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[VIDEO E PETIZIONE] La confessione del dipendente di una perrera spagnola

Si vocifera che la “famigerata” lettera del dipendente di una perrera spagnola sia stata pubblicata nel 2012.

In realtà la brutale, a tratti dolorosa confessione risale perlomeno al 2010, quando il problema annoso degli apocalittici canili spagnoli ha davvero cominciato a fare rumore sui social media come Facebook.

Non che il problema fosse sconosciuto agli attivisti per i diritti animali – ma non aveva ancora colpito in modo massiccio il grande pubblico.

La Spagna, nonostante qualche recentissimo piccolo passo avanti, rimane tra le nazioni più crudeli nel suo trattamento degli animali. Tutte le specie sembrano farne le spese – dai tori ai somarelli, dai cani ai gatti, fino agli animali d’allevamento.

Considerato il fatto che, nonostante le proteste che da anni prendono di mira il governo spagnolo (responsabile di non fare nulla per arginare le violentissime tradizioni iberiche che hanno per protagonista il rapporto uomo-animale) nulla è mai cambiato la lettera del dipendente delle perreras rimane ancora oggi un documento tristemente attuale.

Gli animali continuano a morire, i volontari continuano disperatamente a cercare di riscattarli previo pagamento di somme non indifferenti, il governo continua a fare orecchie da mercante.

Per questa ragione vale la pena ripubblicare il documento, con la richiesta di dare visibilità ad una petizione italiana che chiede di dare un taglio netto alle soppressioni nei canili spagnoli: può essere firmata a questo indirizzo.

Di seguito, la lettera.

“Sono un impiegato del “controllo animale” in un piccolo paesino. Ho 35 anni e lavoro per il municipio, con varie mansioni, fin da quando frequentavo la scuola media. Sì, sopprimo cani e gatti per guadagnarmi la vita. 

Qui non c’è molto lavoro e lavorare per il comune significa guadagnare bene, soprattutto per una persona come me che non ha fatto studi superiori. Sono la persona su cui tutti voi scrivete cose orribili. Sono io quello che ammazza cani e gatti facendoli soffrire. Sono io quello che raccoglie i loro corpi senza vita, che emanano odore di monossido di carbonio, e li butto dentro quelle borse di plastica nere. 

Però sono anche quello che odia il suo lavoro e odia quello che deve fare. Tutti voi che mi giudicate, non fatelo. Dio mi sta già giudicando e io sono consapevole che andrò all’inferno. Non voglio mentire, è un lavoro infame, crudele e io mi sento come un assassino seriale. 

Però non sono totalmente colpevole; se la legge rendesse obbligatoria la sterilizzazione degli animali, molti di questi cani e gatti non sarebbero qui a farsi sopprimere da me. 

Sono il demonio, ma voglio che tutti voi conosciate anche l’altra faccia dell’“uomo delle camere a gas”. In generale, il centro antirabbica compie le soppressioni nelle camere a gas il venerdì mattina.

Il venerdì è il giorno più atteso dalla maggior parte delle persone, ma per me è il più odiato e vorrei sempre che il giorno si fermasse il giovedì notte. 

Ogni giovedì, a notte inoltrata, quando non c’è nessuno, il mio amico ed io andiamo in un fast-food e spendiamo 50 euro in hamburger, patatine fritte e pollo. Ho l’obbligo di non alimentare i cani il giovedì perché mi dicono che poi la camera a gas diventa un porcile e sarebbe uno spreco di cibo. 

Così, ogni giovedì notte, con la luce ancora spenta, vado nella stanza più triste che ciascuno di voi possa immaginare, e lascio che i cani e i gatti condannati a morte escano dalle loro gabbie. Il mio amico ed io apriamo le buste degli hamburger e dei sandwich di pollo e li diamo a questi cani affamati e magri. Ingoiano il cibo talmente in fretta che credo non sappiano neanche di che cosa sanno. Muovono le code e alcuni non mangiano, si mettono a pancia all’aria perché gli accarezzi il pancino. Iniziano a correre, a saltare e ci baciano. Vanno a mangiare un po’ e poi tornano vicini a noi. Ci guardano tutti con confidenza e speranza, le loro code si muovono così rapidamente che alla fine ho le gambe piene di lividi. 

Divorano la pappa, e poi sono pronti a divorare un po’ di pace e amore. Io e il mio amico ci sediamo sul pavimento, sudicio e macchiato di pipì, lasciamo che ci saltino addosso, che si mettano seduti sulle zampine posteriori per giocare con noi e anche fra di loro. Alcuni si leccano a vicenda, però la maggior parte rimane appiccicata a me e al mio amico. Guardo negli occhi ogni cane. 

