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Storie dal Ponte: Addio Cornelio, gatto senza una chance che invece ha vissuto

Cornelio non è più qui. È partito per un lungo viaggio, questa mattina – ma senza valige, perché non si ha bisogno di nulla quando si varca il Ponte dell’Arcobaleno. Di nulla, tranne che dell’amore di qualcuno.

E Cornelio di amore ne ha ricevuto moltissimo.

In oltre un anno di attività su questo blog, abbiamo sempre dato spazio alle storie di altri – come è giusto che sia per uno luogo virtuale che è nato per questo, e per sensibilizzare sulla questione dei diritti animali. Quella di Cornelio però è una storia anche nostra perché lui era il micio di una persona del nostro staff.

Abbiamo deciso di parlare di lui non soltanto per dedicargli un doveroso ricordo, ma anche perché la sua esperienza è emblematica sotto tanti aspetti, e deve necessariamente far riflettere.

Cornelio arrivava da una colonia felina in provincia di Bergamo – una colonia amorevolmente accudita da una persona di buon cuore ma, purtroppo, anche presa di mira da individui che non amano i gatti.

Di quella colonia, oggi, non resta nulla. Molti gatti sono morti di malattia, altri sono stati avvelenati, altri ancora uccisi da incidenti della strada, alcuni – fortunatamente – adottati.

Cornelio era un “imprendibile” – uno di quegli elementi che non ti mangiano dalle mani ma aspettano che ti allontani per avvicinarsi al cibo che lasci.

È stato raccolto morente, devastato dalle sue malattie, che non aveva neanche un anno. Sul tavolo del veterinario non riusciva neppure a tenere su la testa. Dieci mesi di età, forse, e una diagnosi che suonava come una condanna.

FELV (la terrificante, letale leucemia felina), emobartonella e insufficienza renale cronica data da una displasia ad entrambi i reni. Uno dei due funzionava al 20%, l’altro all’80%.

Cornelio, a detta di molti veterinari che lo hanno visitato, aveva praticamente zero possibilità di vivere una vita con una qualità decente e tantomeno lunga.

Questo micio nero dalla struttura inevitabilmente sottile, gli occhi verdi e intensi, e gli arti lunghi e magrissimi ha invece trovato casa presso di noi – lo abbiamo accolto con una scorta d’amore ancora più grande proprio per via delle sue condizioni. Delicate, delicatissime, sempre sul filo del rasoio.

Cornelio ha vissuto quasi cinque anni con una qualità della vita molto buona, che si è degradata soltanto nell’ultima settimana e che ha portato alla decisione, questa mattina, di non farlo soffrire più. Così è stato dolcemente accompagnato verso il Ponte dell’Arcobaleno.

Era il minimo che gli si doveva, se non altro perché la promessa che gli era stata fatta era semplice e concreta: noi non ti faremo mai soffrire.

Cornelio e il suo trotterellare che lo faceva sembrare Pepé le Pew, Cornelio il simpatico molestatore delle sue sorelline, Cornelio lo sbruffone, Cornelio innamorato della vita. Cornelio che ha soffiato solo appena arrivato a casa, e poi ha scoperto che gli piaceva stare in braccio, che gli piacevano i grattini sul naso, che adorava dormirti addosso, che faceva le paste e simulava le ciucce.

Cornelio che giocava coi pezzettini di cartone, che miagolava poco e roco, che sembrava sempre sapere cosa stavi pensando. Cornelio e quell’intelligenza che lo contraddistingueva in ogni piccola azione, Cornelio un po’ cafone nel giocare, Cornelio lo zoticone che non riuscivi a non amare, Cornelio che per interminabili minuti grattava attorno alla sua ciotola dopo aver mangiato, come a voler coprire il cibo.

Cornelio che non si accorgeva di essere incontinente quando dormiva profondamente, Cornelio che non riusciva, non poteva ingrassare, Cornelio che beveva tanto, Cornelio dalla salute di cristallo, salvato per il rotto della cuffia più e più volte nel corso di questi anni.

Un mese fa, gli esami di controllo. Andava tutto relativamente bene. La sua patologia renale era degenerativa, causata da una malformazione ma ancora controllabile, e non si poteva fare molto – soltanto gestirlo con terapie di sostegno non invasive che accettava di buon grado. Eravamo contenti.

Una settimana fa, il declino improvviso. Perde peso – come se non fosse già abbastanza magro – sembra apatico e, lentamente e inesorabilmente, smette di mangiare. Il pelo diventa stopposo e unto – quel pelo che con tanta fatica eravamo riusciti a far diventare fitto, folto, lucente. Lui dorme tanto, si muove molto poco, ha dolore alla bocca, fatica persino a bere.

È la FELV che chiede il pagamento del pegno, che si conclama quando ancora speravamo di tenerla al laccio. E assieme alla FELV ci si mettono anche i reni, che non funzionano più. La sua pipì sembra acqua, gli organi non filtrano.

Quanto ci può mettere, una patologia grave e letale come la Leucemia Felina, a piegare un gatto che è già minato nel fisico da tanti, troppi problemi? Una settimana al massimo.

È stato fatto il possibile perché Cornelio non soffrisse e lui è partito per il suo viaggio. A quest’ora sarà già arrivato.

Se è come raccontano, il paradiso degli animali è un posto meraviglioso. C’è sole, ci sono i prati, c’è cibo e acqua e si gioca sempre.

Ci aspetterai lì, vero amore? Ma sì, certo che ci aspetterai.

Ci mancherai tanto.

L’esperienza di Cornelio è la prova che anche gatti con patologie gravi e apparentemente invalidanti, che suonano come spade di Damocle, talvolta possono vivere una vita relativamente lunga, di buona qualità e soprattutto felice. Per chi vivesse con gatti con patologie analoghe a quelle di Cornelio, per veterinari e professionisti del settore, mettiamo a disposizione la documentazione raccolta in questi anni di vita con lui per aiutare altri animali che soffrono delle medesime problematiche. Per informazioni, spediteci pure un’email a teamall4animals@aol.com.

© All4Animals - tutti i diritti riservati - la riproduzione di questi contenuti è soggetta all'autorizzazione dell'autore degli stessi.

4 Commenti

  1. Buon viaggio Cornelio.

  2. Ciao Cornelio <3

  3. Un saluto piccolo Cornelio, sei nel Cuore delle persone che ti vogliono bene.
    Buone corse e buoni giochi sul Ponte dell’Arcobaleno, ciao!

  4. Ciao Cornelio, dall’articolo sembra quasi di averti conosciuto, chissà, forse un giorno ci rivedremo.

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