spiega però che l’ordine di abbattimento è arrivato dal GIP del tribunale Massimo Mercaldo e che l’uccisione è avvenuta “con un solo colpo”.

“L’esemplare di cui parliamo era problematico. Tecnicamente, si trattava di un soggetto imprintato, non era un animale selvatico ma tra di quelli di proprietà di provati aveva una situazione particolare. Si trovava poi in un contesto specifico come quello delle Betulle, insieme ad altri animali e tra non molto aperto al pubblico”.

Il comandante Forni così risponde a chi obietta che non era necessario ucciderlo: “Al di là del fatto che i cervi sono una specie cacciabile, ribadisco che questo era un cervo presente da tre anni in quel parco, in custodia e del quale avevo personalmente la responsabilità. Era molto agitato, continuava a tirare delle cornate a notevole altezza contro il recinto e si dimostrava aggressivo. È stato portato altrove in varie occasioni, in particolare a Colico e nessuno si voleva prendere carico di un esemplare in quelle condizioni”.

“Il nostro personale ha provveduto ad effettuare l’abbattimento secondo le prescrizioni di legge, senza sofferenza per l’animale e con un solo colpo di fucile, e alla presenza di un veterinario dell’ASL”.

Nella foto: Amilcare (fonte ValsassinaNews).

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Un commento

  1. Ha attaccato un uomo per difesa, di certo non per ucciderlo volontariamente. E dispiace comunque per l’incidente…la responsabilità però eventualmente è di chi ce lo aveva in gestione e se lo è fatto sfuggire.

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