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[DOSSIER E VIDEO] Mauritius: paradiso per turisti, inferno per randagi

Le Mauritius rappresentano, nell’immaginario comune, una delle mete più ambite. Una di quelle verso le quali si vorrebbe scappare quando la vita di tutti i giorni ci va stretta.

Un vero paradiso incontaminato, in cui i turisti possono sognare una vita diversa – paradisiaca, appunto.

Ma le Mauritius sono probabilmente un paradiso soltanto per i turisti che ci trascorrono qualche settimana. Per i randagi, cani e gatti, che ci nascono e ci muoiono (presto e male) sono invece un inferno.

Abbiamo ricevuto qualche giorno fa la testimonianza di una lettrice rimasta profondamente turbata dal trattamento riservato agli animali senza casa dell’isola, localizzata a circa 900 km dal Madagascar.

Racconta la lettrice: “Sono appena tornata da una vacanza sull’Isola di Mauritius. Nulla da dire sulla bellezza del posto. Terra meravigliosa dove la natura è rigogliosa ed i panorami mozzafiato, tramonti da togliere il respiro. Onestamente speravamo in una bella vacanza anche dal punto di vista della serenità, ma non sono riuscita neanche un giorno ad uscire e percorrere le strade dell’isola, da Flic and Flac a Tamarin a Port Luis a Le Morne, senza vedere una realtà locale che mi ha realmente turbata tanto da non riuscire a godermi la vacanza. Parlo del randagismo di cani e gatti, che mi ha lasciata senza parole perché neanche nel nostro profondo sud ho mai visto tanto degrado”.

“Già dalla prima sera mi ero resa conto di questa cosa, perché sono stata accolta da un branco di cani affamati e feriti. All’inizio mi sono spaventata, ma dopo un istante le loro codine scodinzolavano. Ho iniziato subito a raccogliere cibo nel ristorante dei villaggio turistico ed ho cercato farmacie dove andare a comprare disinfettanti e antiparassitari. Cani feriti, cuccioli affamati, sporchi: una situazione pazzesca. Sono certa che la mia sia stata una battaglia inutile perché sette giorni di soggiorno non cambiano la sorte di questi cani”.

“Prima di partire sono andata alla ricerca di un cucciolo nero che mai è riuscito ad avvicinarsi alla mia porta perchè i cani piu adulti lo tenevano distante. L’ho trovato rintanato nell’angolo più buio di una barchetta dismessa ed ha finalmente mangiato una piccola razione di pollo che avevo conservato per lui. Magro, scheletrico, non aveva nemmeno la forza di uscire dal suo rifugio. E davanti a me è morto. Ho lasciato l’isola con un magone ed una dispiacere immenso. Un’isola sporca, dissestata da un finto progresso e dove l’uomo sta contribuendo a rovinare anche i suoi pochi angoli naturali”.

La testimonianza continua e si fa sempre più amara: “Quando andavo in giro a mettere da mangiare nei vari punti non ero molto ben vista dalla popolazione e tanto meno dallo staff del villaggio o dell’hotel dove i cani stazionano. Ho visto gatti sbranati da branchi di cani e gattini a cui personale degli hotel tagliavano le zampe posteriori per evitare che si avvicinassero ai ristoranti”.

“I turisti per lo più vivono tutti rinchiusi nei bei villaggi a conduzione  italiana, dove tutto è bello, lindo e brillante. Molti di loro non escono nemmeno al di là del cancello del loro Eden privato. Fuori è un inferno… che brutta sensazione partire sapendo di aver visto cuccioli morti per la strada, cuccioli che attraversano enormi strade asfaltate percorse da grandi camion, branchi di cani vaganti per le stradine dei paesi in cerca di cibo”.

“Sapevo che Mauritius aveva questo problema, ma non credevo che fosse così poco affrontato dalle autorità locali. Avrei voluto tornare in Italia con impresso nella mente il ricordo dell’ultimo tramonto visto, invece vedo un cucciolo di cane moribondo che ha chiuso gli occhi davanti a me per non svegliarsi più. Ho cercato sul web altre testimonianze e purtroppo ne ho trovate di più terrificanti. Ho cercato di capire se c’è un’associazione o persone di buona volontà che stanno cercando di “migliorare” questo scempio. Posso solo sperare che il turismo per questo paese portando risorse e benessere aiuti a migliorare man mano la vita di uomini e animali”.

La situazione dei randagi alle Mauritius è, in effetti, disastrosa come è anche vero che gli animali non godono di particolare simpatia tra i residenti, come si evince da questo “illuminante” articolo.

Anche il Daily Mail riporta una testimonianza analoga relativa soltanto a qualche mese fa. Il quotidiano racconta di come ogni anno quest’isola da sogno accolta almeno 200 mila turisti inglesi ma anche di come, poco distante dalle spiagge dorate e dal mare cristallino, si consumi il dramma degli oltre ventimila animali senza casa e vittime non solo dell’ineducazione della popolazione, ma anche di uccisioni massive e autorizzate per legge.

A Port Louis, in effetti, è situato un canile nel quale l’80% dei cani ricoverati viene sistematicamente ucciso, a prescindere che si tratti di randagi o di esemplari di proprietà lasciati stupidamente liberi di girovagare. Le Killing Squad del canile agiscono come in molte altre strutture del mondo: immobilizzano i cani con un laccio attorno al collo e gli infilano una siringa dritta nel cuore. Gli animali agonizzanti vengono poi accatastati e lasciati a morire.