Ad ognuno do un nome. Non moriranno senza avere un nome. Ad ognuno di loro dedico 5 minuti di amore e coccole incondizionate. 

Gli parlo e gli dico che mi dispiace molto che domani agonizzeranno a lungo, che moriranno in modo spaventoso e cruento dentro la camera a gas. Alcuni muovono le testoline per cercare di capire quello che sto dicendo. Gli dico che andranno in un posto migliore, li prego di non odiarmi. Gli dico che so che andrò all’inferno, ma che loro potranno giocare con tutti gli altri cani e gatti in cielo. 

Dopo circa 30 minuti, prendo i cani e li metto nelle loro gabbie stracolme di feci; li accarezzo e solletico il loro mento. Alcuni mi danno la zampa e io voglio solo morire. Chiudo le gabbie e chiedo ad ognuno di loro di perdonarmi. 

Dormiranno col pancino pieno e una falsa sensazione di sicurezza. 

A quel punto, sono le 5 del mattino, mancano 2 ore al momento in cui farò morire asfissiati i miei amici nella camera a gas. Vado a casa, mi lavo, prendo le mie 4 pillole contro l’ansia e mi metto in macchina per tornare al lavoro. Non mangio, non posso mangiare. 

E’ arrivato il momento di mettere questi animali nella camera a gas. Mi metto i tappi nelle orecchie per non sentire i rumori e quando vado a prendere i cani e i gatti. Mi saltano addosso x baciarmi, pensano che giocheremo ancora insieme. 

Li metto nella gabbia mobile e li porto alla camera a gas. Loro non sanno nulla, ma possono sentire l’odore della morte, della paura. Iniziano a gemere appena li metto nella camera a gas. 

Il mio capo mi chiede di metterne il maggior numero possibile per risparmiare il gas. Mi osserva. Sa che lo odio, che odio il mio lavoro. Faccio quello che mi chiede. Lui guarda come tutti i cani e i gatti (tutti ammucchiati) si mordono e gridano. Il suono è ammortizzato dai tappi per le orecchie. 

Lui va via, io prendo il gas e mi allontano il più rapidamente possibile. Vado verso il bagno, prendo uno spillo e mi buco fino a sanguinare. Perché lo faccio? 

Perché il dolore e il sangue cancellino dalla mia mente quello che ho appena fatto. Dopo 40 minuti devo tornare per ritirare le carcasse. 

Prego perché nessuno sia sopravvissuto, cosa che succede quando metto troppi animali nella camera a gas. Li raccolgo con i guanti e l’odore del monossido di carbonio mi urta come quello del loro vomito, del loro sangue e dei movimenti involontari dei loro corpi. 

Li prendo e li metto nelle borse di plastica. Dico a me steso: “ora sono in cielo”. Dopo pulisco tutta la sporcizia che tutti voi avete prodotto per non aver voluto sterilizzare i vostri animali. La sporcizia che tutti voi avete prodotto per non aver preteso che questo lavoro venga fatto da un veterinario e in modo più umano.

Voi siete i contribuenti, voi dovete esigere che tutto questo abbia fine!

Per cui non chiamatemi “mostro”, “demonio” o “boia”, chiamate demonio il vostro governo, quelli che sono responsabili di tutto questo.

Chiamate il presidente e pretendete che tutto questo finisca!

Come sempre, anche questa notte prenderò le mie pastiglie per dormire, per poter soffocare le grida che ho ascoltato prima di scoprire i tappi per le orecchie. Salterò e rabbrividirò nel sonno, pensando di avere le allucinazioni.

Questa è la mia vita, non giudicatemi, credetemi, mi sono già giudicato a sufficienza.”

Che la lettera sia o meno autentica (non è dato sapere, a quanto pare), questo è quanto – anche a detta di chi le perreras le frequenta – in linea di massima accade negli infernali canili spagnoli. E non solo. Rappresenta pertanto un documento di grande sensibilizzazione in merito alla fine destinata ai cani e gatti dei rifugi di molti Paesi del mondo. Una fine che resta analoga, a prescindere dalla nazionalità dei loro carnefici.

Foto: il risultato del “lavoro” dell’addetto alla soppressione di una perrera spagnola (fonte).

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Un commento

  1. cavoli che video… sembrano i campi di sterminio nazisti… le fosse comuni… che mondo di merda che gente di merda…. ma la sensibilità per la vita il rispetto dove cazzo è finito?
    mi vergogno come essere umano… profondamente

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