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[EMERGENZA] Bosnia come Ucraina: senza fine il massacro dei randagi

Sono brutte, bruttissime le notizie che negli ultimi giorni arrivano dalla Bosnia Erzegovina. Sono notizie che parlano di epurazioni, di uccisioni di cani, di reclusione di randagi in canili lager dove ad attenderli ci sarà soltanto un’eutanasia che non avrà nulla di giusto, né di pietoso.

In particolare, alla fine della scorsa settimana numerosi cani randagi dell’area di Sarajevo sono stati catturati e trasferiti nel canile degli orrori di Hresa, attraverso lo stanziamento di appositi fondi comunali e indicazione esplicita delle istituzioni locali. Tra questi animali, che sarebbero stati catturati da dog hunter della Repubblica di Srpska, vi sono anche randagi amorevolmente accuditi dai volontari zona.

Come spesso accade, le autorità serbe sembrano opporsi strenuamente all’opzione trap, neuter & release, che prevede la sterilizzazione degli animali e la loro reimmissione sul territorio al fine di controllare la piaga del randagismo. Allo stesso modo, neppure un soldo sembra essere stanziato per la costruzione di canili no kill, mentre si favorisce l’eccidio indiscriminato che oltre a rappresentare una soluzione eticamente non accettabile, non finirà per risolvere il problema. L’Ucraina dei randagi uccisi e che non diminuiscono mai di numero, e la Romania degli stermini di massa di randagi non sono che due dei tanti esempi di gestione fallimentare del problema.

La sorte dei cani che entrano a Hresa parrebbe segnata: uccisioni di massa, si vocifera a colpi d’ascia e di spranga. Secondo indiscrezioni, l’eutanasia collettiva sarebbe stata effettuata nella giornata di ieri ma nel momento in cui scriviamo questo articolo non sembrano esserci conferme né in un senso, né nell’altro. E si continua ad aspettare.

Poco prima dell’ultima cattura a tappeto dei randagi, il canile di Hresa deteneva già una ventina di cani lasciati a morire di fame e di sete.

Già da qualche giorno, gli attivisti per i diritti animali di tutto il mondo cercano di opporsi come possono all’ennesima carneficina di randagi scrivendo sulla pagina Facebook del sindaco di Stari Grad.

Al contempo, si diffonde senza sosta una petizione internazionale che chiede espressamente alle istituzioni di Stari Grad di mettere fine al massacro dei randagi di Sarajevo. Naturalmente vi consigliamo di firmarla, a questo indirizzo.

Secondo quanto riportato dall’importante associazione animalista PAWS in un’altra petizione, le notizie che arrivano dalla Bosnia Erzegovina sono sconfortanti, a dire poco.

Gli attuali politici del Paese starebbero infatti lavorando alacremente per portare ad una sospensione della legge datata 2009 che protegge gli animali randagi e di fatto ne vieta espressamente lo sterminio. L’obiettivo è chiaro: aprire agli eccidi di massa, come in Ucraina.

Gli stessi mass media bosniaci sarebbero da mesi responsabili della diffusione di notizie volutamente allarmanti al fine di rintuzzare l’odio e la paura dei cani. Non esisterebbe, a livello governativo, alcun interesse a mettere in pratica soluzioni di controllo del randagismo più umane e compassionevoli.

PAWS chiede quindi, attraverso la sua petizione, di implementare leggi che includano un pubblico registro per gli animali domestici, che mettano fine agli allevamenti di cani da rivendere, e soprattutto che puniscano la crudeltà verso gli animali. L’obiettivo a breve termine è chiaramente quello di impedire che la legge del 2009 di cui parlavamo poc’anzi venga depennata.

Secondo gli ultimi aggiornamenti pubblicati su Facebook dall’associazione bosniaca Saving Suffering Strays Sarajevo, ai volontari sarebbe stato proibito di portare cibo ai cani detenuti al canile di Hresa. Gli animali, già costretti a patire le bassissime temperature di questo periodo, avrebbero a disposizione soltanto pochissima acqua e pochissimo cibo, naturalmente congelato. Tra i cani catturati vi sarebbe anche una femmina in avanzato stato di gravidanza e alcuni cuccioli.

Nonostante i disperati tentativi di portare supporto agli animali, i volontari si sarebbero trovati in ferma opposizione con i dipendenti del canile, già in passato responsabili di pesanti minacce all’indirizzo degli attivisti.

Il grande paradosso di una Bosnia che vuole apparire progressista e moderna si evidenzia, tra le altre cose, in una legge che sulla carta protegge gli animali e che nella realtà viene sistematicamente ignorata: le uccisioni continuano, senza freno, e le autorità chiudono un occhio sui pesantissimi abusi dei quali gli animali sono costantemente vittima.

Sul sito della municipalità di Stari Grad è stato pubblicato, nella giornata di ieri, un articolo che segnala come nelle scorse ore sia stata tenuta una riunione di emergenza con i rappresentanti delle principali associazioni animaliste locali. La momentanea, e forse soltanto apparente, corsa ai ripari sarebbe stata causata dal mail bombing ricevuto dalle istituzioni locali proprio relativamente alla deportazione dei randagi al lager di Hresa.

