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Cina: cane muore durante un intervento estetico di “lifting facciale”

Risulta chiaro che c’è fine all’assurdo, quando si legge di un cane morto sotto i ferri durante un intervento di lifting facciale.

La notizia è stata riportata da Care2 e arriva dalla Cina, dove un uomo ha fatto causa ad una clinica veterinaria di Beijing accusandola di aver ucciso il suo cane durante una chirurgia plastica.

Gli attivisti cinesi per i diritti animali sono rimasti senza parole, e anche quelli degli altri Paesi.

Secondo quanto riportato da Global Times, il povero cane era stato sottoposto al lifting per “assecondare i desideri estetici” del suo proprietario, un allevatore di cani.

L’uomo desiderava infatti che all’animale venisse “tirata” la pelle del muso in modo che fosse esteticamente “più gradevole” e potesse in quel modo aumentare i suoi profitti.

Dichiara l’allevatore: “La pelle sulla testa del cane era molto flaccida, così volevo che gli tagliassero parte della cute sulla fronte e tirassero la pelle. Se il mio cane è più bello, i proprietari delle cagne pagheranno un prezzo più alto per farle accoppiare”.

Queste allucinanti dichiarazioni sono state fornite dall’uomo proprio al quotidiano Global Times.

Ora, l’allevatore chiede alla clinica un risarcimento di oltre 140 mila dollari a compensazione della morte del cane, un Mastiff tibetano che aveva acquistato da un precedente proprietario nel marzo del 2012.

Non è la prima volta che questo allevatore sottopone i suoi cani ad interventi di chirurgia estetica: era infatti già capitato che chiedesse ai chirurghi di intervenire per raddrizzare un po’ le orecchie degli animali.

L’uomo possiede trenta animali e svolge il lavoro di allevatore di cani da quindici anni.

Il Mastiff tibetano appartiene ad una di quelle razze considerate dai “nuovi ricchi” cinesi come un vero status symbol.

Lo conferma anche l’allevatore milionario Li Yongfu al Telegraph: “Se sei ricco, puoi comprare facilmente una casa o una Lamborghini. Ma possedere un mastiff tibetano puro è un’altra cosa. È la prova solida della tua ricchezza, del tuo potere e del tuo buongusto”.

Gli attivisti cinesi per i diritti animali sottolineano che è folle sottoporre gli animali ad interventi estetici perché possano rispondere ad ideali di bellezza fatti a misura d’uomo. Non solo: più di tutto sottolineano che pratiche come queste sono un abuso nei confronti dei mastiff, una razza primitiva originaria dell’Asia Centrale. Cani che già vengono sfoggiati come gioielli invece di fare ciò che per loro è etologicamente naturale, ossia vivere in grandi spazi aperti.

Capital Animal Association, ente animalista cinese, commenta che è evidente che l’intervento a causa del quale il cane è morto fosse finalizzato solo ad aumentare i guadagni del suo proprietario, e che è altrettanto scandaloso che l’allevatore continui a cercare di fare soldi su un animale che, almeno adesso, dovrebbe essere lasciato in pace.

Foto: un Mastiff Tibetano (fonte Mastino0100-Flickr).

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5 Commenti

  1. C’è gentaglia che pensa a stè cazzate, invece di fare qualcosa di buono con tutti quei soldi.
    Quello che mi dispiace di più è che ci rimette sempre qualcuno che non ha nulla a che vedere con tutta questa dissoluta corruzione.

    Che schifo e che tristezza.

  2. Marilena Albiero

    Ma sì lasciamo continuare questa folle corsa all’animale più crudele e pericoloso della Terra, prima o poi ci estingueremo e speriamo in fretta.

  3. Lifting ai cani?????? Ma questa è follia, follia pura!

  4. francescamanimali

    per la Cina non c’è speranza.

  5. Ci insegnano, da bambini, la differenza fra i “buoni” e i “cattivi”.
    Credo che una volta adulti, molti di noi abbiano imparato a discernere gli uni dagli altri. E allora, sapete che vi dico? Visto che i “cattivi” per me sono gli individui simili al benemerito TdC di cui si parla nell’articolo… mi chiedo: ma non si potrebbero allestire nuovamente i roghi? Sì, proprio quelli dove la “santa” Inquisizione bruciava la gente scomoda per i potenti.
    Sono per i roghi, senza alcuna pietà. Mi sta bene anche il ritorno alla Rupe Tarpea.

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