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Sea Sheperd vince: peggiore stagione di sempre per i mattatoi galleggianti giapponesi

La stagione di caccia alle balene recentemente conclusasi si è rivelata come quella più fallimentare per i mattatoi galleggianti giapponesi. Il tutto, grazie allo sforzo di Sea Sheperd e della sua flotta, impegnata a lungo nell’operazione Zero Tolerance che mirava a concludere la stagione senza una sola balena uccisa.

“Una balena uccisa è sempre una balena di troppo”, dichiara il capitano Peter Hammarstedt. “In ogni caso, oggi celebriamo il fatto che, con coraggio e convinzione nonostante le avversità e il pericolo, le nostre truppe sono state in grado di prevenire con successo la flotta giapponese dall’uccidere oltre il 90% della sua quota. Questo significa che abbiamo salvato la vita a 932 balene protette e minacciate dall’estinzione”.

La caccia di quest’anno è durata per 49 giorni, 21 dei quali trascorsi dalle navi giapponesi ad evitare gli assalti da parte di Sea Sheperd. C’è stato comunque il tempo e il modo, per i nipponici, di causare pesantissimi danni a due navi dell’associazione ambientalista, la Steve Irwin e la Bob Barker, entrambe speronate dalla micidiale Nisshin Maru durante un rifornimento di carburante in acque australiane.

I balenieri, stavolta, sono tornati a casa con un carnet di 103 balene uccise invece che 935 e secondo Sea Sheperd persino questi numeri potrebbero essere stati un po’ gonfiati dalle autorità giapponesi in modo da minimizzare l’importanza dell’opposizione ambientalista.

In realtà, il Giappone è irritato e non ne fa mistero: il Ministro nipponico per l’Agricoltura, le Foreste e la Pesca Yoshimasa Hayashi si è lamentato esplicitamente di quello che ha definito “un imperdonabile boicottaggio da parte degli attivisti”.

Tuttavia, ciò che dal Paese del Sol Levante è visto come sabotaggio rappresenta un’enorme vittoria per gli attivisti per i diritti animali, non solo in termini di vite salvate ma anche per il danno (non indifferente) economico causato al mercato dei prodotti di balena.

Soltanto la Nisshin Maru è una nave dal costo esorbitante di 24 milioni di dollari, che diventano 35 se sommati alle operazioni di manutenzione. Spese che, per gli attivisti, rappresentano una vera e propria follia e che sono totalmente ingiustificate se il fine deve essere massacrare animali indifesi e ridotti allo stremo.

Il direttore di Sea Sheperd Australia, Jeff Hansen, commenta: “Questi bracconieri hanno mostrato un assoluto disprezzo per la vita dei cetacei e per le leggi australiane e internazionali. Prendere di mira animali protetti e in via di estinzione, per di più all’interno di un santuario e rischiare una perdita di carburante nell’immacolato ecosistema antartico è la dimostrazione di un’arroganza senza fine verso la vita degli oceani e verso la comunità globali che da tempo chiede di interrompere questa mattanza”.

Un’interruzione che, probabilmente, non verrà dal momento che le autorità giapponesi hanno dichiarato che cercheranno supporto in altre nazioni per continuare le loro “ricerche”, e nel tentativo di dimostrare che il mercato di prodotti di balena è ancora sostenibile.

Non è però chiaro chi potrà fornire supporto ai bracconieri. L’Australia ha depositato un denuncia contro il Giappone attraverso la Corte Internazionale di Giustizia, accusandolo di violare il bando globale datato 1986, mentre Stati Uniti, Nuova Zelanda e Paesi Bassi chiedono da tempo uno stop alla mattanza.

Allo stesso modo anche una delle più importanti associazioni animaliste internazionali, IFAW, ha esplicitamente esortato il Paese asiatico a trasformare la caccia alle balene in una attività diversa, compassionevole, sostenibile e che dia reale profitto economico.

Foto: repertorio (fonte Wikimedia).

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