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Moni Ovadia parla della Direttiva 2010/63/UE: “Una legge a misura di vivisettore”

Riportiamo a seguire, senza commenti, l’interessante intervento del drammaturgo e scrittore Moni Ovadia sul quotidiano L’Unità del 12 gennaio scorso, e relativo all’approvazione della Direttiva 210/63/UE da parte del Parlamento Europeo.

“L’8 settembre 2010 il Parlamento Europeo ha approvato la Direttiva 2010/63/UE sulla protezione degli animali utilizzati a fini scientifici. È una legge concepita a misura di vivisettore, che non obbliga ad utilizzare i metodi sostitutivi ai test con animali neppure laddove esistono. In compenso essa conferma o concede parecchie “libertà”.

Sarà infatti possibile: Sperimentare sui primati anche in assenza di gravi motivazioni riguardanti la salute umana (articoli 5, 8 e 55); sperimentare su cani e gatti randagi (articolo 11); riutilizzare lo stesso animale anche in procedure che gli provocano intenso dolore, angoscia e sofferenza (articolo 16); sperimentare senza anestesia e/o non somministrare antidolorifici ad un animale sofferente se i ricercatori lo ritengono opportuno (articolo 14); somministrare bloccanti neuromuscolari che paralizzano l’animale ma lo lasciano sveglio, terrorizzato e pienamente cosciente di ciò che gli viene fatto (articolo 14); somministrare scosse elettriche fino a indurre impotenza; tenere in isolamento totale per lunghi periodi animali socievoli come i cani e i primati (Allegato VIII); praticare toracotomie, cioè l’apertura del torace, senza somministrare analgesici (Allegato VIII); costringere gli animali al nuoto forzato o altri esercizi fino all’esaurimento… (Allegato VIII).

E poi il segreto sarà la regola. Infatti, l’introduzione di procedure amministrative semplificate libererà i ricercatori dall’obbligo di presentare una sintesi dei progetti con l’indicazione di quali e quanti animali intendono utilizzare e a quale scopo. In questo modo, il pubblico potrà essere tenuto legalmente e totalmente all’oscuro di quanto avviene nei laboratori».

Le parole che ho riportato fino a qui, appartengono ad un appello di “Stopvivisection” che chiede l’abrogazione della direttiva vigente e la presentazione di una nuova che abolisca l’uso della sperimentazione animale.

Ho sottoscritto l’appello e ho ritenuto giusto informare i lettori dei miei scritti, riguardo ad una situazione che considero terribile. Sono consapevole del fatto che vi sono ricercatori, anche prestigiosi, che ritengono la sperimentazione sugli animali sacrosanta e mirata a debellare le malattie che affliggono l’uomo e, in mancanza di norme cogenti, essi rispondono alla loro coscienza.

Ma il più grande flagello della storia, quello della violenza esercitata da chi si ritiene in diritto – in nome di una autoproclamata superiorità – di abusare oltre ogni limite, perpetrando le peggiori atrocità, di esseri viventi indifesi che soffrono come noi, non è la cura ma la patologia.

E la differenza fra gli uomini e gli animali sta tutta in una manciata di geni. A volte non più di due.”.

Foto: la liberazione di uno dei beagle durante il blitz a Green Hill della scorsa primavera (fonte Pinterest).

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