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Taranto: l’inquinamento da diossina e gli animali, al macello altre 300 pecore

Dovrebbero essere macellate in queste ore, o forse sono già state uccise, le 300 pecore contaminate dalla diossina dopo aver pascolato attorno all’area industriale dell’ILVA di Taranto.

Non si tratta, sfortunatamente, di una novità dal momento che quasi sistematicamente interi greggi tarantini rimangono vittima dell’inquinamento umano e pagano con la vita la contaminazione. Il motivo è semplice: assumendo con l’alimentazione un’altissima concentrazione di veleni industriali che si depositano sui pascoli, gli animali diventano inutilizzabili come “materiale di consumo”, ossia il loro latte non si può più bere e la loro carne non si può mangiare.

Pertanto vengono abbattute senza troppe storie.

Era già accaduto nel 2010, con duemila pecore mandate al mattatoio, ma anche nel 2008 – con l’uccisione di ben 1700 pecore di quasi una decina di masserie della zona.

Francamente non sappiamo se la richiesta di Angelo Bonelli, presidente dei Verdi, di salvare i trecento animali sarà accolta. Nel momento in cui scriviamo questa notizia, risulta ancora che le pecore saranno (o sono già state, non è chiaro) mandate al macello.

“Rivolgo un appello alla regione Puglia”, ha dichiarato nelle scorse ore Bonelli, “affinché le pecore e le capre contaminate non siano abbattute e sia individuato un luogo dove lasciarle tranquille. Il governo non fa nulla per affrontare l’emergenza sanitaria e per risarcire gli allevatori: ricordiamo che sono oltre 700 gli agricoltori che hanno perso il posto di lavoro”.

Foto: repertorio (fonte Aunt Owwee-Flickr).

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