Il sindaco, chiaramente e come da costume, ha negato che gli animali verranno soppressi ma la fama di Hresa è purtroppo ben nota. Chiunque vi entri, difficilmente riesce ad uscirne. Pertanto le parole di facciata delle istituzioni di Stari Grad sembrano fare a pugni con una realtà dei fatti che lascia pochissimi spiragli di speranza.

Secondo l’articolo, le associazioni animaliste sarebbero al corrente del pagamento di un’ingente somma ai dipendenti del canile e ai dog hunter al fine di garantire agli animali una “soluzione finale”. Allo stesso modo, le testimonianze di prima mano in merito alle modalità brutali di cattura dei randagi, la scorsa settimana, sono numerose e molto circostanziate.

E mentre il sindaco di Stari Grad chiede addirittura le scuse ufficiali delle associazioni per aver dubitato della bontà delle sue intenzioni, dalla poco distante cittadina serba di Cazin arrivano immagini recentissime e sconcertanti di cani massacrati a fucilate da un club di cacciatori chiamato “Jelen”.

Anche in questo caso, la carneficina sarebbe stata autorizzata dalle stesse autorità cittadine.

La foto dei cani senza vita, ammassati l’uno sull’altro nella neve sporca di sangue, il segno delle fucilate addosso e gli occhi socchiusi sul niente è difficile da dimenticare.

Ed è difficile che, dopo testimonianze del genere, qualcuno abbia voglia di scusarsi con le autorità bosniache o abbia difficoltà a mettere a fuoco le loro intenzioni. Che, a quanto pare, sono chiarissime.

Vi invitiamo caldamente a firmare tutte le petizioni indicate in questo articolo, e a condividere le informazioni in esso contenute in modo che altri come voi possano avere chiaro il quadro della situazione, e agire.

Di seguito, una lettera di protesta che potete indirizzare al sindaco di Stari Grad per protestare in merito a quanto sta avvenendo sul territorio di sua competenza.

Indirizzo a cui inviare l’emailibrahim.hadzibajric@starigrad.ba

Testo email:

Postovani,

cijeli svijet je saznao za vase nehumano ponasanje sa psima po Sarajevu. Cijela Evropa bruji o tome da ste dali ljudima iz RS 10.000 EUR da ubiju pse s Hrese. Ovo nije prvi put da stizu ovakvi emalovi i vijesti o Sarajevu. Imate grozan imidz u Italiji, a da ne govorim sire.

Ako mislite da se ne zna po svijetu, ono sto vi radite po svojim gradskim coskovima, jako se varate. Zahvaljujuci velikom broju ljudi angaziranih u zastitu zivotinja po svijetu, los glas o Sarajevu se sve vise siri. I ne samo medju zastitarima, vec i njihovim prijateljima, poznanicima i sire. Niste svijesni koliko je to ubojito za ugled vas, vasih gradjana i grada Sarajeva. Puno sam vec puta cula po Evropi da se o Sarajevu prica kao o gradu ubica, divljaka i silidzija i to samo zato sto se glasine o maltretiranju, ubijanju, mucenju i izivljavanju nad ulicnim psima i mackama daleko sire i to geometriskom eksponencijom. Krajnje vam je vrijeme da ucinite nesto i pokazete svijetu da ste dobili poruke i da cete sprijeciti mucko izivljavanje nad nevinim zivotinjama. Krive su samo, sto su se na zalost okotile u tom vasem strasnom kraju, u kojem nema niti malo ljudskosti.

Prekinite to divljanje nad nevinima i pokazite slike i dokaze na stranici FB vaseg grada da ste nesto ucinili za ove pse iz Hrese. Inace, vasoj reputaciji i vasem gradu prijeti propast… a svi znamo da se vec puno toga loseg culo o Sarajevu. Puno ljudi koje znam po svijetu, i koji su imali namjeru posjetiti vas grad, vise nikad nece niti prici toj pomisli, a samo zbog vase nebrige oko nevinih bica koja zive oko vas i loseg glasa koji obilazi svijet o ponasanju gradskih celnika Sarajeva prema problemu pasa lutalica.

Ucinite nesto, krajnje vam je vrijeme. Sve su oci Evrope uprte u vas ovih dana, znajte to. Internetom kolaju peticije i strasne rijeci na vas racun i grada Sarajeva. Ukoliko mislite da je vasa carsija i to sto radite po njoj nevidljiva, varate se. Ovo je vrijeme globalne i brze komunikacije i sve se sazna za tren oko.

(firma).”

Foto: i cani massacrati in questi giorni dai “cacciatori” bosniaci e le condizioni dei cuccioli reclusi al canile degli orrori di Hresa (fonte Stop Suffering Strays Sarajevo-Facebook).

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Un commento

  1. Questo è un abominio mostruoso ed incredibile, non ha nessuna ragione di esistere, speriamo che mail e petizioni possano servire a scuotere chi ha il potere di fermare tutta questa crudeltà!
    Potrei dire che sono incazzato a morte, potrei dire cose molto cattive e fare brutti auguri a questi individui, ma la verità è che sono solo molto deluso.

    Perchè tutto questo?

    “La violenza ha le proprie radici nella debolezza.” Seneca

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