I particolari atroci della gestione dei randagi delle Mauritius sono emersi la scorsa primavera a seguito dell’allarme lanciato dall’associazione IAR (International Animal Rescue) e ad una successiva investigazione sotto copertura.

Il Governo delle Mauritius dichiara che il metodo di disposizione dei randagi in eccesso sull’isola è totalmente umano e compassionevole ma, alla realtà dei fatti, nel trattamento riservato a cani e gatti non c’è nulla di umano, né di compassionevole, né di onesto.

Spaventose quantità di animali – randagi e non – vengono infatti sistematicamente accalappiati da veri e propri squadroni nonostante le suppliche da parte delle associazioni internazionali di favorire modalità di controllo alternative e realmente più compassionevoli, come il Trap, Neuter & Release, che prevede la sterilizzazione e la reimmissione sul territorio.

A gestire gli accalappiamenti è la Mauritian Society for the Prevention of Cruelty to Animals, un nome che farebbe anche sorridere se la situazione non fosse così drammatica, e se gli stessi accalappiacani non fossero i primi aguzzini. Gli squadroni non fanno alcuna distinzione e catturano gli animali ovunque li vedano: a dormire sulla soglia di casa o nei parchi, a girovagare per le strade, a cercare cibo nei vicoli.

I cani vengono gettati nel retro dei furgoni, spesso feriti e sanguinanti, e rimangono chiusi nel caldo soffocante per ore, mentre gli accalappiacani continuano il loro giro.

La loro destinazione è un canile che sembra più un campo di concentramento per cani, in cui gli animali vengono abusati e picchiati o, nella migliore delle ipotesi, lasciati a marcire in gabbie luride e prive di cibo.

Se i residenti sospettano che i loro animali siano stati accalappiati, possono soltanto contattare la MSPCA e sono comunque costretti a pagare per riaverli indietro. Le somme non sono basse: circa 50 euro a cane, poco meno dello stipendio medio di un operaio dell’isola.

La soppressione dei cani e dei gatti al rifugio avviene dopo soltanto tre giorni di detenzione tramite iniezione letale nel cuore. Gli esemplari morti e agonizzanti vengono accatastati in fosse comuni e lì restano a decomporsi, nell’indifferenza generale.

Secondo il Daily Mail, la MSPCA deve rispettare una quota di accalappiamenti pari a cento esemplari al giorno – da qui, l’assoluta mancanza di selezione nelle catture.

Una donna inglese che ha vissuto sull’isola per alcuni mesi racconta di essersi vista strappare i due cani che aveva adottato dal guinzaglio mentre li portava a fare una passeggiata. È riuscita a salvarli soltanto perché aveva i soldi per pagare il loro riscatto ma, al momento del soccorso, entrambi gli esemplari si presentavano feriti e in pessime condizioni. Uno dei due cani resterà zoppo per il resto della sua vita a causa del brutale trattamento inflittogli dagli accalappiacani mauriziani.

Quello che ha visto al rifugio dove era andata a riscattare i suoi animali ha dell’incredibile: “Ho visto cose terribili. C’erano così tanti cani e tanti, tanti di loro avevano il collare. C’erano cuccioli schiacciati in gabbie microscopiche e sovrappopolate, sepolti in feci e urina. Tremavano e guaivano ed erano terrorizzati. In ciascuna di quelle gabbie c’era solo una ciotola d’acqua”.

Vale la pena sottolineare che questo genere di gestione del randagismo, analogo a quello di Paesi come la Romania, la Serbia o l’Ucraina, non è assolutamente in grado di controllare la sovrappopolazione canina e felina. In effetti, il numero dei randagi sull’isola rimane desolatamente stabile attorno ai 20 mila esemplari, che vengono al mondo a causa delle mancate sterilizzazioni e finiscono subito uccisi.

Una petizione per chiedere al governo delle Mauritius di implementare leggi che realmente proteggano gli animali e puniscano gli abusi verso i randagi può essere firmata a questo indirizzo.

Foto: randagi nelle Mauritius (fonte Daily Mail).


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4 Commenti

  1. Mari, brava è vero sono d’accordo!
    Non sapevo niente di questo, ma è facile immaginare posti del genere purtroppo..
    Che cosa brutta.

  2. Cristo santo che situazione terribile! Cavoli, ma i turisti che vanno da quelle parti non possono attivarsi almeno un po’ per aiutare questi poveri animali? Eppure mi pare che siano in tanti ad andare lì! Ma perchè non si guardano un po’ in giro, non si possono chiudere gli occhi davanti a certe cose. …. Per quel che può valere, io ho firmato la petizione, speriamo che lo facciano in tanti, in tutti il mondo.

  3. Che situazione tremenda, questo articolo mi ha davvero angosciato… mi chiedo come noi umani possiamo essere così disumani e miopi… e come possiamo trattare queste creature con tanta brutalità senza nemmeno uno scrupolo di coscienza…
    E’ giusto boicottare le Mauritius ma aggiungendo povertà a povertà non si risolverà nulla.
    Bisogna invece combattere questa situazione diffondendola e facendo pressioni sulle autorità locali con petizioni e con l’intervento di importanti associazioni animaliste che, come Save the Dogs in Romania, trattano direttamente con le istituzioni e controllano il territorio…
    Poveri esseri innocenti… il mio pensiero è tutto per voi…
    Firmo subito la petizione!

  4. mai alle Mauritius..inferno per gli animali..

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