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Addio Ratòn: il toro più temuto di Spagna è morto. Verrà imbalsamato

Ratòn – il “topo” – ossia il toro più temuto e pericoloso di Spagna è morto per cause naturali all’età di 13 anni.

La notizia, davvero triste e inaspettata, è stata riportata nella serata di ieri da svariate testate, compreso il famoso Telegraph.

Il pericolosissimo animale, lanciato suo malgrado nell’arena decine e decine di volte nel corso della sua vita e resosi responsabile dell’uccisione di tre persone, potrebbe essere ora imbalsamato e messo in mostra come un pezzo da museo. A ventilare questa possibilità sarebbe stato il suo stesso proprietario, Gregorio de Jesus.

“È successo tutto nell’arco di 24 ore. Lo abbiamo trovato che non stava bene e gli abbiamo somministrato antibiotici, ma è deceduto ieri pomeriggio”, dichiara l’uomo dalla sua tenuta poco distante da Valencia.

Il toro nero del peso di circa 600 chili (di muscoli), con una chiazza bianca triangolare inconfondibile tra le corna e gli occhi scuri profondissimi e privi di qualsivoglia terrore era considerato un vero e proprio simbolo vivente dagli attivisti per i diritti animali che da sempre combattono contro quella aberrazione chiamata tauromachia: rappresentava infatti, in qualche modo, il riscatto per tutti i suoi simili inutilmente e barbaramente massacrati nell’ambito di usanze brutali che non hanno più ragione di esistere.

Il paradosso più grande di Ratòn, “costretto” ad uccidere per difendersi, era forse rappresentato dal suo nome, che significa “topo”, datogli perché alla nascita era piccolo e rachitico. Un vitellino destinato però a trasformarsi nel toro più temuto – e giustamente! – di tutta la Spagna, per il quale il sanguinario pubblico delle “fiestas de sangre” era disposto a pagare cifre da capogiro.

È facile supporre che Ratòn avrebbe preferito trascorrere la sua vita brucando l’erba in compagnia dei suoi simili, invece di essere scaraventato nell’arena per arricchire il suo proprietario e soddisfare il gusto dell’orrido degli amanti della corrida (o più specificamente, in questo caso in particolare, dell’encierro). Come ben sappiamo, tuttavia, agli animali di questo pianeta non è concessa alcuna opzione di scelta.

E così il “Topo” ha combattuto con tutte le sue forze, scaraventando in aria uomini come pupazzi e dimostrando al mondo che, a volte, un toro da corrida può vincere. Il trionfo più grande, tuttavia, risiede proprio nella sua morte, avvenuta non nell’arena ma per cause naturali: l’ennesimo smacco a chi avrebbe voluto vantarsi di aver fatto collassare, muso nella sabbia, il toro più pericoloso che abbia mai calcato le scene.

Ogni volta che Ratòn “combatteva”, il suo proprietario guadagnava diecimila euro. Una vita, quella del toro, comunque sottoposta ad una dose di stress fisico e psicologico non indifferente, che aveva lasciato strascichi sulla sua salute e che forse potrebbe aver contribuito alla sua morte.

“Soffriva di artrite a causa della sua età però stava bene”, spiega De Jesus, ma sottolinea anche che, nonostante i problemi di deambulazione, Ratòn era stato fatto scendere nell’arena per l’ultima volta soltanto dieci giorni fa, a Valencia.

Dal corpo del toro sono stati prelevati campioni di sangue che, nei prossimi giorni, verranno analizzati per stabilire l’esatta cause del decesso. E mentre si pensa alla sua imbalsamazione, De Jesus già si frega le mani pensando ai soldi che gli farà guadagnare il nuovo toro della sua scuderia: si chiama Ratoncito, “Topolino”.

Namaste, Ratòn. Ci mancherai.

Foto: Ratòn (fonte Fanpage).


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3 Commenti

  1. Grande Raton! Sarebbe stato meglio che invece di tre ne avessi fatti fuori qualcuno in più…….

  2. Che razza di gentaglia…
    Ne ha seccati 3 per la follia dei suoi aguzzini, che roba.
    Certe volte rimango davvero basito dalla stupidità di certe culture imbecilli.

  3. che figli di p. decine e decine di volte drogato e buttato nella corrida, poi curato per riprendere daccapo. Io imbalsamerei il proprietario e tutti i suoi famigliari, poi li esporrei tutti in un museo sulla storia dittature. povera bestia, il rispetto per la vita è ancora una cosa lontana, soprattutto per i popoli latini.

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